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Tribunale di Velletri come un ring, nuova rissa in aula

Il tribunale di Velletri, comune a due passi da Roma, da un mese sembra essere diventato un vero ‘ring’ di pugilato dove ad affrontarsi sono parenti, amici e conoscenti di vittime e imputati.

L’ultimo scontro è avvenuto questa mattina poco prima che cominciasse il processo, con rito direttissimo, nei confronti di due persone accusate di aver picchiato un gruppo di minorenni che avevano fatto esplodere alcuni petardi davanti alla vetrina del loro negozio, nella centralissima piazzetta del Mercato di Anzio. Uno di loro, un diciassettenne, era stato anche accoltellato alle spalle dal proprietario dell’esercizio commerciale.

Le due «fazioni» si sono ritrovate l’ una di fronte all’ altra nel piazzale del tribunale, mentre attendevano il verdetto dei giudici che stavano valutando il caso a porte chiuse. Forse qualche parola di troppo ha innescato la scintilla e si è presto passati alle mani, tanto da far intervenire i carabinieri per sedare la rissa. Alla fine si contano cinque arresti: il padre del commerciante ed un suo amico oltre ai genitori e allo zio del diciassettenne. Per la rissa di questa mattina è stato anche denunciato il minorenne insieme ad un suo amico ed altre tre persone. Il giudice, nel frattempo, ha anche confermato l’ ordinanza di custodia in carcere per il commerciante ed il suocero per i reati di aggressione aggravata e lesioni personali.

Poco più di un mese fa, il tribunale di Velletri fu teatro di un episodio molto simile. Quella volta a scatenare l’ira fu la sentenza di condanna nei confronti di tre ragazzi giudicati colpevoli di violenza sessuale su una romena nell’aprile del 2010 a Torvajanica. Alla lettura del provvedimento di otto anni e sei mesi di reclusione, parenti e amici dei ragazzi (i gemelli Nicolas ed Emiliano Pasimovich e Maurizio Sorrentino) devastarono l’aula del Palazzo di Giustizia contestando la decisione dei giudici. «Vi diamo fuoco», esclamarono in preda all’ira dai corridoi del tribunale. I giudici dovettero asserragliarsi per ore all’ interno dell’aula in attesa della scorta da parte dei carabinieri in servizio sul piano. I militari protessero i magistrati mentre venivano distrutte suppellettili, vetrine e cestini della spazzatura. Successivamente arrivarono i rinforzi, compresa la polizia, per sedare gli animi.

Venti persone, tutti parenti dei ragazzi condannati, furono portate in caserma ed arrestate. Solo pochi giorni prima di Natale sono stati rimessi in libertà per decorrenza dei termini. A Velletri però resta la paura, con i giudici sotto stretta osservazione, soprattutto dopo l’ennesimo caso di violenza registrato nel Palazzo della Giustizia.

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