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Marittimo rapito, i familiari: “Ci hanno lasciati soli”

«Siamo disperati. Sono caduti finora nel vuoto i nostri appelli, rivolti sia al ministero degli Esteri che alla società armatoriale, perché facessero qualcosa di concreto per il rilascio del nostro congiunto e degli altri 21 membri dell’equipaggio della nave petroliera Savina Caylyn, da sei mesi esatti ostaggio dei pirati somali. L’unica consolazione è che sono ancora vivi».

Drammatico sfogo di Tina Mitrano, la moglie di Antonio Verrecchia, il 62enne direttore di macchina di Gaeta sequestrato l’8 febbraio scorso con il resto dell’equipaggio (17 indiani e altri quattro italiani) dopo un assalto dei pirati somali in pieno Oceano Indiano. L’ultimo contatto telefonico con il marittimo gaetano lo ha avuto, ad aprile, il figlio Nicola. Un colloquio breve, commosso, dal quale emergeva tutta la disperazione di Antonio Verrecchia. Per adesso nessuna risposta, e la famiglia teme che l’attenzione diminuisca.

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