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I SEGRETI DI STEFANIA, BLITZ NELL’HOTEL

di MARCO CUSUMANO *

Ora si scava nella misteriosa vita privata di Stefania Orsola Scarlata, la donna di 35 anni arrestata con l’accusa di omicidio dopo che nel suo congelatore è stato trovato il cadavere di Giancarlo De Santis, un pensionato romano di 68 anni. 

 
Ieri i carabinieri hanno effettuato un blitz in un hotel alla periferia di Velletri dove la donna dormiva molto spesso. Anzi pare che una stanza di quell’hotel sia praticamente la sua vera residenza, dove riceveva i clienti, lavorando in maniera più o mena lecita come stanno cercando di stabilire i carabinieri. I militari hanno sequestrato alcuni documenti utili, ma le vere ricerche si concentrano sull’eventuale complice che potrebbe aver aiutato la donna a rinchiudere il cadavere di De Santis all’interno del congelatore nella villetta di Doganella.  
Per questo motivo gli investigatori hanno ascoltato diverse persone entrate in contatto con la donna. Interrogatori serrati che tuttavia, per adesso, non hanno portato il pm Raffaella De Pasquale a nessun risultato concreto. L’unica indagata resta Stefana Orsola Scarlata, neanche l’uomo che era con lei al momento dell’arrivo dei carabinieri risulta iscritto nel registro degli indagati.
Gli investigatori stanno cercando di capire quali siano esattamente i rapporti tra la donna e la vittima. Lei ha ammesso di conoscere De Santis dopo che i carabinieri le hanno mostrato una cartellina trovata a casa sua con il nome del pensionato scritto sopra. «Sì me ne sono occupata – ha detto – ho effettuato una pratica finanziaria per lui, ma poi non c’è stato nessun tipo di rapporto». Secondo gli investigatori l’uomo, invece, potrebbe essere un complice della donna nella sua presunta attività di truffe con finanziamenti illeciti. A lui è infatti intestato un conto corrente sul quale forse potrebbero essere stati versati alcuni finanziamenti ottenuti falsificando la documentazione. Un’attività che sarebbe una delle principali a cui si dedicava Scarlata, sulla quale si indaga in maniera sempre più capillare.
La donna è stata già arrestata una volta, nel gennaio del 2006, dai carabinieri della stazione di Velletri. In quella zona era stata denunciata da alcuni facoltosi imprenditori che sarebbero stati ricattati da Scarlata. Secondo la loro versione la donna avvicinava persone facoltose per motivi di lavoro, presentandosi come promotrice finanziaria, aveva rapporti sessuali con loro e poi le ricattava chiedendo denaro e minacciando di raccontare tutto alle rispettive mogli. Un meccanismo perverso che fece scattare una trappola: i carabinieri si presentarono ad uno degli appuntamenti per la consegna del denaro arrestando la promotrice finanziaria con il vizio del ricatto. Passò alcuni giorni a Rebibbia, dove è attualmente rinchiusa. Nella sua borsetta fu trovata una pistola finta, delle manette e alcuni finti distintivi.
L’interrogatorio è stato fissato per domani alle 11,30 al carcere di Latina davanti al giudice Lucia Aielli e al difensore Daniele Cardenia.

 
 
UN LAVORO PERFETTO, CACCIA AI COMPLICI 
 
Un lavoro perfetto. Omicidio o meno, quella di infilare il corpo nel congelatore è stata un’operazione senza sbavature. Almeno così appare agli occhi degli investigatori. Nessun segno sul corpo, tranne il lieve arrossamento del collo che potrebbe essere dovuto al fatto che aveva la testa reclinata, né di “trascinamento”. Ammesso che la donna abbia deciso di occultare quel cadavere può aver fatto tutto da sola? E’ un’altra delle domande che si fanno i carabinieri. Il congelatore è in cucina, ovunque sia morto l’uomo all’interno di quella casa è stato necessario quantomeno alzarlo e infilarlo lì dentro, facendo in modo che contemporaneamente il coperchio restasse aperto. E’ vero che Giancarlo De Santis era un tipo minuto, di circa 60 chilogrammi, ma a peso “morto” sarà stato comunque difficile metterlo lì dentro. Può averlo fatto solo la Scarlata? Tenendo in piedi il cadavere e facendo leva sul bordo del congelatore è una “manovra” possibile ma l’uomo, comunque, andava sollevato prima di essere appoggiato all’elettrodomestico e fatto cadere all’interno. E’ per questo che gli investigatori pensano che qualcuno possa aver aiutato la donna. Vuoi per mettere il corpo nel freezer o vuoi per “coprire” quanto era accaduto in quella villetta.
 
