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Tangenti in tribunale, Antonio Lollo patteggia a 3 anni e 6 mesi

Ha patteggiano la condanna a 3 anni e 6 mesi l’ex giudice del tribunale di Latina, Antonio Lollo, arrestato nell’ambito di una vasta indagine sulle mazzette per ottenere incarichi alla sezione fallimentare e pilotare i fallimenti.

Il processo si è svolto a Perugia, dove è stato spostato per competenza visto che i fatti riguardano magistrati di Latina. Il giudice per l’udienza preliminare – secondo quanto scrive Latina Oggi – ha accolto la richiesta di patteggiamento avanzata dalla difesa per il reato di corruzione in atti giudiziari.

Lollo, che si è dimesso dalla magistratura dopo l’arresto, esce così dal processo e, grazie al patteggiamento, incassa una pena tutto sommato mite, considerando che per il reato di corruzione in atti giudiziari il codice penale prevede una pena minima di 6 anni e massima di 12.

Per gli altri indagati, circa 20, si attende ora l’udienza preliminare, sempre a Perugia.

L’indagine, affidata al sostituto procuratore Casucci, ha consentito di ricostruire il giro di fallimenti pilotati e gli incarichi ottenuti grazie a soldi e regali.

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Era il 20 marzo 2015 quando 8 persone furono arrestate nell’ambito di un’inchiesta su Lollo. Oltre al giudice civile di Latina, furono arrestati tre commercialisti, un ufficiale della Guardia di Finanza e una cancelliera del Tribunale di Latina.

Le misure cautelari disposte dal tribunale di Perugia colpirono il giudice Antonio Lollo, 48 anni, all’epoca in servizio nella sezione fallimentare del tribunale di Latina; la moglie del giudice, Antonia Lusena, 45 anni, veterinaria; i commercialisti Massimo Gatto, 51 anni; Marco Viola, 53 anni e Vittorio Genco, 55 anni; il sottufficiale della Guardia di Finanza Roberto Menduti, 42 anni.

Per altre due persone fu emessa un’ordinanza da Latina che colpì Rita Sacchetti, cancelliera della sezione fallimentare del tribunale di Latina e Luca Granato, imprenditore di Latina.

Denaro contante e oggetti preziosi per un valore superiore al milione di euro furono sequestrati dalla Polizia come profitto di reato. Le indagini della squadra mobile scattarono in seguito ad una denuncia in ambito di un concordato preventivo in cui si prospettavano fatti di bancarotta e portarono alla scoperta di un consolidato sistema corruttivo.

In particolare gli indagati avrebbero influenzato il corretto svolgimento delle aste disposte dal tribunale di Latina per la vendita di beni oggetto di liquidazione nelle procedure concorsuali. I poliziotti accertarono diversi tentativi di accedere abusivamente al sistema informatico del registro generale della procura di Latina in modo da consentire ad alcuni indagati di conoscere lo stato delle indagini a loro carico.

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Commenti

commenti

  • Rob Tammy

    Però tutte quelle aziende e dipendenti che ne hanno fatto le spese da questa situazione, chi li risarcirà?

MandarinoAdv Post.