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Bambino aggredito, inchiesta della Federazione Pallanuoto

La Federazione Italiana Pallanuoto ha aperto un’inchiesta sull’assurda aggressione avvenuta domenica scorsa, a Roma, nella piscina della Vis Nova, al termine della partita Under 13 tra Latina Pallanuoto e Civitavecchia. Un ragazzo di 11 anni del Latina è stato aggredito da un avversario che lo ha afferrato al collo spingendolo sott’acqua fino a fargli perdere conoscenza. L’episodio è stato denunciato dalla Latina Pallanuoto.

“Domenica 20 febbraio – si legge in un comunicato della società –  in un concentramento della categoria Under 13, nella piscina di Monterotondo, nella partita Latina Pallanuoto-Civitavecchia è avvenuto un fatto increscioso e vergognoso solo a raccontarlo. Un atleta della Latina Pallanuoto, Luca (classe 1999), è stato vittima di vera e propria aggressione da parte del numero 10 del Civitavecchia. L’episodio è avvenuto in acqua nella fase di uscita di fine partita. In particolare Luca veniva aggredito dal menzionato numero 10 che gli stringeva le mani al collo trattenendolo sott’acqua al punto tale da fargli perdere conoscenza. Due compagni di squadra, per fortuna, vista la situazione sono prontamente intervenuti per spingere Luca verso l’alto e verso il bordo per tirarlo fuori dalla vasca. Luca è stato letteralmente sollevato dalla piscina privo di sensi, adagiato sul  bordo  vasca e nella circostanza è stato notato che gli usciva schiuma bianca dalla bocca, con un viso pallido e labbra cianotiche. Dopodiché, grazie all’intervento dei primi genitori accorsi, Luca ha cominciato a riprendere conoscenza pur rimanendo molto agitato e con grande tremore. Inoltre, come anche risulta dal referto del medico presente, Luca ha riportato degli evidenti graffi al collo”.

La società aggiunge ulteriori dettagli. “L’allenatore della squadra avversaria, signor Pagliarini, nell’interloquire con la mamma, seppur in forma concitata vista la circostanza, riferiva “la pallanuoto è questa ed è normale che succedano queste cose”. Si è notata, purtroppo, poca reattività sia nell’arbitro che nel medico presente. Il primo si preoccupava di dire che lui non aveva visto nulla perché era impegnato a parlare con gli allenatori delle squadre per le rituali incombenze di fine partita, l’altro invece osservava in posizione indietreggiata l’evoluzione del malessere del bambino. Qualcun altro si preoccupava di non fare nessun nome dei ragazzi altrimenti poteva essere escluso”.

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