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SEZZE, ACCOLTELLATA E UCCISA A 32 ANNI

di CHRISTIAN CAPUANI *
 
Lei non voleva più vederlo. Da dieci giorni aveva trovato occupazione come badante a casa di un pensionato. Lui non accettava la separazione e da un po’ – dicono i conoscenti – aveva cominciato a bere come non aveva mai fatto. Sembrava depresso. E forse è tra queste pieghe la ragione del raptus che ieri mattina a Sezze ha spinto Petru M., immigrato rumeno di 33 anni, a scagliarsi con un coltello sul cuore e sulla gola di quella che di fatto era ormai la sua ex moglie.

 
Simona Marcu, 32 anni, anche lei rumena, è morta praticamente sul colpo, sotto gli occhi dell’anziano che la ospitava e che aveva provato a difenderla dalla furia omicida del marito. L’epilogo della tragedia è nel tentato suicidio dell’aggressore, ritrovato dai carabinieri con un taglio alla gola a duecento metri dalla casa del delitto, steso e agonizzante nei pressi di un ponticello tra la boscaglia della frazione di Crocevecchia.

A ricostruire l’accaduto è Romano Salvati, 67 anni, che da qualche giorno ospitava Simona e l’aveva aiutata per alcune pratiche in Comune. A cinque ore dalla tragedia, avvenuta poco prima di mezzogiorno, rimette piede nella sua casa di via Collemeso, al termine di una lunga deposizione fatta ai carabinieri: è lui l’unico testimone oculare dell’omicidio. «Stamattina – racconta Salvati, attorniato da nuora e nipoti – io e Simona siamo rientrati e abbiamo trovato la finestra della cucina aperta. La casa era tutta sottosopra. Lei è voluta andare dai carabinieri, ma in caserma non abbiamo trovato nessuno».
 
Forse Simona immaginava chi fosse l’autore dell’incursione, ma non è servito poi molto per avere un riscontro. «Siamo rientrati in casa – spiega l’anziano – e dopo poco lo abbiamo trovato che gridava affacciato alla finestra». Il lui sottinteso è chiaramente Petru. «E’ saltato dentro – prosegue a ricordare il pensionato – e ha preso Simona per i capelli, l’ha trascinata per terra. Mi sono avvicinato, ma lui mi ha preso a pugni. Poi ho solo visto che tirava fuori un coltello dal cassetto della cucina. Gli ha “menato” due colpi, l’ha colpita al cuore, poi si è dato tre, quattro colpi allo stomaco. Ed è scappato».
A trovare Petru, in una pozza di sangue (aveva anche provato a tagliarsi la gola), sono i carabinieri, accompagnati su un ponticello dai primi improvvisati soccorritori. A trasportare l’omicida al Goretti è l’eliambulanza del 118, che atterra allo stadio Tasciotti: l’uomo resta in condizioni molto gravi ed è piantonato dai militari. Il medico legale e il magistrato di turno Marco Giancristofaro arrivano nella villa dell’omicidio dopo qualche ora.
 
Si studia la scena del delitto e si cerca di capire il senso della frase lasciata da Petru su uno specchio: è scritta con crema per le mani. Si indaga su precedenti minacce e richieste di soldi. E si valuta il rapporto tra i due rumeni, che si erano sposati otto anni fa nel loro paese (lei lascia un figlio, avuto da una precedente relazione), prima di trasferirsi in Calabria e poi, solo nella scorsa estate, a Sezze. Petru era uscito di galera da qualche settimana: aveva rubato l’automobile dello stesso Romano Salvati, conosciuto dalla coppia circa due mesi fa. Sul fronte delle indagini, l’uso di un’arma bianca trovata sul luogo accredita la pista dell’omicidio non premeditato. (* Il Messaggero, 31-03-2008)

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