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PRIMO MAGGIO AMARO, LAVORO IN CALO E VERTENZE IN CRESCITA

Pasquale Verrengia (Cisl) commenta i drammatici dati Istat sull’occupazione provinciale. «Non ci aspettavamo numeri migliori. Purtroppo – sottolinea Verrengia – l’occupazione complessiva arretra dell’1% su base annua, ed il numero degli occupati ritorna ai livelli precedenti il 2006. E’ il modo peggiore di festeggiare questo Primo maggio».

Nel 2008 si è registrata una media di 201 mila occupati contro i 204 mila del 2007. La perdita si è concentrata tra gli uomini, dato che il numero delle donne occupate è rimasto inalterato da un anno all’altro. Cresce di mezzo punto la disoccupazione, passando dal 7,9% all’8,4%. I disoccupati, in media, sono stati 18,6 mila contro i 17,6 mila del 2007. «Ma – avverte Verrengia – a questi ultimi dobbiamo aggiungere più di altre 1000 persone che hanno smesso di cercare lavoro e che, quindi, non rientrano nel conto dell’Istat, circa un altro mezzo punto percentuale di disoccupazione in più. C’è stata una falcidia del lavoro dipendente che rispetto al 2007 è diminuito complessivamente del 2,5%, solo in parte sostituito dall’incremento del lavoro autonomo».

L’economia pontina è da tempo in fase di stallo e la situazione economica generale non fa altro che evidenziare tutti i limiti di un’assenza totale di programmazione . L’atteggiamento del governo provinciale negli ultimi 15 anni è stato quello di mettere delle toppe senza affrontare la questione. L’assenza della politica del lavoro ha effetti devastanti sui livelli e sulla qualità dell’occupazione pontina”. Queste le considerazioni degli esponenti del P.D. Alessandro Aielli e Giuseppe Pannone alla vigilia del 1° maggio. Il ricorso all’intervento del Prefetto, come mediatore di ogni e qualsiasi questione, è la testimonianza concreta dell’incapacità totale ad affrontare i temi, una vera e propria rinuncia al ruolo della politica – continuano i due esponenti del P.D. – E dobbiamo dire che per fortuna che l’ufficio di rappresentanza dello Stato ha svolto un ruolo di equilibrio e buon senso, altrimenti saremmo in una situazione ben peggiore!”. Nella provincia di Latina il tasso di disoccupazione è ben al di sopra della media nazionale, attestandosi oltre il 10%, senza contare le migliaia di lavoratori che si trovano in cassa integrazione o in mobilità (anticamera della disoccupazione), cui si aggiungono coloro che hanno rinunciato anche all’iscrizione nelle liste di collocamento e quelli che sono emigrati fuori provincia.

Anche a considerare bene le tipologie contrattuali applicate il quadro è desolante – precisa Pannone avvocato giuslavorista e consulente legale della UIL – ci sono rapporti che si possono definire di sottooccupazione, come i contratti a progetto, a tempo determinato e l’uso distorto dei lavoratori in affitto (i c.d. interinali). Queste persone sono dipendenti nel senso letterale del termine, in posizione di assoluta soggezione, costretti ad accettare ogni tipo di sopruso pur di lavorare: lavoratori sotto ricatto!”.La situazione delle tutele e della difficoltà a far valere i diritti conferma questa situazione di precarietà. “C’è un aumento vertiginoso delle vertenze presso la sezione lavoro del Tribunale di Latina che si aggiunge all’emergenza giustizia del capoluogo – avverte Aielliin questo quadro accade spesso che il lavoratore rinunci alla causa nel timore di non trovare altra occupazione o accetti accordi al ribasso”.

Nel 1° trimestre del 2009 sono sopravvenute oltre 1.540 nuove cause, con un aumento del 15% rispetto allo stesso periodo del ’08, i soli decreti ingiuntivi sono aumentati del 30%. Attualmente ci sono circa 9.500 cause di lavoro che devono essere “smaltite” da 4 giudici. Una causa di lavoro dura 4/5 anni. I lavoratori affrontano situazioni assurde – osserva Pannone l’esempio è quello del dipendente part time a tempo determinato che per comparire per la prima volta davanti al giudice deve attendere 2 anni rispetto ad un rapporto di lavoro di 6 mesi. La sentenza arriva spesso quando l’azienda è scomparsa o il lavoratore è stato costretto ad emigrare per trovare occupazione”. Sono evidenti ed indiscutibili le responsabilità del centrodestra pontino che si è disinteressato a creare qualsiasi tipo di politica di sviluppo del territorio o di riconversione industriale che potesse essere di sana economia e di lavoro stabile. Si è di fatto creata una politica di clientelismo senza prospettive, utilizzando le risorse disponibili per corsi di formazione e riqualificazione estranei alle vocazioni territoriali.

Il progetto del P.D. per il territorio e per il lavoro è chiaro e concreto – osservano Pannone e Aiellipuntare sulle risorse tipiche della provincia di Latina, agricoltura, industria della trasformazione agroalimentare e turismo, sostenere le imprese esistenti con infrastrutture e formazione professionale qualificata, puntare sulla ricerca e sull’innovazione adeguando i corsi scolastici ed universitari, dare credito alle idee sia per l’accesso ai finanziamenti che per la registrazione di nuovi brevetti ed invenzioni”.

Insomma il P.D. pensa a costruire un progetto di politica del lavoro e prospettiva per le aziende, in cui l’Ente Provincia riassuma il suo ruolo di coordinamento, controllo e dialogo con le forze sindacali e le rappresentanze delle imprese, una politica di concertazione e tutela, di vicinanza ai lavoratori e di sostegno concreto alle imprese. “Rispetto ad un 1° maggio ’09 pieno di ansia e preoccupazione – concludono Aielli e Pannone il P.D. propone un progetto concreto e fattibile: una provincia che punti sulle proprie vocazioni e tuteli i diritti”.

 

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