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Padrini e madrine per battesimi e cresime, addio al certificato di idoneità. Apertura verso conviventi e divorziati

«Abbiamo ritenuto opportuno eliminare il certificato di idoneità, che i padrini o madrine dovevano farsi rilasciare nella propria parrocchia, e proporre invece un atto di impegno, quale espressione della coscienza del ruolo assunto». Così don Fabrizio Cavone, direttore dell’ufficio Catechistico diocesano, spiega le novità nelle regole per la scelta di padrini e madrine per Battesimi e Cresime.

Questo cambiamento non è solo burocratico, indica la vera chiave di lettura del documento, scrive Remigio Russo su Avvenire. «Infatti, le Indicazioni hanno lo scopo preciso di valorizzare e responsabilizzare le famiglie e coloro che sono stati scelti per questo che è un vero e proprio ufficio da compiere nelle nostre O comunità cristiane; dobbiamo comprendere che si tratta di una vera e propria funzione ecclesiale», ha proseguito don Cavone, «ecco perché per noi sacerdoti, con i nostri collaboratori nella catechesi, diventa sempre più importante, negli incontri con le famiglie e i ragazzi, far comprendere la necessità di una scelta compiuta in modo oculato, proprio in funzione della responsabilità che il padrino o la madrina si assume accettando questo servizio».

Un altro terreno di scontro, in passato, è stato l’abbinamento di genere tra il battezzando/cresimando e padrino o madrina (uomo–uomo e donna– donna). Circa questo aspetto, sempre all’esito del discernimento, è stato ritenuto che al momento non ci siano in diocesi ragioni pastorali tali da aggiungere rafforzamenti rispetto a quanto già indicato dal diritto canonico. Per cui, nel Battesimo dei bambini la regola vuole o un solo padrino o una sola madrina, oppure, se insieme, un padrino e una madrina, senza fare questioni sull’abbinamento di genere. Invece, per la Confermazione è conveniente che il padrino sia lo stesso del Battesimo, ovviamente se ancora possibile.

Sul caso di padrini/madrine conviventi, separati o divorziati risposati civilmente. In questo caso «ai parroci è richiesto un attento e paziente lavoro di discernimento», è scritto nel documento, perché «punto di riferimento è anche l’esortazione post–sinodale di papa Francesco Amoris laetitia, che invita a porsi di di fronte alle “situazioni di fragilità o imperfezione” con un atteggiamento accogliente e inclusivo». Viene rilanciato dunque, il servizio del parroco/pastore teso a guidare e a formare le coscienze dei fedeli. Specie di «quei ragazzi e giovani che si affidano alle cure della Chiesa per scoprire la bellezza della fede e confidano di poter contare su adulti esemplari per testimonianza di vita e per passione educativa», come ha scritto il vescovo Crociata nella lettera con cui ha divulgato il documento (è possibile scaricarlo dal sito web diocesano www.diocesi.latina.it).

Certamente questi primi mesi di applicazione non sono stati semplici, è naturale una certa fatica nell’adottare un cambiamento che in fin dei conti è anche culturale. In ogni caso, però, l’obiettivo finale da perseguire è sempre quello del bene spirituale delle persone che si affidano ai Sacramenti dell’iniziazione cristiana. Per i padrini e madrine, invece, accettare questo compito sarà per loro «esprimere la volontà di iniziare un’avventura, un percorso di riscoperta, di se stessi, della propria fede e del proprio rapporto con Dio nella comunità ecclesiale in atteggiamento di continua conversione», scrive Avvenire.

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