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DOGANELLA, IL CORPO IN UN CONGELATORE SCOPERTO GRAZIE A UN CAFFE’

di MARCO CUSUMANO *

Un
cadavere scoperto grazie ad un caffè. Al termine della perquisizione
nella villetta di Doganella di Ninfa i carabinieri stavano andando via
quando l’inquilina ha offerto un caffè al maresciallo. La macchina per
l’espresso era sistemata sopra a un grosso congelatore. Il militare lo
ha notato e ha detto ai suoi uomini: «Controllate anche qui dentro».
Poi l’orrore. 


Dentro, rannicchiato, il corpo di un uomo: Giancarlo
De Santis, pensionato romano di 68 anni. La donna è stata fermata con
l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Si tratta
di Stefania Orsola Scarlata, 35 anni originaria di Caltanissetta che
risulta residente a Velletri. In realtà la donna vive soprattutto in
quella villetta di Doganella, isolata e in aperta campagna.
 
La denuncia.
L’indagine dei carabinieri è partita dalla segnalazione di un uomo,
M.C. le iniziali, che ha una relazione con Scarlata. Ai carabinieri ha
parlato di una serie di attività illecite della compagna. Secondo la
sua versione la donna lo avrebbe coinvolto in un giro di finanziamenti
illeciti ottenuti grazie alla falsificazione di documenti, soprattutto
buste paga e Cud.
La donna ha alle spalle alcuni episodi di truffa
legati proprio ai finanziamenti illeciti ottenuti anche grazie ai furti
d’identità, oppure alla falsificazione dei documenti necessari.
 
L’appuntamento.
L’uomo ha indicato ai carabinieri l’ora e il luogo di un appuntamento
di “affari” che la compagna aveva con un terzo uomo, P.V. le iniziali,
in un centro commerciale di Cisterna. I carabinieri hanno pedinato la
donna che effettivamente ha incontrato P.V., poi i due sono partiti in
auto in direzione di Doganella. A un certo punto si sono fermati in un
bar tabacchi dove Scarlata è scesa per acquistare alcuni gratta e
vinci. A quel punto è stata avvicinata dai carabinieri. Prima ha
iniziato ad urlare, poi ha accettato di accompagnarli nella sua
abitazione, poco distante dal bar.
 
La perquisizione. Una
volta arrivati nella villetta in via Giulio II i militari hanno
iniziato a cercare i documenti falsi o da falsificare per le truffe dei
finanziamenti. Un controllo che sembrava inizialmente piuttosto
“semplice”. I carabinieri hanno trovato alcune carte che avrebbero
portato via per effettuare ulteriori accertamenti specifici. Al termine
della perquisizione la donna, più calma, ha offerto un caffè a un
maresciallo che ha così notato il congelatore. Poi la sconvolgente
scoperta del cadavere.
 
L’interrogatorio. Dopo la macabra
scoperta del corpo senza vita, i carabinieri hanno subito avvisato il
pm di turno, Raffaella De Pasquale. La notizia si è sparsa rapidamente,
sono arrivati curiosi, giornalisti con macchine fotografiche e
telecamere. La donna è stata portata via dall’abitazione ed è iniziato
un lungo interrogatorio durato tutta la notte. La donna, difesa
dall’avvocato Daniele Cardenia, ha parlato a lungo ma è subito apparsa
confusa e agitata. Ha sostenuto di non conoscere l’uomo morto che era
rinchiuso nel suo congelatore, ha negato di averlo ucciso o di averlo
chiuso lì dentro. Poi ha aggiunto che le chiavi di quella casa sono in
possesso anche di un uomo con il quale ha una relazione: si tratta di
M.C., esattamente l’uomo che ha segnalato l’amante ai carabinieri. La
donna, in mattinata, è stata fermata con l’accusa di omicidio
volontario e occultamento di cadavere. Poi è stata rinchiusa nel
carcere di Rebibbia.
 
