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Sgominata la gang delle rapine, a Latina forzò un posto di blocco

Un centinaio di colpi messi a segno terrorizzando le vittime fino ad arrivare a vere e proprie torture. Rapine «firmate» dalla violenza gratuita e da una ferocia, per dirla con il capo della squadra mobile di Rom Vittorio Rizzi, degna del «diavolo». Gli investigatori di Roma e Pesaro, che hanno sgominato due bande di albanesi specializzate nelle rapine in villa arrestando 9 persone, hanno ribattezzato l’operazione «Arancia Meccanica», proprio per sottolineare la serialità, la spregiudicatezza e la violenza dei malviventi.

«È stata un’operazione di particolare complessità – ha detto Rizzi – la più impegnativa dell’anno che ha fatto passare a tutti noi parecchie notti in bianco vista la pericolosità dei soggetti. Tutto è nato da un’escalation di rapine in abitazione messe a segno con lo stesso modus operandi e la stessa cattiveria da gruppi di 4-5 persone. Persone disposte a tutto che non si fermavano davanti a niente: basta considerare che non ce ne è uno di questi che si sia arreso, ma tutti al momento del fermo hanno provato a fuggire senza esitare nemmeno davanti a imponenti posti di controllo». Le indagini – coordinate dai magistrati Silvia Sereni e Pietro Saviotti (per i colpi messi a segno nella zona nord), Francesco Minisci e Antonio Calaresu (per le rapine nella zona sud) e dai magistrati di Pescara (per i colpi ‘in trasfertà)- hanno permesso di sgominare due distinte bande di albanesi, non collegate tra loro. La prima, quella dei Togai, aveva come base a Primavalle-Boccea, con punto di riferimento piazza Giureconsulti, e operava prevalentemente nella zona nord di Roma.

La seconda, con base alla Borghesiana-Tor dè Cenci, colpiva principalmente nell’area sud della capitale. Senza disdegnare trasferte, come a Fano, nelle Marche, il 19 giugno scorso. Le indagini sono ancora in corso e non è escluso che qualche componente delle bande sia ancora a piede libero.

In mattinata oltre 300 poliziotti, con l’ausilio di cani ed elicottero, sono stati impegnati in 25 perquisizioni e nei controlli della zona della Borghesiana dove sono state setacciate abitazioni e 3 sale giochi considerate basi logistiche della banda. Tra i malviventi, giovani tra i 20 e i 30 anni, descritti dagli investigatori come prestanti e particolarmente feroci, sia stranieri irregolari che regolarizzati, anche attraverso matrimoni con donne italiane. Proprio nell’abitazione di una di queste sono stati rinvenuti e sequestrati circa 50mila euro. Nove finora i colpi attribuiti alle due bande, anche se gli investigatori sono convinti che si tratti di circa un decimo delle rapine messe a segno. Il primo gruppo, quello con base a Primavalle, è ritenuto lo stesso responsabile delle rapine messe a segno nel 2008 ai danni dello showman Renzo Arbore e dell’ex calciatore Beppe Signori.

«La loro caratteristica era la cattiveria – ha spiegato il capo della squadra mobile romana – non si fermavano davanti a niente, neanche ai nostri posti di blocco». Come accaduto lo scorso 25 maggio, quando vicino Lenola, in provincia di Latina, hanno forzato un posto di blocco, speronando le auto della polizia fino a farne finire una in cunetta provocando il ferimento di alcuni poliziotti, due dei quali ancora in ospedale. Durante i colpi non esitavano a ricorrere alla tortura per farsi dire dalle vittime dove fossero nascosti preziosi e denaro.

«Nella rapina a Fano – racconta Stefano Seretti, capo della squadra mobile di Pesaro – hanno fatto irruzione nella casa, immobilizzato la famiglia composta da padre madre e figlio, e poi torturato l’uomo ferendolo ripetutamente con un fucile a piombini e spingendolo per diversi minuti sotto la doccia bollente per farsi dire dov’era la cassaforte. Poi hanno pestato la moglie, ‘reà di aver provocato la rottura di un guanto di lattice utilizzato da uno dei rapinatori». Oltre le persone arrestate ce ne sono altre indagate, tra cui alcune donne legate ai malviventi. Fermato a Fiumicino anche il padre di uno dei rapinatori che stava per volare in Albania con 5 orologi di lusso. Ingente il quantitativo di materiale sequestrato nelle perquisizioni: pistole con munizione e scovolini per la manutenzione, mazze da baseball, limette, punte di trapano, telefoni cellulari con numerose sim, pc, mirino i visore notturno da applicare alle armi, ricetrasmittenti, limette e spadini, dollari e altre banconote straniere. Sequestrate perfino serrature nuove e casseforti, che i malviventi utilizzavano come palestra per allenarsi ai colpi. «Come Totò e Peppino», ha detto Rizzi, «ma con la ferocia del Diavolo».

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