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Presidente associazione tunisini: Aprilia non è crocevia di terroristi

«Aprilia non è un crocevia di terroristi, la comunità tunisina è ben integrata e abbiamo lavorato tanto con associazioni e istituzioni italiane» ad affermarlo è Sihem Zrelli, presidente dell’associazione Palma del Sud che fino ad un anno fa si occupava di integrazione degli immigrati e oggi si occupa di imprenditoria.

«Siamo testimonianza di positività in questa terra e non vogliamo essere associati al terrorismo, un fenomeno che sta colpendo tutto il mondo. Non vogliamo che si faccia di tutta l’erba un fascio: è possibile che qui siano passati dei terroristi ma sono casi isolati. Il terrorismo non ha religione, cultura e razza: siamo i primi che sostengono l’unione e il dialogo tra i popoli e i primi a condannare ogni forma di violenza. Come associazione abbiamo fatto manifestazioni e cortei in occasione degli attentati in Francia, proprio per condannare il terrorismo».

L’associazione Palma del Sud adesso si occupa di stabilire un ponte tra gli imprenditori tunisini e quelli italiani e aiuta gli anziani italiani accogliendoli presso Villa Sihem, un alloggio residenziale ad Aprilia. «Abbiamo svolto un percorso di integrazione negli anni passati – spiega Zrelli- e sinceramente qui ad Aprilia ci sentiamo a casa nostra, ben accolti dagli apriliani, dalle autorità’ e dalla politica. Non ci siamo mai sentiti stranieri o immigrati».

La presidente dell’associazione spiega in cosa consisteva il suo lavoro con gli immigrati. «Abbiamo cominciato con l’integrazione delle donne violentate e maltrattate e poi anche alle famiglie che volevano integrarsi: abbiamo cercato di insegnare loro i doveri prima che i diritti e non è stato difficile. Tra Aprilia e la Tunisia c’ è un legame importante, tanto che qualche anno fa ho organizzato una festa La Tunisia nel cuore di Aprilia proprio a testimonianza del fatto che la Tunisia è nel cuore degli apriliani».

«Settanta anni fa – spiega – è nata la nostra comunità composta da persone nate a Tripoli e poi venute qui. Noi ci siamo sempre sentiti a casa qui: gli apriliani mangiano il cous cous e parlano anche un po’ di arabo. Siamo circa 400 persone in tutto. Il lavoro sull’integrazione comincia dalla scuola: si insegna l’italiano alle donne e per i bambini ci sono anche dei corsi di arabo tenuti da un professore tunisino pagato dal nostro consolato e lo facciamo per far si che i bimbi nati qui non perdano il legame con la loro terra e le loro radici».

Per quanto riguarda gli uomini invece «si sono integrati facendo gli agricoltori, i muratori, gli imprenditori o gli ambulanti. Certo, un percorso difficile perché la crisi si è sentita molto qui e il lavoro è calato notevolmente e alcuni hanno deciso di tornare in Tunisia. Abbiamo ricevuto aiuto anche dalla Caritas che ci forniva i pacchi alimentari e anche se le istituzioni locali non ci hanno finanziato ci hanno dato il loro sostegno negli ultimi anni. I primi anni sono stati i più difficili, ci siamo sempre finanziati da soli e nessuno ci ha mai dato un aiuto in termini economici».

 

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