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Lido di Latina, dagli amori di Gassman al kite surf

di NINO CIRILLO (Fonte: Il Messaggero 24-07-2011)

LIDO DI LATINA – Lungo questi dodici chilometri di spiaggia, un tratto che va dal pontile della vecchia centrale nucleare di Borgo Sabotino fino a Rio Martino, praticamente alle porte di Sabaudia, è come se si incontrassero tutte le spiagge d’Italia.

Le spiagge dei militari -l’Aeronautica, la Polizia, la Guardia di Finanza-, che si riconoscono subito per quanto sono militarmente ordinate e anche per come son riusciti a spuntarla sul mare che avanza; le spiagge del cinema, perché qui hanno girato La Strada e Cleopatra, ma soprattutto, proprio dalle parti del pontile, è sbarcata la balena dello storico Pinocchio con Mastroianni; le spiagge dei Castelli Romani perché da Velletri, da Ariccia, da Genzano, vengono tutti qui perché questo è il mare di casa, perché gli ombrelloni e gli appartamenti non costano come ad Anzio e Nettuno; le spiagge della Latina bene, ma proprio bene, quella Latina che gioca nascondersi appena arrivata alla rotonda di Capo Portiere, tra il Miramare e il Tirreno Beach, la Latina che arriccia il naso solo a sentir pronunciare il nome Sabaudia e quelli dei suoi vip.

Ci sono tutte queste spiagge mese insieme, racchiuse in questi pochi chilometri, e ce ne sono anche altre. Le spiagge dei ragazzi, per continuare, quelle che stanno tutte sulla sinistra di Capo Portiere, i chioschi presi d’assalto a ogni fine settimana, con il lago di Fogliano, splendida oasi naturale, che li sorveglia sornione dall’altra parte della strada. Ci sono le spiagge dei campeggi, undici campeggi ma tutti chiusi per una querelle amministrativa che va avanti da anni, che una volta erano una specie di avamposto della città sul mare e che un giorno o l’altro dovranno riaprire.

Il Lido di Latina vive anche di notte. Arrivano a centinaia al Valentina Beach, al Cancun, Boca Chica, al Kusi, e fanno l’alba come a Rimini o a Positano. Ci sono ristoranti ben messi e ben frequentati come il BBEQ e il Made in Italo, ma non ci sono alberghi a parte il Miramare e il Tirreno, che poi danno il nome anche agli stabilimenti, e l’Hotel del Sole, su, a Foce Verde.

La netta impressione è che i destini di questo litorale, di questo pezzo d’Italia vera, dipendano proprio da Foce Verde, che detta la linea almeno per due motivi: per il borgo meglio conservato, con la sua aria littoria e un certo candore d’antan, e per la spiaggia più bella e più spaziosa, con la sabbia che addirittura dilaga su un fronte di almeno duecento metri.
Il borgo è una specie di monito per tutto quello che invece è accaduto più a sud, questa distesa infinita di casette una volta sicuramente abusive e oggi sicuramente sanate non fa bello il panorama. E dietro queste casette, un dedalo incredibile di viuzze, con altre costruzioni basse e soprattutto improbabili prima di arrivare in aperta campagna.

Poi la spiaggia, l’enorme spiaggia di Foce Verde, anche questa unica perché dopo i primi cinque, fortunati stabilimenti finisce la pacchia: il mare si sta mangiando tutto. Ci sono punti, come al Lido di Nausicaa, dove il gestore Andrea Calvani fa fatica a piazzare tutti suoi ombrelloni. E soprattutto si domanda il perché: «Cominciò da lassù l’opera di ripascimento della spiaggia, piazzarono le barriere diffuse e funzionarono bene. Poi finirono i soldi e finirono anche le barriere. E noi siamo qui che ancora aspettiamo».
Andrea Calvani guarda preoccupato anche il pontile della centrale nucleare di Borgo Sabotino: «Hanno deciso di abbatterlo, messo male com’è. Ma nessuno ha studiato le conseguenze: senza pontile tornerà la sabbia o sarà l’ultimo colpo a questo pezzo di spiaggia?». E già, c’e da tremare al pensiero: non esiste nessuno studio delle correnti della zona che abbia preso in considerazione l’abbattimento del pontile.

