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VIDEO Voti a 30 euro e manifesti attaccati dai Di Silvio, ecco tutti gli episodi

I Di Silvio si interessavano alla politica per sostenere, in vari modi, alcuni candidati alle elezioni amministrative di Latina e Terracina. Con le loro manie di grandezza, oltre a dire «a Latina comandiamo noi», aggiungevano frasi come «la politica è tutta dei Di Silvio» per motivare l’impiego di risorse anche in quel settore, non solo droga ed estorsioni.

Nelle carte dell’indagine Alba Pontina emergono circostanze ancora da chiarire. I Di Silvio, secondo i giudici, si occupavano delle affissioni dei manifesti, controllando anche che non venissero coperti. Ma tentarono anche di alterare il voto del 2016 con una compravendita di voti.

I Di Silvio avrebbero costretto alcuni tossicodipendenti a dare la propria preferenza ad alcuni candidati. Per questa opera di “convincimento”, sicuramente non molto dialettica, i Di Silvio sarebbero stati pagati 30 euro per ogni voto.

I nomi dei politici (alcuni non indagati) emergono in merito all’attacchinaggio dei manifesti nella campagna elettorale per le amministrative di Terracina e Latina. Figurano nelle carte i nomi di esponenti della Lega di Salvini, di Cuori Italiani e della civica Si cambia a Terracina. In questo caso non si tratta di reati penali ma della violazione dell’articolo 67 del Codice antimafia perché uno degli attacchini era un sorvegliato speciale.

Gli unici due indagati per il filone dei voti sono Roberto Bergamo, candidato alle ultime amministrative di Latina e Angelo Morelli. In questo caso si ipotizza il voto di scambio sulla base di alcune dichiarazioni di una vittima di estorsione: un tossicodipendente viene minacciato perché non riesce a pagare un debito di droga, quando denuncia la situazione alla polizia racconta di essere stato costretto a votare per il candidato sindaco Angelo Tripodi (non indagato) con la preferenza assegnata a Roberto Bergamo. L’uomo ha raccontato di essere stato prelevato da casa il giorno delle elezioni, accompagnato al seggio e costretto a consegnare loro la scheda elettorale per il riscontro sul voto dato al candidato. Un episodio da chiarire.

Angelo Tripodi reagisce così alla notizia: «Siamo di fronte alla solita fake news de La Repubblica. Darò mandato ai miei avvocati di querelare il quotidiano, al quale ricordo che la responsabilità penale è personale. Chiunque divulghi questa notizia fantasiosa – aggiunge – ne risponderà davanti ai magistrati, perché sono estraneo ai fatti e, peraltro, non sono nemmeno indagato. Questa presunta compravendita di voti non mi appartiene e non riguarda il sottoscritto. Ho sempre militato con onestà e trasparenza, come anche i miei avversari politici hanno sempre riconosciuto».

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