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Computer bloccati e riscatto di 400 euro, arrestato un informatico di Prossedi

Le due persone arrestate ieri mattina dai militari del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della guardia di Finanza sono due programmatori di FrosinoneProssedi (Latina). A loro e ai cinque indagati, al momento denunciati, è contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata all’estorsione, alla frode informatica ed all’autoriciclaggio. I capi dell’organizzazione, secondo gli investigatori, erano proprio i due informatici arrestati, mentre i cinque indagati, rappresentavano il gruppo di fiancheggiatori e teste di legno sui cui conti venivano fatti circolare i soldi dei riscatti per farne perdere la tracciabilità.

Con il sistema del criptolocker, il blocco del computer attraverso un virus chiedendo un riscatto di 400 euro in bitcoin per sbloccarlo, avevano mietuto vittime in tutta Italia. Quando uno dei solidali veniva individuato e denunciato per truffa nel giro di soldi da un conto all’altro, l’organizzazione provvedeva a sostenere le spese legali in sua difesa.

Le articolate indagini hanno tratto origine dall’analisi di numerose «segnalazioni per operazioni sospette» con le quali gli intermediari finanziari evidenziavano un anomalo utilizzo di carte ricaricabili sulle quali era transitato, in circa un anno, oltre 1 milione di euro. L’operazione denominata «Virtual Money» ha permesso di smantellare l’organizzazione criminale che aveva una particolare metodologia delinquenziale: in sostanza alcuni sodali inoculavano nei personal computer di ignari utenti, il virus denominato criptolocker con il quale bloccavano l’utilizzo dello strumento informatico.

Per riottenerne la disponibilità gli utenti erano costretti a pagare un riscatto, rigorosamente in bitcoin, da acquistarsi su siti di cambiavalute riconducibili agli indagati. Il controvalore, di circa 400 euro per ogni estorsione, veniva accreditato su carte di credito ricaricabili intestate a soggetti prestanome e comunque nella disponibilità del vertice dell’organizzazione. I finanzieri hanno anche ricostruito i successivi movimenti di denaro che, dalle carte ricaricabili, confluiva su conti correnti nazionali e, da quest’ultimi, all’estero per l’acquisto di ulteriori bitcoin. Quest’ultima circostanza è stata particolarmente valorizzata dall’Autorità giudiziaria in quanto costituisce reimpiego in attività finanziarie e speculative.

Nei sei mesi d’indagine sono stati ricostruiti i movimenti finanziari transitati per circa 40 carte di pagamento e sono stati ricondotti al modus operandi fin qui descritto numerosi accadimenti estorsivi denunciati dalle persone offese in tutta Italia. È stato riscontrato anche il tentativo di mascherare ulteriormente l’illecita attività con l’utilizzo di un’ulteriore schermo costituito da una società di cambiavalute creata ad hoc.

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