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DELITTO DEL CIRCEO, L’INTERVISTA A IZZO E I VIDEO

Alcuni video con l’intervista ad Angelo Izzo, uno dei responsabili del massacro del Circeo, dalla trasmissione “L’angelo del male” (Rai).

 

 

 

 



 

 




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Il documentario che sconvolse l’Italia. Nel 1978 si svolse il processo per uno stupro avvenuto a Nettuno. Fu registrato un film-documentario, “Processo per stupro”, che andò in onda sulla Rai l’anno successivo. Ecco alcuni stralci del documentario con le immagini originali del processo che diventò quasi un simbolo dei processi per stupro in quel periodo.

Il film documentario “Processo per stupro” (fonte: Wikipedia)

Processo per stupro (A Trial for Rape) è un film del 1979 diretto da Loredana Dordi. Fu il primo documentario su un processo per stupro mandato in onda dalla RAI. Ebbe una vastissima eco nell’opinione pubblica relativamente al dibattito sulla legge contro la violenza sessuale.

L’idea di documentare un processo per stupro nacque in seguito ad un Convegno Internazionale sulla “Violenza contro le donne”, organizzato dal movimento femminista nell’aprile del 1978 nella Casa delle donne in via del Governo vecchio, a Roma. In quel convegno emerse che ovunque nel mondo, quando aveva luogo un processo per stupro, la vittima si trasformava in imputata. Loredana Rotondo, programmista alla RAI, propose a Massimo Fichera, allora direttore di Raidue, di filmare un processo per stupro in Italia. Fichera accettò. Dietro preventiva autorizzazione del Presidente della corte, il documentario fu registrato al Tribunale di Latina da Rony Daopulo, Paola De Martiis, Annabella Miscuglio, Loredana Rotondo sotto la regia di Loredana Dordi.

Il documentario Processo per stupro fu mandato in onda per la prima volta alle 22.00 il 26 aprile 1979 e fu seguito da circa tre milioni di telespettatori; a seguito di richieste di replica, fu ritrasmesso in prima serata nell’ottobre dello stesso anno e fu seguito da nove milioni di telespettatori. Fu quindi insignito del Prix Italia e presentato a svariati festival del cinema, fra cui il Festival di Berlino, la settimana del cinema europeo a Nuova Dehli, ottiene una nomination nella terna finale dell’International Emmy Award; se ne conserva oggi una copia negli archivi del MOMA di New York[1]

In un’intervista del 2007, l’avvocata Tina Lagostena Bassi, che nel processo era difensore di parte civile, sottolineò come la trasmissione in tv del documentario fu sconvolgente per gli spettatori perché si rendeva visibile come gli avvocati che difendevano gli accusati di stupro potevano essere altrettanto violenti nei confronti delle donne: inquisendo sui dettagli della violenza e sulla vita privata della parte lesa, puntavano a screditarne la credibilità e finivano per trasformarla in imputato. L’atteggiamento mentale che emergeva in aula era che una donna “di buoni costumi” non poteva essere violentata; che se c’era stata una violenza, questa doveva evidentemente essere stata provocata da un atteggiamento sconveniente da parte della donna; che se non c’era una dimostrazione di avvenuta violenza fisica o di ribellione, la vittima doveva essere consenziente[2].

Nel dibattimento, il “disonore” si sposta gradualmente dal presunto aggressore alla presunta vittima, tanto che nella sua arringa, l’avvocata Lagostena Bassi sente la necessità di ricordare che lei non è il difensore della parte lesa, ma l’accusatore degli imputati.

Indice

 

La trama

La parte lesa nel processo filmato era una giovane di 18 anni, Fiorella (il cognome non è reso noto), che denunciò per violenza carnale di gruppo quattro uomini sulla 40ina, fra cui Rocco Vallone, un conoscente. Fiorella, lavoratrice in nero, dichiarò di essere stata invitata da Vallone in una villa di Nettuno per discutere una proposta di lavoro stabile come segretaria presso una ditta di nuova costituzione, e di essere stata sequestrata e violentata per un pomeriggio da Rocco Vallone stesso e da altri tre uomini. Gli imputati ammettono spontaneamente i fatti al momento dell’arresto; interrogati successivamente, negano tutto; in istruttoria, dichiarano che il rapporto era avvenuto dopo aver concordato con la ragazza un compenso di Lire 200.000. Dei quattro imputati, uno si rese latitante. Il processo fu reso difficile dal fatto che la vittima conosceva l’imputato principale e non presentava segni di percosse o maltrattamenti. L’avvocata Tina Lagostena Bassi era difensore di parte civile.

