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Nardone e il rebus Tia-Tarsu, il parere della Corte dei Conti

Il commissario straordinario, Guido Nardone, ha posto alla Corte dei conti, il 30 luglio scorso, una serie di quesiti chiedendo un parere consultivo sul dilemma Tia-Tarsu. La risposta? In sintesi è questa: il Comune è in un vicolo cieco e dovrà scegliere, a questo punto, quello che ritiene il male minore.

Nella sua richiesta di parere Nardone ha fatto rilevare come «l’attesa dello svolgimento di tutti i gradi del processo tributario comporterebbe la sicura prescrizione della Tarsu per diverse annualità pregresse» e di conseguenza l’impossibilità di ottenerne la riscossione «ove prevalesse nelle Corti Superiori l’orientamento dell’illegittimità della deliberazione 44/2006». Quella, “tardiva” del passaggio da Tarsu a Tia, adottata il 30 maggio 2006, data successiva all’entrata in vigore della disciplina in materia, con voto favorevole della maggioranza di centrodestra e contrario dei gruppi allora di Ds e Margherita.

Una situazione che porterebbe al sicuro «prodursi di rilevanti squilibri nelle finanze dell’Ente – sono ancora parole del commissario – non ripianabili nei modi ordinari». Cosa fare allora? La Corte dei conti (presidente Vittorio Zambrano, relatore Maria Luisa Romano) pur non ammettendo la richiesta consultiva ed evitando «una pronunzia di merito» afferma pure che «non può esimersi dal rilevare in via di mera collaborazione, l’obiettiva difficoltà e delicatezza delle scelte che l’Amministrazione si trova oggi a dover affrontare, per porre efficacemente rimedio ad una situazione nella quale si è venuta di fatto a trovare in ragione di decisioni passate non sufficientemente meditate».

Ora la decisione spetta a Nardone. Da un lato «la scelta di ripristinare con immediatezza la Tarsu, onde evitare di incorrere in decadenze e prescrizioni, difficilmente potrà esimere l’Ente dal provvedere alla restituzione del differenziale già incassato a tale titolo dai contribuenti non ricorrenti, con un indubbio aggravio a carico dei nuovi bilanci, oltre a richiedere un imprecisabile sforzo organizzativo». Dall’altro: «Non ritirare la deliberazione 44/2006, oltre ad alimentare prevedibilmente il contenzioso e a determinare la perdita della Tarsu nell’ipotesi di un pronunciamento definitivamente sfavorevole del giudice tributario, non annulla il rischio di future restituzioni di ingente importo per le quali ben difficilmente sarà possibile trovare adeguate coperture».

La Corte dei Conti afferma che «tra il sostenere un esborso certo, ma più limitato ed attenuato dal contestuale introito proveniente dalla Tarsu, ed un esborso di importo più significativo, ma del tutto eventuale, la soluzione ottimale non può che essere cercata in concreto, contemperando e soppesando tutti gli elementi a disposizione dell’Amministrazione, mediante comportamenti prudenti e motivati, ragionevolmente ispirati a contenere il sacrificio che da questa situazione, potrebbe derivare alle finanze comunali e alle aspettative legittime della collettività amministrata». E intanto vanno avanti gli accertamenti giudiziari sul caso.

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    Come lo giri, lo giri, il Cetriolo sempre in c….. al Popolo Ortolano va’. Anche di fronte ad evidenti e chiaramente accertate malversazioni, non c’e’ soluzione, chi ha dato, ha dato, ha dato e chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, scordammuce o passato simme Italiani paisa’. Ma e’ mai possibile che i responsabili di queste eresie amministrative, non si possano chiamare a rifondere anche col loro patrimonio le scellerataggini che combinano, perche’ cari signori questi personaggi, non e’ che sbagliano in buona fede, questi sanno benissmo quello che fanno e a danno di chi! questi fanno i finti tonti, mentono sapendo di mentire, tanto paga Pantalone, tanto per rimanere in tema.

MandarinoAdv Post.