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Arrestato il pontino Gianni Micalusi, titolare del ristorante Assunta Madre. Tra i beni sequestrati un appartamento a Terracina

Sei ordinanze di custodia cautelare, due in carcere e quattro ai domiciliari, quattro società e due appartamenti sequestrati, uno a Roma ed uno a Terracina, e tre conti correnti per un cifra totale che supera il milione di euro. Questo il bilancio dell’operazione Nettuno.

I provvedimenti cautelari rappresentano la sintesi ed il punto di incontro di un’indagine – condotta in sinergia fra la Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Roma e, successivamente, dal Gruppo Investigativo Antiriciclaggio del Nucleo Speciale Polizia Valutaria, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma – nei confronti di quello che il procuratore aggiunto della Dda, Michele Prestipino, ha definito «un protagonista noto, Gianni Micalusi di Terracina, conosciuto come gestore di uno dei più quotati ristoranti romani, Assunta Madre, nei cui confronti sono state svolte indagini per ricostruire patrimonio ed attività che ruotavano intorno a questa persona».

A finire in carcere, oltre a Gianni Micalusi, anche Adriano Nicolini, direttore di una filiale romana del Banco del Fucino. Arresti domiciliari, invece, per Genovese Vito Francesco, Bozzi Luciano, ed i due figli ventenni di Micalusi, Lorenzo e Francesco. Per tutti i reati contestati sono intestazione fittizia di beni, riciclaggio e autoriciclaggio di denaro di provenienza illecita. Alla luce di precedenti indagini che lo hanno riguardato, infatti, «Micalusi ha posto in essere condotte di oculatamente del proprio patrimonio e delle attività attraverso prestanome ed intestazioni fittizie beni e società a persone a lui legate da stretti vincoli parentali e fiduciari».

Di rilevo il ruolo dei due professionisti indagati, il funzionario di banca Nicolini ed il commercialista Bozzi. Il primo «ritirava direttamente il contante da Micalusi nella sua pescheria per poi gestirlo sui conti a lui riconducibili ma intestati a familiari ed amici. Ha anche firmato per conto dell’intestatario fittizio del conto bancario». L’uomo, «agiva anche nei confronti del competente ufficio della banca per alleggerire la posizione dell’indagato e favorirlo». Dal canto suo il commercialista Bozzi «si occupava della parte contabile per dare un aspetto più passabile a queste movimentazioni». Le indagini hanno riguardato le società che gestivano i soli ristoranti sul territorio italiano, ora passati sotto la gestione di un amministratore giudiziario.

LE ACCUSE. Il direttore di banca arrestato oggi, nell’ambito di un’indagine della Squadra mobile di Roma e della Guardia di finanza, avrebbe ritirato denaro in contanti dall’imprenditore Gianni Micalusi all’interno di una sua pescheria a Roma, rendendo così non tracciabili le operazioni, e firmato anche a nome degli intestatari fittizi dei conti correnti riconducibili all’imprenditore su cui depositarlo. È quanto reso noto dagli investigatori nel corso di una conferenza stampa. Secondo gli inquirenti, in alcuni casi avrebbe agito nei confronti della banca per fargli attivare dei fidi o crediti. «Anche in questa vicenda un ruolo fondamentale è stato giocato dai professionisti – ha sottolineato il procuratore aggiunto Dda Michele Prestipino – due persone senza la cui attività Micalusi non avrebbe raggiunto il risultato: un commercialista e un funzionario di un istituto di credito. Ancora una volta si dimostra che un certo tipo di criminalità non si può realizzare senza il ruolo di colletti bianchi che mettono a servizio le proprie energie».

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