All’inizio del processo la cifra di L. 2.000.000 venne depositata in aula dagli avvocati difensori in qualità di risarcimento danni. La vittima chiese 1 lira come risarcimento simbolico, mentre l’avvocata Lagostena Bassi definì l’offerta di due milioni “una mazzetta gettata sul tavolo”.
Durante il processo gli imputati dichiararono che il rapporto era avvenuto dopo aver concordato con la ragazza un compenso di Lire 200.000, che poi non le avevano più dato perché non soddisfatti, e ammisero di averle proposto il giorno dopo L. 1.000.000.
Il tribunale condanno’ Rocco Vallone, Cesare Novelli e Claudio Vagnoni ad 1 anno e 8 mesi di reclusione, mentre Roberto Palumbo fu condannato a 2 anni e 4 mesi. Tutti e quattro gli imputati beneficiarono della libertà condizionale e furono subito rilasciati. Il risarcimento dei danni venne calcolato in L. 2.000.000.
Fra i dettagli che suscitarono scalpore: gli avvocati difensori chiesero alla vittima se e in che modo era stata picchiata, se c’era stata fellatio cum eiaculatione in ore e altri dettagli sulla violenza, e se aveva mai avuto prima rapporti carnali con il principale imputato; chiesero inoltre alla madre della vittima come mai la figlia era andata ad un appuntamento con un uomo che non le aveva presentato, e chiamarono a testimoniare amici degli imputati, che dichiararono che la ragazza, malgrado fosse fidanzata, s’intratteneva facilmente con altri uomini al bar.

Le arringhe

Alcuni passaggi delle arringhe degli avvocati:

« Presidente, Giudici,
credo che innanzitutto io debba spiegare una cosa: perché noi donne siamo presenti a questo processo. Per donne intendo prima di tutto Fiorella, poi le compagne presenti in aula, ed io, che sono qui prima di tutto come donna e poi come avvocato. Che significa questa nostra presenza? Ecco, noi chiediamo giustizia. Non vi chiediamo una condanna severa, pesante, esemplare, non c’interessa la condanna. Noi vogliamo che in questa aula ci sia resa giustizia, ed e’ una cosa diversa. […] Vi assicuro, questo è l’ennesimo processo che io faccio, ed è come al solito la solita difesa che io sento: vi diranno gli imputati, svolgeranno quella difesa che a grandi linee già abbiamo capito. Io mi auguro di avere la forza di sentirli, non sempre ce l’ho, lo confesso, la forza di sentirli, e di non dovermi vergognare, come donna e come avvocato, per la toga che tutti insieme portiamo. Perché la difesa è sacra, ed inviolabile, è vero. Ma nessuno di noi avvocati – e qui parlo come avvocato – si sognerebbe d’impostare una difesa per rapina come s’imposta un processo per violenza carnale. Nessuno degli avvocati direbbe nel caso di quattro rapinatori che con la violenza entrano in una gioielleria e portano via le gioie, i beni patrimoniali da difendere, ebbene nessun avvocato si sognerebbe di cominciare la difesa, che comincia attraverso i primi suggerimenti dati agli imputati, di dire ai rapinatori “Vabbè, dite che però il gioielliere ha un passato poco chiaro, dite che il gioielliere in fondo ha ricettato, ha commesso reati di ricettazione, dite che il gioielliere è un usuraio, che specula, che guadagna, che evade le tasse !”
Ecco, nessuno si sognerebbe di fare una difesa di questo genere, infangando la parte lesa soltanto. […] Ed allora io mi chiedo, perché se invece che quattro oggetti d’oro, l’oggetto del reato è una donna in carne ed ossa, perché ci si permette di fare un processo alla ragazza? E questa è una prassi costante: il processo alla donna. La vera imputata è la donna. E scusatemi la franchezza, se si fa così, è solidarietà maschilista, perché solo se la donna viene trasformata in un’imputata, solo così si ottiene che non si facciano denunce per violenza carnale. Io non voglio parlare di Fiorella, secondo me è umiliare venire qui a dire “non è una puttana”. Una donna ha il diritto di essere quello che vuole, senza bisogno di difensori. Io non sono il difensore della donna Fiorella. Io sono l’accusatore di un certo modo di fare processi per violenza. […] »

Avv. Tina Lagostena Bassi, Arringa, Processo per stupro, RAI, 1979, Stralcio 4 da Youtube

« I fatti? Guardateli in concreto. Qui si tratta di una ragazza, senza offesa, perché signori miei, io non ho una cattiva opinione affatto delle prostitute […] qui si tratta di una ragazza che ha degli amanti a pagamento. […]

Signori miei, una violenza carnale con fellatio può essere interrotta con un morsetto. L’atto è incompatibile con l’ipotesi di una violenza. Tutti e quattro avrebbero incautamente abbandonato nella bocca della loro vittima il membro, parte che per antonomasia viene definita delicata dell’uomo. E su cui, mi si consenta, il coito orale si compie con una funzione che è tecnicamente qualificata, e che esprime una serie di atti voluti. Eh sì mi posso abbandonare, ma io lì non mi abbandono, sono io che posseggo. Lì il possesso è stato esercitato dalla ragazza sui maschi, dalla femmina sui maschi. E’ lei che prende, è lei che è parte attiva, sono loro passivi, inermi, abbandonati, nelle fauci avide di costei!

