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VIDEO Latina, giustizia al collasso. Un processo civile dura in media 4 anni e 4 mesi

La Cisl, dopo presidio di protesta davanti al tribunale di Latina, denuncia il grave stato della giustizia. Le città del Lazio sono tra le ultime in Italia per l’efficienza soprattutto della giustizia civile. Se la durata media dei procedimenti civili ordinari nella maggior parte delle città del Nord è di 400 giorni, con Aosta capolista (342 giorni), la Capitale d’Italia raggiunge i 777, ovvero più di due anni, collocandosi così quinta tra le sette maggiori aree metropolitane del Paese, con uno scarto di oltre 300 giorni rispetto ai 445 registrati a Torino e di oltre 200 rispetto a Milano, dove la durata media è di 574 giorni. Questi alcuni dati realizzati ed elaborati dalla Uil di Roma e del Lazio, in collaborazione con l’Eures, dopo le numerose segnalazioni giunte al sindacato da parte di cittadini ricorrenti in attesa di giustizia. Segnalazioni che in alcune province del Lazio, Latina in testa, hanno fatto scattare un vero e proprio livello di allarme anche da parte dei legali dei Fori laziali.

«A Latina siamo al collasso – racconta un avvocato – già da cinque, sei anni il Tribunale del Lavoro è alle prese con un organico ridotto. Poi trasferimenti e pensionamenti di magistrati mai sostituiti hanno peggiorato le cose. Attualmente c’è un solo giudice togato, rientrato da poco dalla maternità, che cerca di affrontare le emergenze e di istruire i processi relativi alle denunce antecedenti il 2014. Stiamo quindi con un arretrato di tre anni, impossibile da smaltire se la situazione rimarrà inalterata».

«Il capoluogo pontino infatti risulta tra le città con le maggiori criticità in Italia – si legge nella nota – La durata dei procedimenti civili è pari a 1.579 giorni, ovvero 4 anni e 4 mesi. Peggio solo Foggia, Messina, Matera e Vibo Valentia, che chiude la classifica nazionale con 1.957 giorni di media. La situazione è ancora più critica nella sezione Lavoro dove un numero enorme di lavoratori ed ex lavoratori attende da anni giustizia per licenziamenti improvvisi o TFR mai percepiti».

«Ciò comporta non solo un danno per il ricorrente – spiega un legale del Foro di Latina – ma anche per l’azienda. Nel caso in cui, infatti, un ex lavoratore vinca una causa, viene riassunto dall’azienda che dovrà versare anche gli anni arretrati. Con i tempi di attesa che caratterizzano il tribunale di Latina, il lavoratore non solo perderà minimo quattro anni di lavoro, con tutte le ripercussioni sociali e personali del caso, ma il datore dovrà anche sostenere una spesa non indifferente. Rimettendoci così tutti».

Da gennaio 2017 a oggi sono circa 4 mila le cause di lavoro iscritte al ruolo nel Foro pontino e un solo giudice per istruirle e formulare le relative sentenze. «Tra le varie denunce arrivate al sindacato, abbiamo raccolto anche quella apparentemente surreale di un lavoratore metalmeccanico che si è visto richiedere dall’Inps l’importo dei due anni di mobilità dopo aver vinto la causa ed essere stato reintegrato nel posto di lavoro ingiustamente perso», racconta il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Alberto Civica. «Una situazione che sa di paradossale più che di giustizia – prosegue il sindacalista – e che rende l’idea di quanto le città della nostra regione siano lontane purtroppo da quel livello di civiltà che ognuno di noi vorrebbe e si aspetterebbe. Se l’efficienza della giustizia rappresenta uno degli indicatori di riferimento per la misurazione della qualità complessiva delle istituzioni, allora la Capitale e il Lazio stanno messi davvero male e ancora una volta si collocano nelle ultime posizioni rispetto al resto del Paese». Un pò più positiva solo la situazione di Rieti che con 730 giorni di media risulta la più virtuosa tra le cittadine laziali, anche se ancora molto distante dai valori delle città del Nord Italia.

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