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LA LETTERA Io neodiplomato di Latina vado a studiare in Danimarca. E mi pagano pure

Da Latina a Horsens, dal sole mediterraneo al regno della pioggia e del vento, ma anche delle grandi opportunità. Luca Milani, un giovane neo-diplomato, racconta a Latina24ore.it la sua scelta di iniziare gli studi universitari in Danimarca.

La Danimarca è considerata uno dei paesi più felici del mondo, e quando lo venni a sapere leggendo sul web fece scattare una scintilla dentro di me. Il desiderio di andare a studiare all’estero e “fuggire” dall’Italia è sempre stato un sogno irrealizzabile per me a causa delle mie condizioni finanziarie, ma questa nazione offre a tutti la possibilità di crearsi una carriera partendo da zero. Infatti i corsi universitari vengono offerti in lingua inglese e sono completamente gratuiti per tutti i cittadini dell’Unione Europea, inoltre è possibile chiedere un sussidio dallo stato chiamato “SU” che ammonta a circa 800 euro lordi mensili. In pratica gli studenti non pagano per studiare, ma vengono pagati per farlo. Come se non bastasse le condizioni lavorative sono totalmente differenti dall’Italia, il tasso di disoccupazione giovanile non supera il 4% e lo stipendio medio di un semplice commesso ammonta a circa 3.000 euro lordi.

Dovevo ancora dare la maturità, ma stavo già compilando la domanda di iscrizione per la facoltà di ingegneria meccanica del Via University College (da fare tramite il sito di Optagelse), l’unico requisito era un certificato di inglese riconosciuto dall’ateneo che mi attestasse un livello sufficiente per seguire lezioni e dare esami, così feci questo piccolo investimento che, alla fine, ha portato i suoi frutti. Appena trasferitomi (subito dopo l’esame di stato) notai grandi differenze con l’Italia. Se in estate a Latina la temperatura arriva a 40 gradi centigradi, ad Horsens non supera i 30, inoltre in inverno qui c’è pioggia accompagnata da vento gelido quasi tutti i giorni con temperature che stanno mediamente intorno allo zero. Anche la vegetazione è diversa, e mi mancano molto i campi di ulivi con i quali sono cresciuto.

Iniziati i corsi, a fine agosto, mi sono ambientato subito e ho fatto nuove amicizie, anche se non posso negare che gli affetti con cui sono cresciuto sono quelli su cui posso contare davvero. Ho incontrato anche alcuni ragazzi italiani in Erasmus e, secondo loro, l’università danese è profondamente diversa da quella del nostro paese. Nella nostra penisola si approfondiscono molto gli aspetti teorici, mentre il rapporto con gli insegnanti è asimmetrico e gli orari delle lezioni asfissianti. In Danimarca invece si predilige l’aspetto pratico e concreto della teoria imparata, vengono assegnati molti progetti e compiti con situazioni potenzialmente realistiche e tutto ciò allo scopo di preparare lo studente al 100% al mondo del lavoro. Il rapporto con i professori è molto più equilibrato, come fossero due amici che si scambiano idee ed opinioni, inoltre le ore di lezione sono inferiori così che lo studente abbia l’opportunità di rilassarsi un po’.

L’università di Horsens

I corsi che seguo mi piacciono molto e non mi pento di aver scelto ingegneria meccanica, ma dopo un paio di mesi iniziai a sentire l’esigenza di trovare un impiego part-time. I costi per l’affitto e le spese quotidiane qui sono un po’ più elevati rispetto all’Italia, e la mia situazione economica non era molto florida. Nonostante i miei genitori avessero piacere ad aiutarmi a pagare l’affitto, decisi di cercare lavoro per essere totalmente indipendente e non dover pesare sulle loro spalle. All’inizio mi accontentai di fare il lavapiatti in un ristorante italiano, ma qualche mese più tardi, fortuna volle che un’azienda di nome Trendhim stesse cercando lavoratori di madrelingua italiana, così presentai il mio curriculum e fui assunto. Mi trovo veramente molto bene con il mio impiego che mi dà entrate soddisfacenti. Lavorando un minimo di 10 ore a settimana ho potuto richiedere l’SU così che ora riesco anche a mettere da parte una piccola somma ogni mese.

La scelta di studiare all’estero è stata dura all’inizio, specialmente quando ho dovuto pensare a lasciare i miei affetti e la mia città, ma si è rivelata vincente per il mio futuro e sono molto contento di poter scegliere la mia strada senza avere le ali tarpate come probabilmente sarebbe accaduto in Italia.

Luca Milani

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