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COLPO GROSSO A PONZA, CONDANNATI DOPO DIECI ANNI

di MARCO CUSUMANO *
 
Esattamente dieci anni dopo la clamorosa rapina al Monte dei Paschi di Siena, a
Ponza, è stata emessa la sentenza di primo grado per due dei quattro arrestati,
tutti originari di Torvajanica.

 
Fabrizio Vilma (difeso da Carlo Alberto
Melegari) è stato condannato a cinque anni e sei mesi, Nicola Muzzu ad un anno.
Il fratello di Vilma, Alberto, è deceduto mentre Alessandro Fragalà è detenuto
all’estero e la sua posizione è stata stralciata: sarà processato da solo.
 
Ieri i giudici del collegio penale (Parasporo, Di Nicola e
Chirico) hanno chiuso un processo lunghissimo ridimensionando le richieste di
condanna avanzate dal pm Luigia Spinelli: sette anni per Vilma e otto per Muzzu.
La rapina alla banca di Ponza fece scalpore innanzitutto per l’audace quanto
spericolata scelta di rapinare una banca su un’isola. E poi per l’ingente
bottino del colpo: oltre mezzo miliardo di vecchie lire, un tesoro in confronto
ai bottini delle rapine di oggi. I giorni successivi a quel 16 agosto 1998
iniziò una vera e propria caccia all’uomo: i numerosi vacanzieri di Ponza, tra i
quali tanti vip, ebbero l’impressione di assistere ad un film poliziesco con le
forze dell’ordine che setacciavano l’isola a caccia di indizi e tracce utili per
arrivare ai responsabili del colpo.
 
La rapina fu messa a segno poco prima della
chiusura della filiale di via Carlo Pisacane, intorno alle 13. Il colpo fruttò
un bottino di 518 milioni di lire, ma i carabinieri riuscirono a recuperare solo
una sessantina di milioni. La ricostruzione della dinamica della rapina fu
particolarmente complessa e gli arrestati furono individuati in tempi diversi,
mettendo insieme i pezzi di un puzzle piuttosto complicato, grazie soprattuto ai
filmati della banca ma anche agli esami scientifici. Due rapinatori
(probabilmente Alberto Vilma e Alessandro Fragalà) entrarono nella filiale
mentre Fabrizio Vilma attendeva fuori con i motorini in moto pronti alla fuga,
facendo da palo. Nicola Muzzu (condannato solo per falsificazione di documenti)
avrebbe avuto un ruolo di coordinamento e supporto.
 
I carabinieri cercarono a
lungo il basista del colpo, colui che avrebbe fornito sia il supporto logistico
alla banda che le informazioni utili per la rapina. Sembra infatti che la banca,
all’epoca, fosse relativamente poco protetta. Il vero problema dei rapinatori
era il dopo rapina, la fuga e la possibilità di nascondersi insieme al bottino.
Una fuga che appassionò un’intera isola, tingendo di giallo l’estate del 1998.
(* Il Messaggero, 12-03-2008)

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