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Falsi reperti archeologici, sgominata una banda specializzata

Sgominata dalla Guardia di Finanza una banda di falsari di reperti archeologici che operava nelle province di Roma, Latina e Viterbo.

Un’operazione battezzata “Nemesi”, la più importante messa a segno finora dalle Fiamme Gialle in questo settore, che ha portato, nelle prime ore di stamattina, all’arresto di sette persone, al sequestro di laboratori di restauro utilizzati per la contraffazione dei reperti e a una ventina di perquisizioni nei confronti dei malviventi.

Le indagini sono ancora in corso e sono condotte dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma – Gruppo Tutela
Patrimonio Archeologico, e coordinate dai sostituti procuratori Ciardi e Minisci della Procura di Roma.

I falsari avevano messo a punto un’organizzazione, capeggiata, secondo gli investigatori, da Edoardo David, persona molto conosciuta nell’ambiente culturale romano, al quale si era rivolto l’esponente di una nota famiglia aristocratica della Capitale, con l’intenzione di ampliare la propria collezione privata di reperti archeologici, per allestire un museo intestato alla sua casata.

David presentava all’aristocratico esponenti dell’organizzazione, che si spacciavano per curatori di musei i quali, a loro volta, mettevano in contatto la vittima con falsi proprietari di collezioni di famiglia, disposti a cedere i propri pezzi a caro prezzo. Tra questi anche un antiquario di Aprilia, Enrico Corradi, che si spacciava per curatore del locale museo e per presidente dell’Archeoclub.

L’organizzazione poi, si avvaleva della collaborazione di un esperto ceramista, Massimo Bordo, che triturava veri frammenti di vasellame antico, ritrovati nelle aree archeologiche di Cerveteri, e con la polvere ottenuta modellava falsi vasi attici o etruschi che, però, essendo fatti con polveri antiche, superavano il test della termoluminescenza, con la
datazione del carbonio 14.

Nell’arco di un anno circa, dal marzo 2009 all’aprile 2010, l’aristocratico ha pagato 600mila euro in contanti ai falsari, oltre a parecchi beni di famiglia tra mobili d’antiquariato e gioielli, per un valore complessivo superiore a un milione di euro. Quando però si è accorto che tra i reperti che gli proponevano c’erano troppi ‘hydrie ceretanè, l’uomo si è insospettito.

L’hydria ceretana, infatti, è un tipo di vaso molto raro del quale esistono pochissimi esemplari nei musei italiani. Allora ha fatto controllare ai tecnici della soprintendenza gli oggetti che aveva comprato fino a quel momento, appurando che erano falsi sulla base della provenienza delle terre usate per realizzarli.

La scoperta ha convinto la vittima del raggiro a interrompere la catena di acquisti. Decisione che però gli è quasi costata la vita. L’aristocratico infatti ha subito un furto nel suo palazzo, ed è anche stato malmenato dalla banda e ricoverato al Gemelli. A quel punto ha deciso di denunciare la truffa alla Guardia di Finanza.

Oltre ai sette arrestati di oggi, che comprendono David, Corradi e Bordo, ci sono altre sette persone indagate a piede libero per avere prodotto e commercializzato i falsi reperti. Inoltre, nel corso delle perquisizioni di oggi sono state trovate circa 2.000 opere originali, molte delle quali provengono da collezioni di importanti famiglie aristocratiche, detenute dallo stesso David, mentre altri 3.000 reperti falsi, pronti per essere venduti, sono stati sequestrati a Massimo Bordo.

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