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Rifugiati politici, arrestati i vertici della coop di Sezze. C’è anche un consigliere comunale

Cinque arresti nell’inchiesta sui profughi stipati in alcuni locali a Sezze, Roccagorga e Latina. In manette la responsabile della coop Fantasie, un consigliere comunale e altre tre persone.

Truffa aggravata ai danni dello Stato, falso e abbandono di minore e incapace. Sono queste,  a vario titolo, le accuse formulate dal sostituto procuratore Olimpia Monaco nei confronti delle cinque persone tratte in arresto per la gestione dei profughi nelle case di accoglienza di Roccagorga e Sezze.

Si tratta di Rinaldo Ceccano, 42 anni, consigliere comunale, direttore generale della cooperativa Fantasie Onlus finita sotto inchiesta la scorso luglio, Franca Spirito, 44 anni, legale rappresentante, e di tre collaboratori: Giancarlo Liberatori, 61 anni, Barbara Modugno e Gianni Modugno, 39 e 64 anni, tutti di Sezze.

Con lo scoppio della rivolta in Libia un forte afflusso di stranieri aveva assunto in tutto il Paese carattere d’emergenza, la gestione dell’accoglienza era stata affidata alla protezione civile che aveva emanato un’ordinanza nel mese di aprile con la quale delegava alle Regioni l’organizzazione territoriale e l’assistenza dei profughi, che a sua volta aveva iniziato ad elargire somme per gli stranieri. A ognuno di questi sarebbero stati destinati circa 42 euro al giorno, parte dei quali sarebbero stati trattenuti dagli indagati.

Secondo gli inquirenti in realtà avrebbero consumato cibo e generi di prima necessità per neanche cinque euro.  In relazione ai 70 stranieri gestiti dalla coop, secondo i carabinieri la truffa ammonterebbe a circa 400mila euro. L’indagine aveva preso il via da una segnalazione che informava delle condizioni precarie in cui erano costretti a vivere, tutti stipati in un appartamento di Roccagorga, troppo piccolo rispetto alle esigenze di un numero così consistente di persone.

Uomini, donne e bambini non avrebbero ricevuto neanche lo stretto necessario per vivere dignitosamente, un pasto spesso composto solo da un piatto di riso, neanche uno spazzolino a testa, come avevano denunciato nel corso della protesa di qualche mese fa scoppiata nella struttura di Latina. Solo cinque sono rimasti a Roccagorga, gli altri trasferiti a Sezze e nel capoluogo.

Comments

comments

  • Succus

    I nomi ; VOGLIAMO I NOMI; CHI SI VUOLE PROTEGGERE? SE L’ILLECITO L’AVESSE FATTO UN POVERO DISGRAZIATO, DI SICURO IL NOME STAREBBE SU TUTTI I GIORNALI…….

  • Keith

    ma gli dai il tempo di fare la conferenza stampa per dare i nomi??

  • Italo

    Gente schifosa!

  • Jackob

    …speriamo che si arrivi fino all’ostello di Magentia

  • Andrea

    Ma un altra volta ar gabbio rina!!!!! Ma mannaggia….. Sempre con te se la prendono… SPeriamo che stavolta buttano la chiave!!!!

  • homer

    ogni volta che si tratta di soldi pubblici qualcuno fiuta l’affare…siamo un popolo di ladri schifosi, disonesti, corrotti, l’Italia è rovinata dagli italiani.schifosi…non siete diversi da quelli che chiedevano il pizzo ad al karama…cambia solo la nazionalità…ci vorrebbe la gogna, legati sopra un somaro a passare fra la gente…e come loro tutti quelli che pagano il pizzo per lavorare…comprese le aziende che forniscono gli invalidi e gli ospedali…spero che il movimento dei forconi arrivi anche qui e che si blocchi il paese…

  • ANGI

    Ha ragione JACKOB perchè anche a Maenza sono stati alloggiati oltre quaranta ragazzi all’ostello S. Tommaso d’Acquino,senza avvertire le autorita’ sia comunale che delle forze dell’ordine e per un paese cosi’ piccolo vedersi arrivare tutte queste persone d’un botto ha creato all’inizio qualche problema.

MandarinoAdv Post.