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Teatro terapia, in scena i pazienti psichiatrici

Dopo il successo ottenuto la scorsa stagione al Teatro Ponchielli di Latina e all’interno della rassegna estiva di Villa Fogliano, torna sul palco del Teatro Costa di Sezze la compagnia teatrale formata dagli utenti del Centro Diurno e della Struttura Residenziale Psichiatrica Socio Riabilitativa Santa Fecitola. In scena la commedia  liberamente tratta da “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare dal titolo “Quella notte nel bosco”.

Una trama brillante rivisitata per l’occasione dagli stessi interpreti, sospesa tra mondo reale e fantastico, in grado di commuovere e far sorridere. La regia  è di Dario Lavermicocca con la supervisione della dottoressa Maria Carfagna responsabile della Struttura Residenziale Psichiatrica Socio Riabilitativa Santa Fecitola, e la preziosa collaborazione delle attrici Donatella Galeotti e Rosanna Di Nunno, degli operatori sanitari, dei volontari e degli assistenti sociali del Dsm.

 

Lo spettacolo teatrale, patrocinato dal Comune di Sezze, è realizzato grazie all’attiva collaborazione dell’Associazione Leonardo di Sezze e dell’Associazione culturale “Noi di Suso”.  “Quella notte nel bosco”  rientra infatti, nel più ampio percorso di integrazione sociale e individuale portato avanti dal direttore del Dipartimento Salute Mentale della Asl di Latina, Lino Carfagna. Un progetto che dal 2004 utilizza il laboratorio teatrale come mezzo riabilitativo e dove il palco diventa lo strumento per sensibilizzare il mondo esterno e abbattere le paure che spesso si celano dietro le patologie psichiche.

La commedia coinvolge circa 25 pazienti psichiatrici nel ruolo di attori e assistenti, tra cui anche ex utenti del Dipartimento di Salute Mentale, molti dei quali già reinseriti professionalmente nel territorio. «Il teatro –  spiega la dottoressa Carfagna – è un mezzo per avvicinarsi alla realtà dei pazienti psichiatrici, è un mezzo di integrazione vero. In passato è stato riconosciuto il valore di questi spettacoli non solo da un punto di vista terapeutico ma anche per le capacità attoriali dimostrate da molti pazienti. L’obiettivo – continua la dottoressa Carfagna – è infatti, quello di abbattere le barriere e la paura nei confronti del paziente psichiatrico, e allo stesso tempo puntare attraverso i laboratori teatrali e artistici al reinserimento lavorativo. Basti pensare che anche i costumi dello spettacolo per la prima volta sono stati ideati, disegnati e realizzati dai pazienti».

«Lavorare con queste persone è stata un’esperienza bellissima e molto forte– racconta il regista Dario Lavermicocca con una lunga esperienza alle spalle di clown terapia – la soddisfazione più grande è vederli recitare liberamente, ballare, cantare, osservare il loro impegno e vedere come il teatro abbia fatto di loro un gruppo solido e affiatato anche fuori dalle scene. Abbiamo utilizzato il gioco per familiarizzare con il teatro vero e proprio, con prove di testo che hanno permesso di individuare prima la storia, sospesa tra mondo onirico e reale, e in seguito i personaggi. Personaggi che in questo caso non dovevano proprio “calzare” nel senso di  esaltare aspetti caratteriali già presenti nei pazienti ma permettere loro di sperimentare caratteristiche nuove, per alcuni ad esempio la forza, per altri la dolcezza».

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