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Nube tossica, Pomezia città fantasma. Caccia alle mascherine, analisi ad Aprilia

Quaranta uomini dei vigili del fuco, con diversi mezzi, sono ancora al lavoro per spegnere e «raffreddare» l’incendio divampato ieri a Pomezia in via Pontina vecchia. Intanto la città di Pomezia vive una situazione preoccupante, un odore acre e nauseabondo avvolge diverse zone. Poche persone in giro per le strade e perlopiù con i volti coperti da mascherine. Le farmacie della piccola cittadina a sud di Roma sono state assaltate, tutti a chiedere le mascherine con filtro e le scorte ormai sono terminate.

«Arriveranno lunedì quando saremo tutti morti intossicati», dice sconsolato un abitante. Tutta colpa della nube scaturita dall’incendio di ieri della vicina azienda di smistamento di rifiuti, soprattutto plastica e carta. «Alle cinque di mattina l’odore era intollerabile – racconta il titolare di un bar – a quell’ora ho aperto il locale e l’aria era talmente irrespirabile che ho avuto bruciori di stomaco». Anche al mercato del sabato c’erano meno banchisti «ma soprattutto c’era pochissima gente a comprare», dice un commerciante. I netturbini, a cui stamane sono state date mascherine in dotazione per lavorare lo confermano: «Abbiamo finito presto qua al mercato perché la gente era davvero poca». Anche nei supermercati si è ripetuta la stessa scena e non si è registrato il consueto pienone del sabato mattina. «È durata un attimo la fila», spiega una signora uscendo dal supermercato. «I pochi che sono in giro sono i giovani e qualcuno ha voglia di scherzare: »Più che a Pomezia sembra di essere in Giappone«, dice ridendo riferendosi all’uso delle mascherine. Vuoti ovviamente i parchi ed in giro non si vedono bambini. »Quei pochi che oggi sono venuti a comprare il giornale – racconta l’edicolante – si sono detti tutti preoccupati della nube tossica«.

Gli abitanti sono preoccupati ma anche “convinti – sostiene un altro titolare di un bar – che si tratti di un incendio doloso e sono anche sicuri che non bisogna andare lontano per trovare i responsabili”. Di sicuro tappati in casa gli abitanti di Pomezia hanno tempestato il centralino del comando dei vigili urbani: in centinaia hanno telefonato per chiedere informazioni. L’odore penetrante, come di pneumatici bruciati, arriva a folate secondo come soffia il vento ed in alcune ore della giornata ha raggiunto anche la località balneare di Torvajanica.

Ma l’odore – spiegano dal comando dei vigili – era meno forte di quello di Pomezia. E chi ai cronisti faceva notare l’assenza di persone in strada alcuni anziani seduti al bar con la mascherina hanno commentato: «Lei uscirebbe con il rischio serio di ammalarsi? Dicono che non hanno i dati dell’inquinamento atmosferico, ce li daranno tra qualche giorno quando ormai sarà troppo tardi e ci saremo respirati tutta questa schifezza».

APRILIA. “Con riferimento – scrive il Comune di Aprilia – all’incendio di ingenti proporzioni divampato nella prima mattina di ieri presso lo stabilimento Eco X di Via Pontina Vecchia, nella zona industriale del Comune di Pomezia, apprese le ultime notizie dalla Protezione Civile della Prefettura di Latina, si informa la cittadinanza che l’Arpa Lazio sta procedendo con i rilievi per verificare la qualità dell’aria e l’eventuale presenza di polveri tossiche. Sarà necessario tuttavia aspettare che le polveri si depositino, quindi serviranno alcuni giorni. Ciò, ritenendo possibile la presenza di coperture in amianto sui capannoni del succitato impianto industriale. L’attività di campionamento ambientale nelle prossime ore sarà estesa in tutte le aree confinanti ed in particolare quelle sorvolate dalla nube, al fine di determinare l’eventuale presenza di fibre tossiche aerodisperse. Si rende altresì noto che già nel corso del pomeriggio odierno avrà luogo la prima ispezione presso lo stabilimento da parte dei tecnici del Ministero dell’Ambiente unitamente alle Autorità Regionali di controllo ambientale”.

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