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Europa e globalizzazione, il dibattito alla festa del lavoro dell’Ugl

«Dobbiamo chiederci se in questi anni dell’Europa abbiano beneficiato banche o cittadini». Queste le parole con cui il giornalista del Secolo d’Italia e Rai Roberto Rosseti ha aperto la tavola rotonda «Globalizzazione ed Europa: promesse mancate», la seconda prevista per la giornata di ieri al «Villaggio del Lavoro» allestito in occasione del 1° Maggio dell’Ugl a Latina.

Molti gli ospiti del dibattito, a partire da Sergio Puglia (M5S), membro della Commissione Lavoro e Previdenza del Senato, che è intervenuto sull’argomento scelto dal sindacato, un tema all’ordine del giorno se si considerano le spinte euroscettiche e il sentimento di sfiducia dei cittadini nei confronti dell’Unione europea: «quando siamo entrati nell’euro non c’è stato un referendum consultivo, è quindi mancato un adeguato periodo informativo della cittadinanza. Ci hanno raccontato che avremmo costruito un’Europa dei popoli, unita, invece è stata gestita dai professionisti delle banche, ed è stato istituito un meccanismo meramente finanziario e non politico».

Per Puglia tutto ciò ha creato una grande «sofferenza al Paese», anche perché l’altra sfida di cui l’Italia subisce le conseguenze è quella della globalizzazione: «sarebbe opportuno discutere con tutte le forze politiche del dumping sociale, perché non possiamo competere con Paesi il cui costo del lavoro è molto inferiore». È stata poi la volta del docente universitario Giuseppe Parlato, che ha contribuito alla discussione fornendo una visione della contemporaneità in chiave storica: «l’anomalia di fondo di questa Europa riguarda il fatto che è nata prima la moneta dello Stato; la storia insegna che di solito avviene il contrario, perché la moneta rappresenta usualmente la raggiunta unificazione di un Paese non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello amministrativo, fiscale e culturale. Adesso abbiamo un’Europa che gestisce i flussi finanziari senza dipendere da uno Stato europeo, da un Governo. Sono passati tanti anni dalla firma dei Trattati di Maastricht, ma non si è ancora mirato ad un’unione politica».

Roberta Angelilli, già Europarlamentare, si è invece concentrata sul ruolo dell’Italia nel contesto europeo: «l’Italia è uno dei fondatori dell’Unione; all’inizio aveva una visione all’insegna della pace, dello sviluppo, del benessere e del lavoro, era cioè un progetto per il popolo e per i cittadini e non per le banche e la finanza. Questo progetto è andato perduto in pochi decenni, si è persa l’ambizione». Per Angelilli sono tre le precondizioni dell’Italia per restare in Europa: la prima riguarda la «sovranità popolare», ovvero l’ «elezione del Presidente della Commissione Europea»; la seconda invece concerne la «sovranità monetaria»: «abbiamo la fissazione della stabilità monetaria, ma dobbiamo chiederci al servizio di cosa»; la terza è la «clausola di supremazia»: «si deve poter decidere in nome degli interessi nazionali».

Il segretario nazionale di Ugl Agroalimentare, Paolo Mattei, ha sottolineato come questa Unione europea abbia fortemente penalizzato la filiera italiana: «ormai si parla di numeri e non di valori». Mattei ha citato l’economista e filosofo Serge Latouche, il quale nel 1973 ha definito la globalizzazione una «libera volpe in libero pollaio»: «abbiamo grosse responsabilità, dobbiamo far presente in tutti i tavoli istituzionali che dobbiamo cominciare a sentirci adeguatamente rappresentati». La globalizzazione, ha asserito il sindacalista, «tutela prodotti che non hanno storia» e dobbiamo chiedere ai nostri parlamentari di essere «custodi e difensori della nostra tradizione».

La parola è successivamente passata all’On.Vincenzo Piso (Idea), che ha fornito un commento in chiave politica: «l’Italia è un Paese che ha perso in termini di credibilità rispetto a un’Europa che era nata come mercato comune. Dobbiamo saper affrontare le sfide che ci aspettano o verremo travolti. Dobbiamo trovare una soluzione urgente ai temi strategici, come quello dell’energia» .

Il Docente Universitario della La Sapienza di Latina, Bernardino Quattrociocchi, ha posto una questione: «dobbiamo chiederci se difenderci nell’Europa o dall’Europa. Siamo rimasti ai margini della politica decisionale, dovremmo invece inviare le nostre migliori menti a gestire le tematiche comunitarie. Purtoppo, l’Europa ha soltanto esacerbato le disuguaglianze e ha portato alla riduzione del potere d’acquisto dei lavoratori: si deve capire che produce più Pil la vendita di mille modelli di Panda che quella di dieci Ferrari».

«Il vero scontro attuale è tra chi vuole l’Europa governata da banche e finanzieri e chi vuole un’Europa dei Paesi», ha detto Francesco Aracri, senatore di Forza Italia, che ha anche affrontato il tema delle Primavere arabe: «con una serie di accordi con gli Stati dell’Africa, avvenuto durante la nostra legislatura, siamo entrati con le nostre imprese e creato sul luogo occupazione», dimostrando che «certi fenomeni possono essere frenati portando »lavoro, denaro e movimento economico«.

In conclusione è intervenuto Ezio Favetta, segretario confederale Ugl, per cui »il rilancio dell’Italia« in Europa e del mondo passa anche »dal rilancio del Sud«: »il Mezzogiorno non funziona perchè la politica non ha una vera volontà di sviluppo«, ha spiegato, aggiungendo che l’Ugl vorrebbe »un’Europa dei popoli, solidale, non una a due velocità, con la Germania che detta legge sui Paesi più poveri«, e un’Italia »forte dei lavoratori della nostra storia«, come recita lo slogan del 1°Maggio organizzato dal sindacato.

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