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Gaeta, sei motovedette per pattugliare le coste della Libia

La scena si è già vista il 14 maggio 2009 ed il 10 febbraio 2010, sempre nel porto di Gaeta (Latina): sei motovedette hanno ammainato la bandiera italiana ed alzato quella libica per andare a pattugliare le acque davanti al Paese nordafricano con il compito di bloccare le partenze dei migranti.

L’attività è però durata poco, fino all’intervento della coalizione internazionale contro Muhammar Gheddafi, nel 2011. Ora Italia e Libia ci riprovano: domani a Gaeta,alla presenza del ministro dell’Interno, Marco Minniti – quattro di quelle motovedette (le altre due sono andate distrutte) saranno nuovamente riconsegnate alla Marina ed alla Guardia costiera libiche. Seguiranno altre sei nelle settimane successive, con la speranza che siano in grado di frenare il flusso gestito dai trafficanti di uomini, che nel 2017 ha già portato sulle coste italiane oltre 35mila persone, il 40% in più del 2016, anno record per gli sbarchi.

L’Italia ha scommesso sul fragile Governo di accordo nazionale del premier Fayez al Serraj, sostenuto dall’Onu. Minniti lo ha incontrato a Tripoli lo scorso 9 gennaio. In quell’occasione sono state messe a punto le basi per il Memorandum of understanding siglato il 2 gennaio a Palazzo Chigi tra lo stesso premier libico ed il presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni.

L’accordo prevede che siano le forze libiche – e non quelle italiane o di altre nazioni – a presidiare le acque territoriali del Paese africano. E l’Italia ha investito molto nella formazione della Guardia costiera e della Marina libiche: 89 addetti hanno concluso l’addestramento e sono ora pronti a prendere possesso delle motovedette donate per fare i pattugliamenti. Si tratta di guardacoste della classe “Bigliani” dismesse dalla Guardia di finanza. Una volta affidate in mani libiche, nel 2009 e 2010, i mezzi sono stati pesantemente danneggiati in seguito agli scontri del 2011. Nel breve periodo di servizio, peraltro, da una delle motovedette partirono colpi di arma da fuoco contro un peschereccio siciliano. Rientrate in Italia, i guardacoste sono stati rimessi a punto nell’officina navale delle Fiamme Gialle di Miseno (Napoli).

Nelle settimane scorse gli equipaggi libici si sono esercitati a bordo nelle acque tra Formia e Gaeta ed ora sono pronti a tornare in Patria con le imbarcazioni per iniziare i servizi di pattugliamento. Un assaggio di quella che potrebbe essere l’estate, con il mare calmo e partenze indisturbate, si è avuto nei giorni di Pasqua, con quasi novemila persone soccorse nel Canale di Sicilia. L’aumento dei viaggi potrebbe essere dovuto proprio alla volontà dei trafficanti di incassare in fretta i soldi dei migranti prima che ci siano pattugliamenti più consistenti delle autorità di Tripoli. Di certo, senza un freno alle carrette del mare, per il Viminale la gestione dell’accoglienza si fa sempre più difficile: sono saliti a 177.505 gli stranieri ospitati, mentre i ricollocamenti di profughi verso altri Stati europei sono stati finora 5.244.

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