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Addio Luigi Coletta, l’imprenditore che realizzò le Terme di Fogliano

Addio Luigi Coletta, 79 anni, uno dei primi imprenditori di Latina nel settore della termoidraulica. Gestiva un negozio in via Romagnoli, ma molti lo ricordano come uno degli artefici della realizzazione delle Terme di Fogliano che furono attive soltanto un paio di anni, alla fine degli anni ’50. Salvatore Cimaglia riuscì  a realizzare il progetto grazie anche al contributo, nella progettazione e nella manutenzione dell’impianto, proprio di Coletta e altri tecnici. Luigi Coletta lascia la moglie e tre figli, i funerali si svolgeranno martedì 18 aprile alle ore 15 nella chiesa di Santa Rita.

Alla famiglia le condoglianze di Latina24ore.it.

FOGLIANO. Coletta amava raccontare l’esperienza delle terme Fogliano, purtroppo interrotta dopo solo due anni di attività. Di quella storia scrisse Paolo Iannuccelli, pochi anni fa, nel libro “La vera storia delle terme di Fogliano“. Ecco un estratto: “Quando l’amico giornalista Romano Rossi – un cultore dell’Agro Pontino – mi mostrò una cartolina a colori datata 1958, con scritto “Latina, saluti dalle Terme di Fogliano”, rimasi sconcertato, non sapevo che erano state in attività, ho guardato con interesse quella foto con persone che si stavano curando allegramente a Capo Portiere. Non mi sono più interessato a quelle terme, ho sentito parlare di società Condotte, di pignoramenti, di azioni legali, tante polemiche, seguendo sempre il tutto con molto distacco, quasi disinteresse. L’altro giorno ho incontrato al bar San Marco quel diavolo e discolo di Luigi Coletta, attenta memoria storica della città, che mi ha davvero incantato con un suo racconto, un vulcano in eruzione nel farmi conoscere la vera storia delle terme di Fogliano e delle sue terme. In quel frangente ho pensato di nuovo a Romano Rossi ed alle sue migliaia di cartoline che parlano più di ogni altra cosa di Littoria e Latina, sono un tesoro da valorizzare.

Luigi Coletta, 72 anni ben portati, termoidraulico di via Romagnoli, racconta così la sua esperienza: «Primo dopoguerra. Nei pressi dell’idrovora di Capo Portiere, durante la perforazione per i sondaggi promossi dal presidente dell’Eni Enrico Mattei per la ricerca di gas o petrolio nell’ex palude pontina, si diffuse la notizia che un getto d’acqua solforosa bollente ad alta pressione fuoriusciva da un foro di diametro di circa 20 centimetri di un pozzo trivellato a 100 metri dalla spiaggia per una profondità di 1.100 metri. Questo zampillo alto circa 20 metri, alimentato giorno e notte, fu oggetto di curiosità e di attenzioni. Ricordo che giovani e meno giovani si divertivano a passarci sotto a mo di doccia, alcuni rimediando qualche scottatura. Gli odori di zolfo, emanati dalla fonte del getto, venivano trasportati dal vento e si avvertivano in un largo raggio. La potenza, la quantità e la temperatura di quel getto erano tali che i tecnici perforatori non riuscirono in alcun modo ad imbrigliarlo. Si disse che la sonda aveva sfondato una vena d’acqua chiamato fiume sotterraneo e non una falda. Non fu più possibile recuperare la sonda. Per questo abbandonarono il pozzo, lasciando questo getto aperto e inutilizzato per anni.

A quel tempo il posto era poco abitato, gli unici fabbricati erano la casa cantoniera, l’idrovora adiacente l’osteria Zia Maddalena, un podere Onc. Ad una attenta analisi dell’acqua, si disse che le caratteristiche salsobromoiodiche erano utili per la cura delle malattie della pelle, eczema, psoriasi, reumatologiche”. Luigi Coletta è un fiume in piena, nemmeno un prosecco ghiacciato che gli propongono in una giornata caldissima lo riesce a fermare seduto davanti al bar di corso della Repubblica. Sa tutto, più di tutti. Prosegue così, senza tralasciare nulla al caso, lo sguardo s’illumina: “Si costituì una società termale e sotto la direzione del commendator Cimaglia, assistito dalla segretaria Fernanda, si iniziò la costruzione delle cabine termali complete di tavole per fangatura e vasche tuttora esistenti, per la sperimentazione delle future terme. Il guardiano della struttura era Mario Campanari, un mio amico carissimo. La sede operativa era la costruzione bassa ex colonia marina anteguerra (attuale Hotel Fogliano). Tra il getto del pozzo e le cabine furono installati una dozzina di serbatoi per il recupero dell’acqua che ricadeva e che, decantando, rilasciava sul fondo delle vasche i fanghi che si utilizzavano per le fangoterapie. L’eccedenza dell’acqua delle cisterne veniva incanalata in tubazioni di plastica da 8 cm, prodotte dallo stabilimento Pozzi di via San Carlo da Sezze a Latina, che alimentavano le singole vasche nelle cabine. Le stesse tubazioni si ostruivano molto rapidamente a causa dell’ enorme quantità di calcio presente nell’acqua, rendendo necessario il continuo rifacimento dell’impianto di alimentazione delle vasche terapeutiche. Questo ruolo fu affidato all’artigiano Enrico Pitton, molto stimato in città, di cui io ero a quel tempo dipendente e di conseguenza esecutore, insieme al mio aiutante e addetto ai fanghi Giancarlo Tanoni, della manutenzione continua degli impianti. Giancarlo era il figlio della signora Maddalena, titolare dell’osteria accanto (Zia Maddalena) ancora oggi esistente, da noi allora utilizzata come mensa”.

La vena di Luigi Coletta non si ferma, è un uomo in piena forma, potrebbe tenere un comizio. Continua con fervore, mentre la gente diventa sempre più numerosa ed appassionata ad ascoltarlo, la storia di Latina piace, è un segnale incoraggiante: “Le terme di Fogliano funzionarono – conclude Luigi – e furono aperte al pubblico pagante per due anni con ottimi risultati. Ricordo che una persona anziana benestante di quel tempo, dopo aver provato inutilmente svariate cure mediche per guarire da una grave malattia della pelle su tutto il corpo, guarì totalmente grazie ai bagni in quest’acqua miracolosa. La morte improvvisa del commendatore Cimaglia bloccò quest’iniziativa sperimentale e la vicenda finì”. Quello che ora rimane delle terme sono le cabine termali nascoste da un fitto canneto e un pozzo sigillato e recintato da una rete metallica. Coletta non finirebbe mai di parlare ma l’ora del pranzo ci allontana. Alle prossime cure termali. Ma quando?”.

La lettera di Alberto Cimaglia sulla storia delle Terme di Fogliano

 

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