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Arbitro di Latina coinvolto in Scommessopoli? Forse solo coincidenze

Claudio Gavillucci, 31 anni, brillante arbitro di Latina, finisce nel caso di Scommessopoli. Era lui il direttore di gara nella partita Cremonese-Spezia dalla quale parte l’indagine. In quella occasione Gavillucci tirò fuori il cartellino rosso a Marco Paoloni, uomo chiave di Scommessopoli. In quella partita Paoloni si fece rubare il pallone da un avversario consentendo il pareggio (2-2) dei liguri.

Gavillucci fino a qualche giorno fa ha lavorato per un bookmaker internazionale, Stanleybet. Ma poi ha dato le dimissioni per inseguire il suo sogno del fischietto, esattamente il primo giugno 2011, giorno in cui esplode Scommessopoli. La notizia è stata diffusa dal Corriere dello Sport e Quotidiano.net. Ma Gavillucci non è indagato e il caso potrebbe rivelarsi una somma di coincidenze.

Chi difende l’onestà del direttore di gara pontino – scrive il Corriere dello Sport –  precisa che il suo rapporto la­vorativo con l’agenzia di scom­messe Stanley Bet riguardava esclusivamente la sezione del Customer Service, smentendo categoricamente il fatto che Gavillucci si potesse occupare di mansioni che riguar­dassero la gestione diretta del ciclo legato alle scommesse. Secondo chi lo conosce, si tratterebbe di mansioni sulla carta compa­tibili con lo svolgimento della professione arbitrale. E’ stata poi l’agenzia di Liverpool al momento della promozione di Gavillucci nella Can C, avvenuta nell’estate del 2008, a informare i vertici della sezione arbitrale dell’incarico del direttore di gara. Dunque, aggiungono, sarebbe un’attività svolta alla luce del sole, anche perché l’allora presiden­te della sezione AIA di Latina, Giancarlo Bersanetti, ricevette, appunto, la ormai fa­mosa lettera dalla Stanley Bet in cui erano evidenziate in maniera chiara le attività che Gavillucci era chiamato a svolgere per l’agenzia.

Le fonti – scrive Quotidiano.net –  tante, con le quali abbiamo parlato di Gavillucci sono un coro: bravo arbitro, persona per bene. Al punto che dopo la promozione all’ex C il 30 giugno 2008 si fa uno scrupolo grande così: c’è conflitto di interesse tra il mio lavoro e il fischietto? Il 3 luglio 2008, d’accordo col suo managing director, John Whittaker, oggi Ceo di Stanleybet, spedisce una lettera (anche per corriere urgente Ups) alla sezione di appartenenza dell’Associazione arbitri (Latina) indirizzata all’allora presidente Giancarlo Bersanetti. Nella missiva, in nostro possesso, Whittaker scrive che Gavillucci lavora nel “customer service, relazioni e comunicazioni”, chiarisce che “nessune delle aree ha a che fare con la compilazione di quote o nessun’altra attività connessa con le scommesse” e spiega che “ci ha informati dei suoi obblighi e siamo al corrente che dirige partite di un certo livello che fanno parte della nostra offerta e quindi voglio puntualizzare che lui non ha nessun tipo di influenza o qualsiasi tipo di responsabilità per la creazione e gestione delle quote. Whittaker chiude: “Atteso che qualcuno possa travisare e pensare che la sua posizione con noi sia in conflitto con il suo ruolo di arbitro, in accordo con il signor Gavillucci abbiamo preparato questa lettera per fare comprendere la totale inesistenza, neppure teorica, di tale conflitto di interessi”. Una lettera che basta a convincere l’Aia. L’articolo 3 delle norme sugli organi tecnici recita che nel fascicolo personale degli associati devono essere inseriti: “Un foglio notizie aggiornato annualmente” nel quale deve essere specificata la «professione e il rapporto di lavoro” e “le eventuali ragioni di incompatibilità a svolgere le funzioni arbitrali presso società calcistiche”. Domande: è opportuno che un arbitro lavori per un bookmaker? È opportuno che Gavillucci diriga le partite sulle quali Stanleybet fa le quote? Per l’Aia sì. Non ci sono “ragioni di incompatibilità”? Per l’Aia no.

“Gavillucci – continua Quotidiano.net – continua ad arbitrare e lavorare per Stanleybet fino al primo giugno scorso. Perché dà le dimissioni proprio quel giorno? Per lo scandalo? No. Un passo indietro al gennaio 2011. Il mondo arbitrale lo assorbe sempre di più e i dirigenti di Stanleybet gli danno sei mesi per decidere: la dead line è il 28 maggio 2011, giorno della finale di Champions. Gavillucci è in odore di promozione in B. Quindi abbandona Stanleybet per inseguire un sogno: diventare il nuovo Collina”.

A quanto pare Gavillucci con lo scandalo non c’entra nulla, forse sono solo coincidenze.

Comments

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  • frau

    non c entra nulla,e’ un ragazzo ambizioso che non ha bisogno di tali sotter fuggi per raggiungere i suoi risultati,quel ragazzo ha le palle quadrate,lasciatelo lavorare in pace e diventera il miglior arbitro del mondo…..vai fufi.tutti con te.

MandarinoAdv Post.