Ma la signorina che cosa pratica con il Vallone di cui è, era, l’amante, l’amica amorosa, fu in quell’occasione l’amante, l’amica amorosa? Si fa praticare il cunnilictus dal suo amico amoroso, che s’inginocchia davanti a lei, e la bacia teneramente su quella che il divino Gabriele, suo illustre corregionale Signor Presidente, chiama “la seconda e più tenera bocca”, da cui sugge il piacere di lei. Quindi, che cosa è il cunnilictus? E’ piu’ che l’amore, è l’adorazione sessuale, e tende al piacere della femmina. E chi la pratica, il violentatore? Ecco l’incompatibilità fisiologica, sessuale! E’ l’amante che può fare questi gesti. […] Che cos’e’ la violenza carnale? È il contrario della sessualità. La violenza non è altro che la voglia insana e demoniaca di calpestare il proprio simile, e non c’e’ quasi mai desiderio, non c’e’ quasi mai piacere. Noi abbiamo fatto il processo del Circeo, e che abbiamo scopato (sic)? Lì c’era una violenza sessuale chiarissima, l’ho ammesso allora e lo ammetto adesso, ma lì c’era l’impotenza, c’era l’impotenza dell’aggressore »

Avv.Giorgio Zeppieri,arringa, Processo per stupro,RAI,Stralcio 5 da Youtube

« La violenza c’e’ sempre stata […] Non la subiamo noi uomini? Non la subiamo noi anche da parte delle nostre mogli? E come non le subiamo? Io oggi per andare fuori ho dovuto portare due testi con me! L’avvocato Mazzucca e l’avvocato Sarandrea, testimoni che andavo a pranzo con loro, sennò non uscivo di casa. Non e’ una violenza questa? Eppure mia moglie mica mi mena. È vero che siete testimoni? Siete testi? E allora, Signor Presidente, che cosa abbiamo voluto? Che cosa avete voluto? La parità dei diritti. Avete cominciato a scimmiottare l’uomo. Voi portavate la veste, perché avete voluto mettere i pantaloni? Avete cominciato con il dire “Abbiamo parità di diritto, perché io alle 9 di sera debbo stare a casa, mentre mio marito il mio fidanzato mio cugino mio fratello mio nonno mio bisnonno vanno in giro? Vi siete messe voi in questa situazione. E allora ognuno purtroppo raccoglie i frutti che ha eminato. Se questa ragazza si fosse stata a casa, se l’avessero tenuta presso il caminetto, non si sarebbe verificato niente. »

Avv.Angelo Palmieri, arringa,Processo per stupro,RAI,Stralcio 6 da Youtube

« Lei non dice che le hanno fatto violenza e non può dirlo, perché non ci sono i segni »

Avv. Titta Mazzucca, arringa,Processo per stupro,RAI,Stralcio 7 da Youtube

« Quello che è successo qua dentro si commenta da solo, ed è il motivo per cui migliaia di donne non fanno le denunce, non si rivolgono alla giustizia. […] Ho letto sul giornale di un’ulteriore violenza fatta ad una ragazza di 17 anni, che non dirà bugie perché è sordomuta, e che è stata molto, molto malmenata perché forse ha fatto quella resistenza che qui si nega.
Io mi chiedo, quale sarebbe stata la reazione? Sono quattro uomini. Certo, uno può dare un morsico, può rischiare la vita, e l’avrebbe rischiata. Ed ognuna delle donne ricorda quello che è successo a chi ha cercato di ribellarsi, a chi cerca di ribellarsi alla violenza. Ed ecco che violenza vi è anche se non vi sono reazioni di questo tipo, perché non si puo’ aspettare che tutte siano delle Sante Goretti »

Avv. Tina Lagostena Bassi, Processo per stupro, RAI, Stralcio 7 da Youtube

Note

  1. ^ Flaminia Cardini, 8 marzo. La memoria ha un futuro, Comune di Roma, Assessorato alle Politiche per le pari opportunità, 2007
  2. ^ Storia del movimento femminista in Italia. La questione della violenza, RAI, La storia siamo noi, 2007

Bibliografia

  • Processo per stupro, Videocassetta VHS, s.l., s.n., 1979, IT\ICCU\LO1\0822812
  • Maria Grazia Belmonti & al., Un processo per stupro. Dal programma della Rete 2 della televisione italiana, prefazione di Franca Ongaro Basaglia, Torino, Einaudi, 1980 IT\ICCU\REA\0018268.

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