Ci sono almeno venti stabilimenti lungo questo tratto di costa, e tolti i famosi cinque dotati di spiaggia infinita, gli altri quindici stanno tutti più o meno in queste condizioni, i tre militari forse un pochino meglio. Sono pieni di nonne e bambini, le nonne premurose di una volta quelle che ti costringono a cambiare il costume anche tre volte al giorno. E anche i prezzi si adattano: ombrellone e due lettini, qui al Lido di Latina, oscillano fra i 15 e 18 euro al giorno. Un abbonamento mensile a luglio o agosto, sotto i quattrocento euro. E con altri duemila euro si può prendere in affitto un appartamentino di quelli che danno proprio sul mare.

Eppure neanche a questi prezzi Capo Portiere decolla, mantenendosi in uno strambo limbo di incertezza e di decoro. «C’è chi preferisce, e lo capisco, spendere le stesse cifre per dieci giorni a Santo Domingo -sospira Gianluca Di Cocco, il proprietario del Made in Italo, di famiglia velletrana – investiamo, investiamo e poi siamo strozzati da mille vincoli, paesaggistici e non. Siamo in territorio del comune di Latina, ma è come se Latina ci avesse dimenticato».

E non gli si può dar torto: non si vede ombra di un parcheggio attrezzato, tanto per fare un esempio, per chilometri e chilometri. Ed è proprio per il business dei parcheggi che venne ucciso un po’ di anni fa Ferdinando Di Silvio, famiglia di nomadi: la foto è ancora attaccata a un palo della litoranea, con un mazzo di fiori a ricordarlo.
Eppoi l’acqua, che non sembra pulitissima, non solo per la particolare natura del fondale, ma anche perché i depuratori, soprattutto alla sinistra di Capo Portiere non funzionano come dovrebbero. Questo è il Lido di Latina, una serie interminabile di chiaroscuri, di nicchie d’eccezione e anche di plateale abbandono .

Ci si consola con il kite surfing, con questi aquiloni che fanno scivolare le tavole sull’acqua, con la scuola storica di Antonio Gaudini. E anche con i ricordi: la leggenda vuole che Vittorio Gassman venisse spesso a pranzo da queste parti, dalle partire del pontile, perche s’era invaghito di una ragazza mora, bellissima, ma che non riuscì mai a conquistare.

Resta una sensazione di stordimento, in mezzo a tutte queste contraddizioni. Forse lo stesso stordimento che all’alba del 4 ottobre scorso colse i 25 immigrati salpati dal Nord Africa e sbarcati a Capo Portiere. Uno sbarco storico nel suo genere, il primo e unico sbarco di clandestini del Centro Italia. Ma nessuno chiese loro: dove pensavate di essere arrivati?

Comments

comments

  • olim palus

    il lungomare di latina è di uno squallore desolante.

    da capo portiere a foce verde è il regno dell’abusivismo edilizio mentre dall’altro lato quel poco di duna rimasta è abbandonata all’incuria di comune e cittadini.

    sporcizia e degrado sono visibili ovunque tanto in estate quanto e soprattutto in inverno.

    l’acqua del mare è lo specchio delle spiagge che bagna, con l’aggiunta spesso di un odore acre di fertilizzante che sturba e prende alla gola.

    la cosa triste è che tanti pensano che questo sia normale quando di normale c’è veramente ben poco.

  • osservatore

    Di poco normale a Latina c’é riaver riconfermato PDL dopo tutto quello che hanno combinato.

  • lupino buzzo

    nessun “amministratore” ha mai fatto un viaggetto sulla costa romagnola o anche solo a San Benedetto del Tronto: dovrebbe vedere -e basterebbe un biglietto di 2^ classe in treno- come, a fronte di un mare non bellissimo (meno bello anche del nostro), si riesce a creare il vero turismo con strutture balneari, strade, parcheggi, costi non esorbitanti, organizzazione delle attività ricreative, vita notturna…..
    a Latina c’è solo desolazione, squallore, pressappochismo, furbizia : mai inviterei qualcuno a passare le vacanze da noi !

  • paolo

    Ho prenotato proprio a Latina Lido una settimana in albergo,ma se è così preferisco restare a casa.
    Grazie Paolo da Napoli

MandarinoAdv Post.