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Scuola/Nel Lazio 14.000 abbandoni, le storie

«Ho lasciato la scola perchè non so fatto pè la scola. Io voglio i soldi in tasca». «Ho fatto parte della ‘dispersone scolasticà perchè ho sempre fatto casino a scuola». «La scuola è un costo per la famiglia, se ti bocciano poi l’iscrizione costa di più. E se superi il reddito di 20.000 euro non ti danno il bonus libri.».

A parlare sono tre ragazzi del quartiere Laurentino 38 di Roma intervistati nell’ambito di un progetto portato avanti da Save the Children e Roma Capitale contro la dispersione scolastica. Un fenomeno che nel Lazio coinvolge ancora oltre 14 mila minori, tra interruzione e abbandoni precoci delle scuole superiori. Secondo i dati divulgati da Save the Children, in tutto il territorio regionale la dispersione scolastica si colloca al di sopra della media nazionale, con un tasso del 5,5% a fronte del 4,7% italiano. Riducendo il campo alla Capitale, i tassi di dispersione aumentano con il progredire dei cicli di studio, attestandosi al 2,3% nelle scuole elementari, al 6,6% nelle scuole medie e al 20,1% nelle scuole secondarie superiori. «Il fenomeno – spiegano da Save the Children – coinvolge soprattutto i minori tra i 13 e i 17 anni e perlopiù di sesso maschile». E se il «record» di ritirati, trasferiti e bocciati si registra nel V Municipio, «presentano percentuali significative anche il I Municipio, il VII, l’VIII, il X e XII».

Proprio qui (tra il quartiere Laurentino 38, Ostia e Acilia) ottocento minori tra i 6 e i 17 anni sono stati coinvolti nel progetto ‘In-Contrò, portato avanti dall’associazione insieme a Roma Capitale. Con i giovani del Centro di Formazione Professionale Ernesto Nathan, da circa un anno, sono stati promossi laboratori a tema, una ricerca partecipata sul tema della dispersione e diverse interviste ai protagonisti dell’abbandono scolastico: i ragazzi, spesso ragazzi di borgata. A., una sedicenne, si presenta così: «Alle medie ero una bestia, tiravo le uova, i pomodori. La scuola superiore l’aveva scelta mia madre. Mi sò fatta bocciare un pò perchè non mi piaceva un pò per ripicca». Poi aggiunge: da parte dei prof «serve più disponibilità per i ragazzi ‘casinistì, serve aiuto, una mano per i compiti, più spiegazioni, senza escludere gli altri». «Adesso sto a cercà lavoro, cerco qualche lavoro – le fa eco L., 17 anni -. Ho mandato curriculum però non m’hanno chiamato, mò vado a lavorà cò mi zio, il manovale. Non ci tornerei a scuola – prosegue -, se l’ho lasciata non ci ritornerei. Alla mia età penso di cercà lavoro e se non trovo lavoro, mi metto a spaccià, qualcosa faccio…mi servono i sordi, pè forza proprio».

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