Dna e motoseghe. I carabinieri hanno
prelevato il Dna delle tre persone coinvolte in questa misteriosa
vicenda: la donna, l’uomo che l’ha denunciata e quello che era con lei
all’appuntamento. Quest’ultimo, P.V. le iniziali, aveva in auto tre
motoseghe. Particolare inquietante considerato che il congelatore dove
si trovava il cadavere era spento. Qualcuno voleva fare a pezzi il
corpo per poi nasconderlo? E’ presto per avanzare un’ipotesi così
raccapricciante, ma gli investogatori stanno vagliando ogni dettaglio.
 
Vittima e prestanome.
Secondo l’accusa Giancarlo De Santis potrebbe avere avuto un ruolo
nelle truffe di Scarlata. Alla Procura di Latina c’è un fascicolo del
2006 che riguarda la donna nel quale compare anche il nome di De
Santis. Il pensionato potrebbe essere un prestanome utilizzato dalla
donna per ottenere i finanziamenti.
 
 
UN UOMO RISERVATO E SCONTROSO, ADESSO NESSUNO LO CERCA 
 
Nessuno lo cerca. Solitario in vita,
difficilmente avrà qualcuno che seguirà il suo funerale. Un tipo strano
Giancarlo De Santis, l’uomo di 68 anni trovato morto in un congelatore
a Doganella di Ninfa. Da circa un mese in via Sirolo, San Basilio,
quartiere popolare alla periferia di Roma, non lo vedevano. Nei
palazzoni costruiti nel dopoguerra si conoscono un po’ tutti e
«dispiace» per la vittima, è sempre un uomo finito male, ma di lui non
si ha un buon ricordo. Viveva solo nella casa al quarto piano del
civico 35, quella abitata fin da bambino insieme ai genitori. La
persiana rovinata dalle intemperie è chiusa. Era pensionato ma nessuno
sa dire cosa facesse nella vita. Un tipo minuto, alto un metro e 55
centimetri circa, magrolino.
«Era molto riservato, scontroso –
dicono alcuni vicini – chissà cosa sarà successo». I genitori non ci
sono più, non si ha notizia di fratelli o altri parenti. Nessuno ha
contattato l’agenzia “Martelli” di Cisterna per concordare i funerali
che debbono ancora essere fissati. Per la verità più di qualche
episodio i vicini lo ricordano e non ce n’è uno piacevole. Era solito,
per esempio, rincasare con qualche donna dell’est europeo.
Ufficialmente era divorziato ma della moglie non ci sono ricordi, di
certo gli piacevano le donne e ne cambiava diverse. Soprattutto, però,
nei palazzi ingialliti dal tempo lo ricordano per le sue strane
abitudini notturne. A volte cominciava a cantare stornelli romani,
altre accendeva lo stereo e “sparava” musica a tutto volume. Lo avevano
contestato spesso i residenti, invitandolo ogni volta a smettere, ma
lui qualche giorno dopo ricominciava. Adesso che si è sparsa la notizia
della morte c’è chi ricorda che in realtà da un mese a questa parte non
c’erano stati più problemi, nessuno aveva sentito più schiamazzi da
quell’appartamento. Forse si era trasferito nella villetta dove ha
trovato la morte, da quella giovane donna per la quale aveva
evidentemente perso la testa. Forse pensava davvero a un amore, a una
nuova giovinezza, a una sorta di “riscatto” sociale. E’ finita nel modo
peggiore. E adesso nessuno lo cerca.
 
