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Università, occupazione simbolica a Ingegneria

Occupazione simbolica della facoltà, ma senza interruzione delle lezioni. Così gli studenti della facoltà di Ingegneria di Latina, riuniti in assemblea, hanno deciso di manifestare il loro dissenso per la sospensione di alcuni corsi e il loro trasferimento, già dal prossimo semestre, nella sede di Roma.

“Terremo la facoltà aperta tutti i giorni – ha detto Giuseppe Pagano, studente al 2° anno di Ingegneria meccanica – e abbiamo chiesto al rettore Luigi Frati un incontro il 21 dicembre per discutere del presente e del futuro della nostra facoltà”.
Chiedono conto delle tasse che hanno versato per studiare nella sede di Latina di Ingegneria, che conta poco meno di 1000 studenti, ma che potrebbe avere un bacino di utenza più ampio. I corsi sono iniziati con un mese di ritardo quest’anno, ma alcuni rischiano di non essere attivati.
Le questioni sono due, ha detto il professore Alberto Budoni del corso di laurea di Ingegneria dell’ambiente. La prima è il disegno di legge Gelmini di riforma dell’Università, che prevede ulteriori tagli al sistema e l’impossibilità di insegnare per i ricercatori, che per protesta hanno sospeso l’attività didattica di alcuni corsi. La seconda questione è legata alla situazione di incertezza che la sede di Latina della “Sapienza” vive da tempo, priva del sostegno alla didattica e alla ricerca da parte degli enti locali e del tessuto produttivo. Il mancato trasferimento di 200 mila euro all’università da parte del comune di Latina è un esempio. Per questo nel prossimo consiglio di facoltà, il 20 dicembre, il prof. Budoni chiederà il blocco delle immatricolazioni per il prossimo anno accademico, come misura estrema che possa evitare che la sede di Latina diventi un’università di serie B, e perché è un comportamento “irresponsabile offrire corsi che poi non si possono erogare”.
Se in passato si chiamava personale esterno all’università per erogare corsi rimasti scoperti, ha aggiunto il professore Dionisio Del Vescovo del corso di laurea in Ingegneria meccanica, ora non è più possibile, perché l’università è insolvente con i contrattisti, e non offre più quel prestigio che valeva più dei modesti compensi. Negli ultimi 10 anni si è fatto economia lì dove si poteva, eliminando anche qualche spreco, ma ora si sta aggredendo l’università all’osso.
Mentre gli universitari si mobilitavano, anche gli studenti dei licei e degli istituti superiori hanno attraversato le vie del centro in corteo per protestare contro la riforma voluta dal ministro Mariastella Gelmini.

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