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Rifugiati politici protestano in via Abruzzo

Protesta dei rifugiati politici che vivono in un appartamento di via Abruzzo, nella lottizzazione Cucchiarelli. Ieri hanno fatto sentire la propria voce «sequestrando» un dipendente di una cooperativa tra quelle finite nel mirino della Procura questa estate, insieme ad altre che gestiscono strutture a Bassiano e Roccagorga.

Il blitz dei carabinieri era scattato all’interno di un casolare di appena sessanta metri quadri dove vivevano 46 rifugiati somali e nigeriani, provenienti dalla Libia e accolti dalla onlus di Sezze. In realtà quella struttura ne avrebbe potuti ricevere solo cinque. Non è stata una questione di sovraffollamento a far esplodere la disperazione delle sedici persone che vivono nell’appartamento di Latina, affittato dalla coop setina.

Nella casa che sorge su due piani, nel più lussuoso quartiere della città, alloggiano sedici africani, la maggior parte uomini, ma ci sono anche donne e una bambina, quasi tutti provenienti da Camerun e Costa D’Avorio. Avrebbero provato più volte a far valere i propri diritti ma nessuno li avrebbe ascoltati. Lamentano la mancata assistenza sanitaria, scarse condizioni igieniche alle quali sarebbero costretti, perché privi del minimo indispensabile, anche per lavarsi. Tutte richieste che avrebbero già avanzato in passato, senza nessun esito. Fino a quando la disperazione ieri pomeriggio è esplosa in un gesto estremo. Quando uno dei dipendenti che si reca in quell’appartamento per portare loro il pasto quotidiano, ha varcato la soglia d’ingresso, gli stranieri lo hanno trattenuto non permettendogli di uscire per più di mezz’ora.

«Non te ne vai fino a quando non ci fai parlare con i responsabili», gli avrebbero ordinato. Un gesto di disperazione, un grido inascoltato per troppo tempo. «Mi sono ammalato di polmonite e sono stato ricoverato – ha spiegato uno di loro al Messaggero – Non ricevo farmaci, nessuno provvede a farmeli prescrivere». Secondo quanto hanno dichiarato ieri, molti di loro non verrebbero sottoposti a visite di cui necessitano. Un disagio che va ad aggiungersi ad altre questioni, come quella igienica.

«Ci laviamo con una saponetta da dividere, uno spazzolino per due», continua. Solo con l’intervento di polizia e carabinieri il dipendente della coop ha potuto lasciare l’appartamento. Nel pomeriggio si sono presentati anche i responsabili della cooperativa: la presidente era stata denunciata nel mese di luglio per aver apposto una firma falsa nel contratto di affitto dell’immobile di Roccagorga sovraffollato, dove era scattato il blitz.

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