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Croce Rossa, un progetto sanitario per le donne Rom

Un modo per avvicinare alla prevenzione sanitaria persone che per vari motivi ne sarebbero lontani. Così nei giorni scorsi il Comitato provinciale di Latina della Croce Rossa Italiana ha avviato un progetto a favore delle donne Rom e migranti presenti nel territorio pontino, come nei campi d’accoglienza di Latina. In particolare, si tratta di prevenzione delle patologie oncologiche a carico dell’utero e del seno per cui alle donne migranti è proposta l’adesione al Pap Test e l’insegnamento dell’autopalpazione.

Il progetto è stato ideato dalla Sala Operativa sociale, sulla base del lavoro delle Unità di Strada-Angeli Custodi cui è affidato il primo contatto relazionale con le donne, e viene poi portato avanti dai volontari CRI di cui l’asse portante è rappresentato dalle Infermiere Volontarie.

«Per entrare nello specifico», ha spiegato Daniele Bruni, responsabile della Sala Operativa Sociale CRI, «con le Unità di Strada, che già sono conosciute dalle donne dei campi Rom, proponiamo queste attività anche illustrando loro alcuni volantini che abbiamo preparato su queste due tecniche di prevenzione. Nella fase successiva, entrano in campo gli altri volontari CRI tra cui le Infermiere volontarie. Sono loro che concretamente spiegano le tecniche dell’autopalpazione. Non solo, poi nell’ambulatorio CRI le donne hanno la possibilità di fruire di una visita ostetrica e di essere sottoposte al Pap Test e a un consulto ginecologico, grazie a professionalità interne alla CRI». Le donne dei campi nomadi hanno accettato di buon grado questa iniziativa, che è andata anche oltre. «Infatti, ci è stato chiesto anche il supporto pediatrico per i loro bambini. Anche in questo caso è intervenuta una nostra volontaria, che è medico pediatra», ha spiegato sempre Bruni. Ampio è il contesto dell’iniziativa della CRI pontina.

«Il nostro lavoro nasce sulla base dell’esperienza quotidiana dei nostri volontari e operatori CRI a contatto con i migranti e non solo», ha spiegato Giancarlo Rufo, commissario provinciale CRI, «l’obiettivo è mitigare le vulnerabilità sul territorio, in aderenza a quella che è la strategia internazionale della Croce Rossa ribadita di recente anche dal nostro Commissario Straordinario Francesco Rocca, senza per questo essere in competizione con gli organismi sanitari pubblici che già trattano la prevenzione, anzi ponendoci nella posizione di mediatori tra queste persone e la stessa struttura sanitaria pubblica».

Sempre il commissario provinciale CRI Giancarlo Rufo ha tenuto a sottolineare che «questo progetto è un’ennesima risposta da parte nostra – casomai fosse necessaria – ai tanti detrattori, purtroppo operanti anche nel Terzo Settore, che non perdono occasione di gettare fango sulle nostre attività e di conseguenza su volontari e operatori CRI, che al contrario si dedicano con estrema professionalità ad alleviare le sofferenze di tante persone vulnerabili».

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