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L’Abbazia di Valvisciolo apre la cantina al pubblico

L’Abbazia di Valvisciolo apre la sua cantina ai visitatori. Per tutta la giornata di domani, domenica 28 novembre, sarà possibile visitare l’antica abbazia cistercense con una tappa importante nelle cantine: da secoli infatti i monaci producono un merlot rinomato, che si chiama “Valvisciolo Merlot”, prodotto con uve rigorosamente locali, oltre al caratteristico Novello.

Per chi vorrà, si potrà degustare anche il piatto tipico di Sermoneta, la polenta con salsicce e le spuntature di maiale. I vini di Valvisciolo potranno anche essere acquistati, così come anche gli prodotti realizzati dai monaci.

L’iniziativa, promossa dai monaci cistercensi, vuole avvicinare i tesori dell’Abbazia, non solo quelli architettonici e culturali ma anche quelli enogastronomici, ai cittadini.

Sarà questa l’occasione anche per scoprire gli immensi capolavori d’arte moderna conservati nell’abbazia: nell’ex dispensarium, diventata “Galleria White”, sono conservate circa 40 opere di artisti come Durer, Canaletto, Luca Giordano, Rembrant, Guido Reni, Goya, Piranesi, Camuccini.

Vi si possono ammirare opere appartenenti al Fondo Storico dell’Abbazia come la splendida Pala raffigurante la Deposizione di Cristo eseguita nel 1589 da Antonio Circignani con la collaborazione del padre Niccolò.

Valvisciolo Merlot

Questo vino di color rosso rubino intenso è prodotto con uve Merlot. Impatto olfattivo di buona intensità con sentori di amarena e di cannella. Al gusto ha morbidezza e un buon corpo con presenza precisa dei tannini. Si accompagna bene con primi piatti ben strutturati e carni arrosto.

L’Abbazia: dieci secoli di misteri

Edificata in rigoroso stile romanico-cistercense, l’Abbazia di Valvisciolo è uno dei massimi capolavori del genere della provincia dopo l’abbazia di Fossanova.La tradizione vuole che questa abbazia sia stata fondata nel VIII secolo da monaci greci e sia stata occupata e restaurata dai Templari nel XIII sec. Quando nel XIV secolo questo ordine venne disciolto subentrarono i Cistercensi.

A questa abbazia è legata una leggenda medioevale, dove si narra che nel 1314, quando venne posto al rogo l’ultimo Gran Maestro Templare, Jacques de Molay gli architravi delle chiese si spezzarono. Ancora oggi, osservando attentamente l’architrave del portale principale dell’abbazia, si riesce a intravedere una crepa.

In tempi recenti, sul lato occidentale del chiostro, abbattendo un muro posticcio, sono venute alla luce, graffite sull’intonaco originale, le cinque famose parole del magico palindromo: SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS, con la variante che le venticinque lettere sono disposte in cinque anelli circolari concentrici, ognuno dei quali diviso in cinque settori, in modo da formare una figura simile ad un bersaglio.

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