 
UN CORPO DA NASCONDERE, RESTA DA CAPIRE IL PERCHE’ 
 
di GIOVANNI DEL GIACCIO  

Perché quel cadavere è finito nel congelatore? In attesa di cosa? E’ la domanda dalla quale partono gli investigatori per cercare di capire cosa ruotasse intorno ai rapporti tra Francesca Orsola Scarlata, l’avvenente donna di 35 anni in carcere con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere, e Giancarlo De Santis, l’uomo trovato congelato nell’abitazione che lei aveva in uso. Ammesso che non sia stato ucciso, e finora nessun elemento dà un riscontro certo rispetto all’omicidio, e sia morto per cause naturali, perché infilarlo lì dentro? Si poteva chiamare il 118, spiegare cosa era successo e la cosa sarebbe finita lì. Lo stesso poteva accadere con i carabinieri arrivati nella casa di via Giulio II e trovatisi, in procinto di prendere il caffè gentilmente offerto dalla signora, di fronte a un cadavere. Della serie: sì, una disgrazia, ho avuto paura e non sapevo cosa fare, l’ho solo nascosto. Ma tutto questo perché? C’era evidentemente qualcosa da nascondere. Il mistero è forse nelle pratiche finanziarie delle quali la Scarlata sembra una grande esperta. Ammettiamo che la vittima avesse chiesto, in cambio di non si sa bene che genere di favori da parte della donna, un ingente prestito. Uno di quelli che poi non avrebbe restituito, specialità anche questa della Scarlata. Insomma, un prestanome: buona pensione, nessun problema bancario – anzi il suo conto sembra avere una certa consistenza – soprattutto nessuno che potesse ficcare il naso nei suoi affari dato che non ha parenti né amici che lo cercano. Mentre la pratica per questo finanziamento è ancora in piedi l’uomo, in cause ancora tutte da chiarire, muore. Significa perdere i soldi, ipotesi alla quale la donna non intende nemmeno pensare. A quanto sembra, comunque, i movimenti sul conto di De Santis sono recenti, non è escluso che lei avesse addirittura una delega per operare in banca. Di certo un uomo scomparso, ma ufficialmente ancora vivo, se ha firmato tutto il possibile per avere i soldi li ottiene lo stesso. Non solo, finché è possibile si può continuare a usare il suo bancomat. Anche intorno a questa ipotesi del finanziamento lavorano gli investigatori. 

 
 
AUTOPSIA, RESTANO TANTE DOMANDE 

E’ realmente morto qualche giorno fa Giancarlo De Santis o era in quel congelatore da mesi, da quando cioè nei palazzi di San Basilio nessuno lo aveva più visto? E’ uno dei risultati che si attendono dall’autopsia eseguita dal medico legale Silvestro Mauriello. L’uomo aveva parti del corpo ancora completamente congelate anche al momento dell’esame e anche per questo non sarà facile ipotizzare la data del decesso. I dati, comunque, saranno “incrociati” con quelli in possesso dei carabinieri. Vale a dire con gli spostamenti ai quali è possibile risalire attraverso prelievi bancomat, telefonate, qualche testimonianza. Dati da confrontare, inoltre, con i movimenti fatti da Stefania Scarlata. Se l’uomo è morto da tempo ed era lei a usare il bancomat, per esempio? Insomma, un quadro ancora da definire e al quale manca un altro tassello importante. E’ quello degli esami tossicologici. L’ipotesi di un avvelenamento resta in piedi, per questo si è chiesto allo staff di medicina legale dell’università di Roma Tor Vergata di accelerare sulle analisi relative ai liquidi biologici. Se ci fossero tracce di veleno la situazione sarebbe radicalmente diversa, è ovvio. Gli esami sono attesi entro la settimana. Intanto la salma non è stata ancora “liberata”. Oggi, in concomitanza con un sopralluogo nella villetta, dovrebbero arrivare i carabinieri del Ris per ulteriori accertamenti scientifici.
Rispetto proprio alla salma c’è anche una curiosità. Nessuno reclama il cadavere di Giancarlo De Santis, quindi non può essere fissato alcun funerale. Se la situazione restasse questa nei prossimi giorni sarà il Comune di Latina, dove si trova il corpo, a provvedere alla sepoltura. In casi simili si usa questa prassi. Portarlo a Cisterna dov’è morto o a Roma dove risiedeva, del resto, sarebbe una spesa in più per le amministrazioni che dovrebbero pagare il funerale.
 
