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SOMALIA, NUOVA TELEFONATA DAL BUCCANEER: FATE PRESTO

Nuova telefonata da bordo del Buccaneer, il rimorchiatore italiano da tre settimane nelle mani dei pirati in Somalia. Alcuni marinai dell’equipaggio – 16 persone, tra cui Mario Albano di Gaeta e altri 9 italiani – hanno chiamato casa. E chiesto di «fare presto» per la loro liberazione.

«Stanno bene, ma stanno soffrendo», ha fatto sapere Pasquale Vollaro, padre di Giovanni – giovane marittimo di Torre del Greco – riferendo che la voce del figlio era «terrorizzata». Dal fronte diplomatico, intanto, «sono aperti tutti i contatti politici», ribadiscono fonti che seguono la vicenda a pochi giorni dalla partenza per la Somalia di Margherita Boniver, l’inviato speciale per le emergenze umanitarie del ministro degli Esteri Franco Frattini.

La linea della Farnesina resta quella di sempre: in questa, come in altre situazioni che vedono connazionali nelle mani di sequestratori, le autorità italiane escludono la possibilità di blitz militari per evitare il rischio di mettere a repentaglio la vita degli ostaggi. Sono stati consegnati intanto alle autorità delle Seychelles i nove pirati catturati ieri dalla fregata spagnola Numancia e additati come i responsabili del tentativo di abbordaggio alla nave di crociera italiana Melody, nella notte tra sabato e domenica scorsa. Attualmente i nove sono detenuti nelle carceri della capitale Victoria, in attesa di giudizio.

«Circa 400 persone stavano assistendo ad un concerto di musica classica eseguita da un quintetto sul ponte della Melody quando si sono uditi chiaramente sei colpi di arma da fuoco: i musicisti si sono guardati intorno, ma hanno continuato a suonare», racconta David Cavenagh, giornalista del Daily Telegraph, che era a bordo della nave da crociera, ora in rotta di rientro verso l’Italia. Tornando alla nuova telefonata giunta ieri mattina dei marinai della Buccaneer, i parenti di due marittimi in ostaggio dallo scorso 11 aprile, parlano di «telefonata per certi aspetti liberatoria». «Mio figlio – ha riferito Vollaro – ha detto di stare bene ma ancora una volta ci ha chiesto di fare presto visto che sulla nave stanno soffrendo. La voce di Giovanni era terrorizzata». A casa Vollaro la chiamata è arrivata attorno alle 10.15 di ieri, mentre Vincenzo Montella (l’altro marittimo di Torre del Greco nelle mani dei sequestratori) avrebbe contattato casa – stando a quanto sostenuto dallo stesso Vollaro – qualche minuto dopo.

«Giovanni – ha spiegato il padre – ci ha detto che a bordo sono arrivati anche i medicinali, ma molti non stanno comunque bene a causa dell’acqua che sono costretti a bere. Abbiamo informato della nuova telefonata la Farnesina: ci hanno assicurato che le trattative per il rilascio dei nostri cari stanno proseguendo». Ieri sera i familiari dei tre marittimi campani della Buccaneer (oltre a Vollaro e Montella in ostaggio c’è anche Bernardo Borrelli di Ercolano) hanno incontrato l’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe, che ha garantito loro il massimo impegno anche della Chiesa per una soluzione in tempi rapidi.

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