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VIDEO Alzheimer, due ricercatori pontini nella ricerca che ha rivoluzionato l’approccio alla malattia

La causa del morbo di Alzheimer non va cercata, come fatto finora, nell’area del cervello responsabile della memoria, ma sarebbe dovuta alla morte dei neuroni presenti in una delle zone che governa anche i disturbi dell’umore. La scoperta, tutta italiana, che promette di rivoluzionare l’approccio alla ‘malattia del secolò è il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications.

Coordinata da Marcello D’Amelio, professore associato di Fisiologia Umana e Neurofisiologia presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma, la ricerca getta una luce nuova su questa patologia che, solo in Italia, colpisce circa 500-600mila persone.

Non tutti sanno, però, che l’intero progetto è stato finanziato oltre che dal Ministero della Salute e dall’Alzheimer’s Association, anche da una realtà che affonda le sue radici in provincia di Latina. Tutto è iniziato infatti da un’idea della CMNSPORT ONLUS e lo stesso professor D’Amelio fa parte del comitato scientifico del CmnSport. Parliamo del “Centre of Molecular Nutrition for Sport”, una realtà che sta avendo un grande riscontro internazionale, improntata su un nuovo modo di approcciare la clinica e la ricerca scientifica con innovative metodologie applicate all’attività sportiva d’elitè. Artefici di tutto questo sono due professionisti, originari rispettivamente di Sezze e di LatinaAlessandro Recine, da anni residente a Rimini, ex calciatore e ora procuratore sportivo di vasta esperienza, costantemente a contatto con club, atleti e selezionatori di rilievo internazionale; Stefano Ciaurelli, biologo nutrizionista e ricercatore con diverse esperienze di studio e attività di sperimentazione particolarmente significative, tra le quali il percorso di specializzazione all’Università Campus Biomedico di Roma, la ricerca svolta alla Santa Lucia Foundation ed il Master di perfezionamento in Genetica, Nutrizione e Sport presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Sono stati loro a dare vita ad un centro clinico di eccellenza a carattere europeo. Ricorrendo a metodologie e tecnologie di ultima generazione, il CMN Sport punta ad un intervento personalizzato sull’atleta andandone a migliorare la performance, riducendone il numero di infortuni ed il tempo di recupero dagli stessi. Il CMNSPORT  ad oggi vanta molteplici collaborazioni con le società e gli atleti più importanti del nostro panoramica calcistico nazionale ed europeo.

RECINE: “ABBIAMO SEMPRE CREDUTO NEL PROGETTO”. Per perseguire tali finalità la struttura si basa su un proprio autorevole Comitato Scientifico, del quale fa parte il Prof. Marcello D’Amelio, principale artefice della scoperta sull’Alzheimer. Ha chiarito ulteriori dettagli Alessandro Recine, presidente della Onlus e affermato procuratore sportivo costantemente impegnato nell’ambito della comunicazione e nei rapporti con le società e gli atleti di tutto il mondo: “Abbiamo sempre creduto nel progetto portato avanti dal professor D’Amelio, lo dimostra il fatto che a finanziare direttamente la ricerca è stata la nostra Onlus, abbinata al CMN Sport. Da sempre perseguiamo una finalità, ottimizzare il connubio tra scienza e pratica sportiva avvalendoci del contributo delle più importanti personalità di livello internazionale nel campo della medicina bio-molecolare. Il team di scienziati coordinati da D’Amelio ha conseguito questo sensazionale risultato e siamo orgogliosi di averlo sostenuto sin dall’inizio. Con altrettanto orgoglio, inoltre, ci piace accostare a tale scoperta le nostre origini: anche la provincia di Latina troverà spazio nell’enorme ribalta mediatica ricevuta dallo studio sull’Alzheimer!”.

LA SCOPERTA. Finora si riteneva che, a causare l’Alzheimer, fosse una degenerazione delle cellule dell’ippocampo, area cerebrale da cui dipendono i meccanismi del ricordo. La nuova ricerca invece, punta l’attenzione sull’area tegmentale ventrale, dove viene prodotta la dopamina, neurotrasmettitore coinvolto anche nei disturbi dell’umore. Come in un effetto domino, la morte di neuroni deputati alla produzione di dopamina provoca il mancato arrivo di questa sostanza nell’ippocampo, causandone il ‘tilt’ che genera la perdita dei ricordi. L’ipotesi è stata confermata in laboratorio, somministrando su modelli animali con Alzheimer, due diverse terapie: una con un amminoacido precursore della dopamina (L-DOPA), l’altra a base di un farmaco che ne inibisce la degradazione. In entrambi i casi, si è registrato il recupero della memoria insieme a un pieno ripristino della motivazione. «L’area tegmentale ventrale – chiarisce D’Amelio – rilascia dopamina anche nell’area che controlla la gratificazione. Per cui, con la degenerazione dei neuroni dopaminergici, aumenta anche il rischio di andare incontro a una progressiva perdita di iniziativa». Questo spiega perché l’Alzheimer è accompagnato da un calo nell’interesse per le attività della vita, fino alla depressione. «Perdita di memoria e depressione – sottolinea D’Amelio – sono due facce della stessa medaglia». Tuttavia, diversamente da quanto finora ritenuto, i cambiamenti dell’umore non sarebbero conseguenza dell’Alzheimer, ma un ‘campanello d’allarmè del suo inizio. Pur essendo ancora lontana una cura, i risultati suggeriscono che terapie future, tanto per l’Alzheimer che per il morbo di Parkinson, anch’esso causato dalla diminuzione dei neuroni che producono dopamina, potrebbero concentrarsi su un obiettivo comune.

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