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Ciclismo, quando Simeoni accusò Armstrong

C’è un ciclista di Sezze, Filippo Simeoni, tra i maggiori accusatori di Lance Armstrong, il ciclista americano che ora rischia l’annullamento di tutti i suoi titoli per l’uso di doping.

Simeoni confessò, anni fa, di aver comprato sostanze dopanti dal suo medico, Michele Ferrari, lo stesso che seguiva Lance Armstrong; allo statunitense, che sulla questione lo aveva definito “mentitore assoluto”, rispose con una querela.

 

Da icona della lotta al cancro a simbolo del lato oscuro dello sport. È l’incredibile destino di Lance Armstrong, campione predestinato, capace di vincere ben sette Tour de France dopo aver sconfitto un tumore ai testicoli, ma inciampato come molti suoi colleghi nell’incubo del doping. Capitombolo tramutatosi in una specie di caduta all’inferno con la decisione dell’atleta texano di rinunciare a difendersi dalle accuse della Usada (Agenzia americana antidoping), che vuole bandirlo a vita dalle competizioni e chiede la revoca di tutti i titoli vinti alla Grande Boucle accusandolo di aver fatto uso di sostanze dopanti (Epo e steroidi) e trasfusioni sin dal 1996. La fine di un mito, non solo per gli appassionati del ciclismo ma anche per gli amanti dello sport in generale, cominciato con il suo primo vero trionfo nel 1998, dopo la lunga e difficile scalata alla malattia che cominciò a funestare la carriera di Armstrong nell’ottobre del 1996. L’americano ne uscì da vero campione della vita, mettendosi tutto alle spalle e ricominciando a spingere sui pedali vincendo il Giro del Lussemburgo e arrivando quarto nella classifica finale della Vuelta del ’98. Risultati che convinsero l’ex campione di triathlon e il suo direttore sportivo Johan Bruyneel della possibilità di partecipare e vincere addirittura il Tour de France. Un sogno che non tardò ad avverarsi e che si è poi ripetuto per sette volte di fila dal 1999 al 2005, anno, quest’ultimo, in cui il corridore texano si ritrovò a battagliare con l’italiano Ivan Basso arrivato secondo nell’ultimo Tour vinto in carriera da Armstrong. Il campione texano, diventato praticamente imbattibile nella corsa francese grazie alle sue doti di passista ed al dominio nelle tappe a cronometro, è riuscito a ottenere il record di vittorie in classifica generale alla Grande Boucle (con il team statunitense US Postal Service, che nel 2005 cambiò nome in Discovery Channel). Se si esclude il 2003, in cui sconfisse Jan Ullrich per solo un minuto, Armstrong ha sempre battuto i suoi principali avversari, come Joseba Beloki e lo stesso Ullrich, con notevole distacco; in totale ha indossato 83 volte la maglia gialla. Un curriculum sportivo pressochè ineguagliabile che ora è sul punto di essere spazzato via definitivamente dalla buferadoping che ha investito Armstrong, ritiratosi definitivamente dalle gare internazionali il 23 gennaio 2011 per dedicarsi alle corse locali negli Stati Uniti.

Comments

comments

  • bastian contrario 2

    E’ dura aver fiducia nella giustizia degli uomini, però alla lunga arriva. certo di soddisfazioni morali non si sciala ma si vive a testa alta. Grazie, per l’esempio dato, Filippo Simeoni.

  • Bobby il duro

    Per tutte le volte che in tappe inutili hanno negato la vittoria ad un gregario solo per aver denunciato quella che era una pratica pericolosa. Filippo denunciò se stesso … vera gloria fu la vittoria del campionato italiano a fine carriera!

  • Markus

    Armstrong MAI positivo ad un controllo, quindi pulitissimo. Se non vale ciò, si potrebbe dubitare di qualsiasi ciclista

MandarinoAdv Post.