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Panapesca, sciopero e presidio dei lavoratori

«Prosegue senza sosta lo sciopero e il presidio dei lavoratori della Panapesca di Gaeta che da ormai una settimana hanno dato avvio a un braccio di ferro con la direzione aziendale dopo l’annuncio della stessa di voler chiudere il reparto di produzione dei semilavorati e di licenziare 31 dipendenti». Così, in una nota, Eugenio Siracusa, segretario della Flai Cgil di Latina.

«Una decisione- continua – rispedita al mittente da parte delle organizzazioni sindacali che, unitamente alla Rsu di stabilimento e ai lavoratori, hanno deciso di proclamare l’assemblea permanente. Nei prossimi giorni la vertenza comincerà a entrare nel vivo dopo che nei giorni scorsi i lavoratori e i sindacati hanno incassato la disponibilità e il sostegno dell’intera amministrazione comunale di Gaeta con il sindaco Mitrano in testa che si è detto pronto a dare battaglia contro la decisione della società. Mercoledì mattina si svolgerà un incontro al comune di Gaeta, nel quale sono stati invitati tutti i soggetti istituzionali, sindacali e la Patrimonio Spa per capire quali siano state le condizioni poste dal Demanio per l’acquisizione dell’area da parte di Panapesca; giovedì 24 è convocato il tavolo sindacale presso Confindustria per cominciare a disceuter di questa vicenda». «Appare evidente che la vicenda Panapesca non rappresenta solo l’ennesima vertenza occupazionale della Provincia – precisa Siracusa – ma diventa il simbolo di una situazione di degrado sociale che da troppi anni è presente in questo territorio. Per questo motivo non sarà sufficiente discutere di ammortizzatori sociali, che rappresentano solo una soluzione tampone, ma ci aspettiamo che l’intera comunità locale, con gli amministratori locali in testa, costruiscano insieme ai sindacati un percorso attraverso il quale si possa guardare al futuro con meno rassegnazione. Non posso pensare che non ci siano le capacità e le volontà per mettere insieme un tavolo istituzionale in cui sviluppare un progetto per il lavoro finalizzato nel medio termine a creare nuova occupazione». «Se non ci adoperiamo in questo senso – continua – vorrà dire che per questo territorio non c’è futuro. Bene ha fatto l’amministrazione a spendersi in prima persona, anche forzando la mano rispetto a una impresa che in questo territorio, fino a oggi, ha solo pescato a piene mani e pensa di andarsene senza pagare il conto. Organizzazioni sindacali, istituzioni e tutte le forze sane di questo territorio debbono impegnarsi affinché la Panapesca riveda il suo piano di licenziamenti e si possa costruire qualcosa di diverso».

«Un appello va rivolto anche a Confindustria – conclude – la quale non può svolgere il semplice ruolo di notaio delle crisi, ma deve riscoprire quel ruolo propulsore, di indirizzo e di stimolo agli imprenditori per costruire un piano per il lavoro. Se questo non avverrà e le aziende continueranno a chiudere, il rischio è che a breve potrebbe venire meno anche il ruolo della stessa Confindustria».

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