 
IL DECESSO, "INCIDENTE" DI PERCORSO 
 
di GIOVANNI DEL GIACCIO

La
sua specialità sono le pratiche finanziarie. Potrebbe esserci questo
alla base della relazione che Stefania Orsola Scarlata aveva con la
vittima. Forse una delle tante, è l’ipotesi alla quale lavora la
Procura, di quelle messe in piedi con l’obiettivo di circuire l’uomo e
approfittarsene dal punto di vista finanziario. Vuoi per ottenere soldi
freschi, vuoi per utilizzarlo come prestanome in qualche operazione per
l’accensione di prestiti o l’acquisto di beni di consumo. Tanto poi
quel debito non sarebbe mai stato onorato, i problemi sarebbero stati
della vittima di turno. La donna era nota per questo genere di
attività, gli investigatori sono arrivati a lei scavando su un giro di
documenti falsi. Il nome di Stefania Orsola Scarlata compare diverse
volte nei “cervelloni” delle forze dell’ordine e pressapoco sempre per
le stesse cose: truffe ed estorsioni. Della serie: ho una relazione con
te, se vuoi che tua moglie non lo sappia adesso paga o fammi il favore
di prendere questo prestito per…
In un giro del genere potrebbe
essere finito anche Giancarlo De Santis, l’uomo di 68 anni, separato da
una quindicina, che ha sempre subito – da quanto emerge – il fascino
femminile. Il suo nome è accostato a quella donna in un fascicolo
trasmesso dalla Procura di Latina a quella di Treviso. Ma la vicenda
doveva finire lì, invece c’è scappato il morto. Un evento inatteso,
sulle cause del quale per adesso non c’è alcuna certezza. L’uomo era
nudo, forse è deceduto dopo un rapporto sessuale, a seguito di un
malore o per l’ingestione di qualche stimolante. Di segni sul corpo,
evidenti, non ce ne sono, solo un lieve arrossamento sotto al collo. La
situazione era nuova per la donna, quindi andava “gestita”. Soprattutto
perché la vittima era titolare di una buona pensione, aveva con sé
carta d’identità, codice fiscale, carta di credito, bancomat, tutto il
necessario intanto per “prosciugare” i suoi conti e poi per utilizzare
quei documenti per accedere a un credito al consumo piuttosto che
ottenere un finanziamento.
Sarebbe bastato, è una delle piste,
trovare un altro uomo da ammaliare e cambiare foto, prendere un
prestito e non preoccuparsi più di nulla perché era tutto sulle spalle
di un… morto. La donna è stata così fredda e cinica da arrivare a una
cosa del genere? E’ possibile, considerato che il cadavere è stato
messo nel congelatore. Lei sostiene però di non sapere chi fosse ma non
spiega cosa facesse nel “pozzetto” della casa che lei aveva in uso e
dove arrivava e ripartiva in taxi, sempre ben vestita. Magari dopo il
decesso aveva architettato tutto, ancora qualche giorno e si sarebbe
disfatta diversamente del corpo. Le è andata male.

 
 
HA COMPRATO LE SIGARETTE, POI L’HANNO PORTATA VIA 
 
Via Giulio II, il giorno dopo la
macabra scoperta del cadavere nudo nel congelatore, è tranquilla e
silenziosa. I cancelli delle villette che sorgono in mezzo alla
campagna, tra uliveti e vigne, sono chiusi, i cortili deserti a parte
qualche cane che osserva il gruppo di cronisti che avanza, un gatto si
stiracchia sornione sotto i raggi del sole. In fondo alla stradina
sterrata spicca la villetta rosa piantonata da due carabinieri che non
lasciano avvicinare nessuno. Per fare affacciare qualcuno dei vicini
bisogna suonare i campanelli. Ma non si risparmiano, sono allibiti e
hanno voglia di dirlo. «E chi poteva pensare che potesse accadere una
cosa simile? Quella donna l’abbiamo sempre vista di sfuggita,
buongiorno e buonasera, sembrava una persona perbene» dicono gli
abitanti di una casa rurale alle spalle della villetta della Scarlata.
«Cosa volete che vi dica – si limita a commentare sul cancello della
villa più bella della strada una signora dai capelli rossi – E’ davvero
incredibile, una storia assurda. L’hanno arrestata? Ma lo ha ucciso
lei?». Poco distante su via Le Pastine, la strada che congiunge
Doganella a Cori c’è un bar tabacchi. Un cartello sulla porta dice:
“Vinti qui 500.000 euro con un gratta e vinci”. Il titolare, Fernando
Gneo, un simpatico e arzillo settantenne, se la ricorda bene Stefania
Scarlata. «Veniva spesso – dice – accompagnata sempre dal solito
autista di Velletri con il tassì. Era qui anche ieri pomeriggio (lunedì
ndr). Saranno state le 17, 17,30. E’ entrata, ha acquistato un
pacchetto di sigarette e un Gratta e vinci “Sette e mezzo”. Non lo ha
neppure grattato, è uscita subito e ho sentito strillare fuori. Mi sono
affacciato e ho visto la donna attorniata da alcune persone in borghese
che la stavano invitando a salire sull’auto. Ho capito che potevano
essere poliziotti o carabinieri. Lei ha alzato la voce, diceva che non
c’era motivo per seguirli ma quelli non le hanno lasciato alternative e
lei è salita in auto e sono andati via». Di lì a poco sarebbe stata
fatta la macabra scoperta. «Quando ho letto il giornale – racconta il
tabaccaio – ho ricollegato il fatto. Davvero incredibile». (G.Cop.
)
 
