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Inquinamento biotech, nuovo caso a Latina: mais illegale

«Il terzo caso di inquinamento biotech, individuato grazie ai controlli dell’Arsial in provincia di Latina, potrebbe rivelarsi ancora più problematico dei due precedenti denunciati la settimana scorsa in Provincia di Roma. Infatti, apprendiamo dal comunicato stampa dell’Agenzia regionale che il contaminante è il mais Bt11, una varietà della multinazionale Syngenta non autorizzata in Europa per la coltivazione».

Lo denuncia “Vas”, Verdi ambiente e società, in una nota. «L’agricoltore, però, ha acquistato le sementi dalla multinazionale Monsanto e sulla confezione era riportato un cartellino che garantiva sull’assenza di Ogm: un campione è stato analizzato ai fini di rilevare la presenza accidentale di ogm in base alla procedura di esecuzione delle analisi prescritta dal protocollo ENSE, allegato al D.M. del MIPAF del 27/11/03, ed è risultato negativò. Quindi, si profilano due problemi. Da una parte risulta evidente che controlli precedenti sulle sementi non sono stati sufficienti a garantire l’assenza di Ogm in campo”.

Cosa che conferma la necessità, già invocata dall’associazione Vas, di aumentare i controlli in campo. Dall’altra, si profila un caso di “doppio” inquinamento: le sementi Syngenta hanno inquinato le sementi Monsanto, che a loro volta hanno inquinato il campo dell’agricoltore. Questa volta chi sarebbe tenuto a pagare i danni? La Syngenta (che dovrebbe risarcire Monsanto e agricoltore) o la Monsanto (colpevole di non aver garantito la qualità della sua semente)? È evidente che il ‘caos biotecnologicò merita una gestione più attenta, controlli serrati e una legislazione che stia al passo con i tempi. Tutto ciò, ovviamente, costerà molto alla collettività. Gli stessi fondi sarebbero potuti essere utilizzati per garantire la sicurezza alimentare e l’agricoltura ecologica, ma qualcuno avrà l’ardire di asserire che questo è il prezzo che dobbiamo pagare per il progresso…».

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