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Vendita auto di lusso, sgominata una banda di truffatori

Nelle prime ore del mattino, 60 Carabinieri della Compagnia di Tuscania, con la collaborazione di quelli dei Comandi Carabinieri di Frascati, Campobasso, Latina e Padova, hanno dato esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal G.I.P. del Tribunale di Roma, nei confronti di un sodalizio criminale dedito alla commissione di truffe nel campo della compravendita di autovetture di grossa cilindrata.

L’operazione di polizia, denominata «Autoflop», ha avuto inizio nel mese di agosto 2011, dopo la denuncia per truffa sporta da un imprenditore di Montalto di Castro, rimasto raggirato a seguito della vendita della propria autovettura, saldata con assegni risultati provento di furto. I successivi complessi accertamenti dei Carabinieri, con indagini che si sono protratte fuori dalla provincia di Viterbo, consentivano di smascherare e smantellare un’organizzazione criminale, a capo della quale vi erano alcuni pericolosi soggetti appartenenti al clan malavitoso dei «Casamonica», dedita all’attività di compravendita di numerose autovetture, tutte di grossa cilindrata, dando in contrassegno assegni circolari del Monte dei Paschi di Siena, risultati asportati in bianco dall’interno del caveau dell’agenzia di Vigatto, in provincia di Parma, abusivamente compilati e consegnati alle ignare vittime, inconsapevoli dell’inganno in considerazione della affidabilità offerta dal titolo di pagamento, cagionando agli stessi danni di rilevante entità.

Le autovetture, dopo essere state reintestate a terze persone mediante la falsificazione dei documenti di circolazione e con la complicità di alcuni addetti a concessionarie ed agenzie di pratiche auto della Capitale, venivano rimesse in vendita, attraverso siti internet e concessionarie palatine, consentendo all’organizzazione di intascare considerevoli guadagni. Complessivamente, sono risultate coinvolte dodici persone, di cui otto finite oggi in manette ed il rinvenimento di 5 (cinque) autovetture di grossa cilindrata, per un valore superiore ai 200.000 euro, oltre a consistente documentazione riconducibile a numerosi altri «affari», che sarà attentamente esaminata dagli investigatori, per scoprire eventuali ulteriori raggiri.

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