 
SEDOTTI E RICATTATI DALLA BELLA SICILIANA 
 
di MARCO CUSUMANO  

LATINA – E’ rinchiusa nel carcere di Rebibbia, accusata di omicidio, ma continua a preoccuparsi solo dei suoi quattro cani, chiedendo chi potrà sfamarli. Un carabiniere si è preso l’incarico di badare ai cuccioli, e lei si è tranquillizzata. Descritta così Stefania Orsola Scarlata, 35 anni originaria di Caltanissetta, sembrerebbe una donna tenera e amorevole. Forse lo è con i cani, di certo non con gli uomini. I carabinieri sono convinti che lei, castana scura con lo sguardo dolce e gli occhi grandi, nasconda una vita da seduttrice e truffatrice. Nel suo congelatore, in una villetta in aperta campagna a pochi chilometri da Latina, è stato trovato il cadavere di un pensionato romano: Giancarlo De Santis di 68 anni. Era nudo, morto da un paio di giorni ma senza tracce di violenza. Forse è morto per un malore, magari mentre faceva sesso con la donna, oppure è stato avvelenato. L’autopsia non ha chiarito i dubbi, ma entro due o tre giorni si saprà se la morte è avvenuta per avvelenamento.
Lei sostiene di non sapere nulla di quel cadavere congelato. Prima ha detto di non conoscerlo neanche, ieri ha invece ammesso di aver curato una pratica finanziaria per lui negando rapporti di altro genere. Ma il passato recente di Scarlata la dice lunga sulla sua reale attività, nel 2006 la donna è stata arrestata a Velletri dopo la denuncia di alcuni imprenditori del posto. Tutti hanno raccontato più o meno la stessa storia: la giovane si presentava come promotrice finanziaria proponendo una serie di affari e investimenti. Poi andava a letto con i facoltosi imprenditori, rubava le loro carte di credito e chiedeva somme di denaro per restituirle minacciando, in caso contrario, di raccontare tutto alle rispettive mogli. Così avrebbe incassato discrete somme di denaro che le hanno consentito uno stile di vita abbastanza agiato. Anzi poteva permettersi addirittura di vivere tra due hotel alla periferia di Velletri, ricevendo i suoi clienti in accoglienti stanze. Ieri i carabinieri hanno perquisito uno di questi alberghi a caccia di indizi per ricostruire le attività della donna, hanno sequestrato alcuni documenti che saranno analizzati.
Ma cosa c’entra il cadavere trovato nel congelatore della villetta? Secondo l’accusa la vittima sarebbe un prestanome utilizzato dalla donna per le truffe dei finanziamenti illeciti. Un complice con il quale potrebbe avere avuto un rapporto sessuale, oppure un litigio sfociato in omicidio. Per sapere se l’uomo è stato ucciso oppure se è morto per altre cause bisognerà attendere l’esito di alcuni esami medici. Ma se dovesse essere morto per un malore, non si capisce comunque la necessità di chiuderlo in un congelatore. Aiutata da chi?
I vicini di casa la descrivono come una donna d’affari, sempre vestita elegante, sempre con le scarpe con i tacchi alti. Sempre, anche quando camminava sulla stradina sterrata che conduce alla villetta di Doganella dove è stato trovato il cadavere. Una donna attraente, di origini siciliane, con un modo di fare assolutamente esuberante. Un carattere di quelli travolgenti ed entusiasmanti allo stesso tempo. Tutte doti ideali per una incantatrice, una truffatrice pronta a usare le sue armi di seduzione per far cadere tra le proprie grinfie ingenui e facoltosi imprenditori. Tutti da spennare.
Oggi i carabinieri del Ris analizzeranno la villetta e il corpo della vittima a caccia di indizi. Domani la donna sarà interrogata dal giudice. Chissà se tenterà sfacciatamente, anche in quel caso, di utilizzare le sue doti di persuasione.
 

 
* Articoli tratti dal Messaggero del 20-03-2008

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