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Mafia a Fondi, testimoni intimiditi nel processo Damasco

Si allungano i tempi del processo Damasco 2 sulle infiltrazioni mafiose a Fondi. Ieri mattina si è svolta una nuova udienza durante la quale il presidente del collegio penale, Lucia Aielli, ha disposto l’acquisizione delle testimonianze rese durante le indagini, prima ancora degli arresti. Una scelta motivata dal fatto che i testimoni ascoltati in aula potrebbero essere stati precedentemente intimiditi, anche perché molti sono stati colpiti da veri e propri «vuoti di memoria». La decisione ha scatenato le proteste degli avvocati difensori.

In sostanza le testimonianze sono apparse ai giudici «limitate» dalle circostanze di un processo di mafia che tanto scalpore ha creato. Da qui la decisione di acquisire le dichiarazioni rese dagli stessi testimoni in occasione delle cosiddette «sit», davanti agli agenti di polizia ma senza la presenza di avvocati.

Successivamente il pm ha chiesto la modifica del capo d’imputazione, prolungando i tempi del reato di associazione mafiosa dal 2000 al 2006. I giudici hanno accolto la richiesta scatenando ulteriori proteste da parte dei difensori. Il collegio, in virtù delle modifiche al capo d’imputazione, ha stilato un nuovo calendario di udienze per permettere di ascoltare i nuovi testimoni che saranno indicati. L’ultima udienza prevista, secondo il nuovo calendario, è quella del 19 dicembre quando è previsto il verdetto. Alcuni avvocati hanno chiesto un rinvio tecnico per potersi preparare al nuovo capo d’imputazione.

L’accusa ipotizza un condizionamento del clan criminale rispetto alle attività del Mof di Fondi e una serie di vantaggi su appalti pubblici del Comune di Fondi.

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