AUTOPSIA, L’IPOTESI DEL VELENO 
 
Circa due ore d’esame ma nessuna
novità rilevante dall’autopsia. Il medico legale Silvestro Mauriello,
della II università di Roma Tor Vergata, va subito al sodo: «Dobbiamo
studiare bene il quadro tossicologico e istologico». Nulla di più, né
sulle possibili cause del decesso né tantomeno su quello strano segno
sotto al collo: «Non possiamo dire nulla». L’arrossamento del quale si
parla, comunque, non sarebbe una lesione tale da provocare il decesso
né ci sono altri segni evidenti. La morte risale comunque a tre-quattro
giorni fa. Resta in piedi anche l’ipotesi del malore, ufficialmente il
decesso è avvenito per arresto cardiocircolatorio. Gli esami clinici
non arriveranno prima di un mese ma si capisce che è affidato al
risultato che emergerà l’esito dell’indagine. E’ possibile un
avvelenamento? Impossibile stabilirlo nell’effettuare l’autopsia. Lo
diranno, allora, gli esami sui campioni biologici prelevati che saranno
sottoposti a dei “marcatori” per sostanze tossiche. Più difficile,
invece, a meno che non si faccia una ricerca specifica, risalire a
degli stimolanti sessuali che potrebbero aver indotto il malore.
 
 
—————————- 
 
 
"UN CADAVERE NEL MIO CONGELATORE? NON LO CONOSCO" 
 
di MARCO CUSUMANO


LATINA
– Forse pensava di fare una bella figura offrendo un caffè al
maresciallo che aveva appena finito di perquisire la sua abitazione. Ma
la macchina dell’espresso si trovava proprio sopra un grosso
congelatore che ha attirato l’attenzione del carabiniere. «Guardate
anche lì dentro» ha ordinato ai colleghi. Poi l’orrore. Dentro quel
grosso congelatore c’era il cadavere di un uomo, Giancarlo De Santis,
pensionato romano di 68 anni.
E’ un giallo dai contorni macabri
quello che ha sconvolto il piccolo borgo di Doganella di Ninfa, a
quindici chilometri da Latina. L’inquilina della villetta in aperta
campagna dove è stato trovato il corpo è stata fermata con l’accusa di
omicidio volontario e occultamento di cadavere. Stefania Orsola
Scarlata, 35 anni originaria di Caltanissetta, è stata interrogata
tutta la notte dai carabinieri coordinati dal pm Raffaella De Pasquale.
Davanti al cadavere è caduta dalle nuvole: «Io questo uomo non lo
conosco, non l’ho ucciso e non l’ho chiuso nel congelatore». Ma gli
investigatori non le credono: ora la donna è rinchiusa nel carcere di
Rebibbia da dove si preoccupa, in costante stato di agitazione, solo
dei suoi quattro cani. L’autopsia, effettuata ieri pomeriggio, non ha
chiarito le cause del decesso. Il medico legale Silvestro Mauriello
dell’università di Tor Vergata va subito al sodo: «Dobbiamo studiare
bene il quadro tossicologico e istologico». Nulla di più sulle
possibili cause del decesso, né su uno strano segno sotto al collo
.
Di certo la morte risale a non più di due o tre giorni prima del
ritrovamento, quindi a venerdì o a sabato. Non ci sono segni evidenti
di violenza, ma non è da escludere l’ipotesi dell’avvelenamento né
quella del malore. Ma perché, in questo caso, nascondere il corpo
completamente nudo nel congelatore? Dietro alla morte del pensionato
romano potrebbe esserci un giro di truffe legate a finanziamenti
illeciti. Il suo nome figura in un fascicolo della Procura di Latina
insieme a quello della Scarlata. Lei ha alcuni precedenti legati alla
falsificazione di documenti, soprattutto Cud, per ottenere
finanziamenti. La perquisizione è stata disposta dopo la segnalazione
dell’amante della donna che l’ha accusata di averlo obbligato a
contraffare i documenti, minacciando di raccontare alla moglie della
loro relazione. I carabinieri hanno seguito la donna e un terzo uomo
che nell’auto custodiva tre motoseghe. Solo una coincidenza? I militari
intanto hanno prelevato il Dna di tutti e tre i protagonisti di questo
intricato giallo. Un giallo nato per caso, grazie a un caffè.

 
 
 
GIANCARLO? UN BRUTTO CARATTERE, IN CASA SUA SEMPRE CONFUSIONE 
 
ROMA – «Un mistero. Ma come ci è
finito lì?», continuano a ripetere i vicini di casa di Giancarlo De
Santis, l’uomo di 68 anni trovato morto in un congelatore a Cisterna di
Latina. Ore 17. Via Sirolo, quartiere San Basilio. Un complesso di
lotti di case popolari, palazzine di cinque, sei piani, non tutti hanno
voglia di parlare. «Giancarlo lo conoscevamo tutti anche se poi
praticamente è nato qui», racconta un’anziana signora affacciata alla
finestra. «Prima ci abitavano i genitori, poi adesso ci stava lui da
solo – aggiunge – Ogni tanto la sera tornava in compagnia di qualche
amica, faceva confusione e se gli dicevi qualcosa si arrabbiava. Ma al
di la del carattere di una persona ha fatto una fine che non auguro a
nessuno». Affacciata ad un’altra finestra una giovane donna aggiunge:
«Alla televisione hanno detto che il corpo era in un congelatore in una
villetta isolata nelle campagne intorno a Latina. Era da un po’ che non
si vedeva da queste parti in effetti ora che ci penso la finestra è
rimasta chiusa per giorni, almeno un paio di mesi. Ma come ci sia
finito lì è un mistero».
Un gruppetto di ragazzi si lascia scappare
«certo però era strano, scontroso. Alle tre di notte certe volte si
metteva a cantare gli stornelli romani o faceva rumore. Se poi
succedeva il contrario non gli stava mai bene e iniziava ad urlare.
Certo però ci dispiace, era uno di qui. Lo vedevamo solo entrare e
uscire, ogni tanto si assentava per giorni ma poi tornava, adesso era
tanto che non si vedeva».
Il riconoscimento del cadavere di De
Santis è stato stato fatto proprio da un vicino di casa. L’uomo era
separato da alcuni anni ed era scomparso dalla sua abitazione di Roma
quattro mesi fa. Nessuno però ne aveva denunciato la scomparsa. (El.Pan.)
 

 
IL SIGNOR NESSUNO E LA BELLA SICILIANA 


di NINO CIRILLO


DOGANELLA
DI NINFA (Latina)- Che vite pulp, ragazzi. E che palcoscenico per un
delitto: casolari sbrecciati, peschi in fiore, stelle con le lucine di
Natale ancora appese al filo spinato. Eppoi antenne paraboliche,
volpini di campagna che non smettono di abbaiare, poltrone in
similpelle sfondate dalle pioggia. E in mezzo loro, protagonisti
assoluti per mancanza di concorrenti di questo giallone di Pasqua:
Stefania Orsola Scarlata, 35 anni, in stato di fermo per omicidio
volontario e occultamento di cadavere, e Giancarlo De Santis, 68 anni,
pensionato di San Basilio, periferia di Roma, che potrà sempre essere
ricordato perché neanche da morto nessuno l’ha cercato. Nessuno.
La
bella siciliana e il Signor Nessuno, se mai un giorno si
rincontreranno, dovranno darsi parecchie spiegazioni. Lei dovrà
spiegargli come poteva non sapere di quel cadavere -il cadavere del
Signor Nessuno- finito nudo nel congelatore, senza un calzino addosso.
E soprattutto dovrà rendergli conto di quel perentorio, affilato «io
questo qui non lo conosco» riversato con un moto di rabbia sul primo
verbale di interrogatorio. Lui, invece, avrà il suo bel daffare per
giustificarsi di tutta un’esistenza sotto traccia, dovrà una volta per
tutte ammettere di essersi nascosto -nelle sue paure, nelle sue
inclinazioni- persino allo sguardo dei suoi grandi occhi neri.
Lei
dovra pur dirgli la verità. Dovrà raccontargli che tutto è successo per
caso, che se non avesse deciso di stravincere con quei carabinieri
ficcanaso offrendo al maresciallo una sfacciata tazzina di caffé, lui,
il signor Nessuno, nessuno sarebbe rimasto anche da morto. Sarebbe
stato il trionfo di tutta una vita. Invece la caffettiera era proprio
sul ripiano del congelatore e il maresciallo Tommaso Cipolla -uno di
quei vecchi marescialli che odiano il luminol e i camici bianchi di
oggi, rimasto famoso per aver trovato la chiave del delitto dei
fidanzatini di Cori- s’è ricordato che quel coperchio non era stato
ancora alzato.
Dentro c’era Giancarlo De Santis, morto da qualche
giorno secondo l’autopsia, non certo da settimane o da mesi, con un
piccolo ”ininfluente” segno sul collo. Siccome il pulp è pulp, si può
anche dire che potrebbe essere stato avvelenato: ci autorizzano a
sospettarlo gli stessi esami tossicologici subito ordinati dal medico
legale. E Stefania Orsola, se non al magistrato, dovrà rivelare al
”suo” Giancarlo anche perché la spina del congelatore era staccata e
perché nell’auto dell’accompagnatore della donna, lunedì sera, c’erano
tre motoseghe nel portabagagli. Stava per succedere qualcosa, cosa
stava per succedere?
Curioso. Non c’è persona in vita, fino a oggi,
che sia disposta ad affermare di averli visti almeno una volta insieme.
Li tradisce, sì li tradisce, solo una scartoffia di tribunale, un
processo per truffa a Treviso dove lei, neanche a dirlo, è l’imputata e
lui solo marginalmente coinvolto. Ma la verità di queste due vite,
probabilmente è proprio in quelle carte. Stefania l’«immobiliarista»
-come grottescamente oggi la chiamano- trafficava con piccoli prestiti
e documenti ”ritoccati”, Giancarlo -diventato vecchio senza aver mai
fatto un mestiere preciso- probabilmente era finito nella sua rete. La
sua carta d’identita e il suo codice fiscale sono stati ritrovati nella
casetta rossa affittata da Stefania con annesso congelatore. Sarebbero
potuti servire -questo è il sospetto- per chissà quali altri giochini
di prestigio.
Lui è all’obitorio e lei a Rebibbia. E da lì strepita
e inveisce perché, da vera ”immobiliarista”, è molto preoccupata per i
suoi cani rimasti soli.

 
* Articoli tratti dal Messaggero del 19-03-2008 

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