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Metro truffa, il giudice convalida il sequestro a carico di Zaccheo e degli altri indagati

Il giudice Giuseppe Cario ha convalidato il sequestro dei beni per un valore di 3,6 milioni a carico dell’ex sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo, del dirigente comunale Lorenzo Le Donne e degli altri otto indagati per la truffa della metro leggera. Nell’ultimo giorno utile il giudice ha sciolto la riserva confermando il provvedimento disposto dalla Procura di Latina.

L’ACCUSA. La Procura di Latina contesta il reato di “truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche” (640bis). Il Comune non avrebbe verificato la sostenibilità dell’opera, inducendo in errore il Cipe e il Ministero. Si contesta il fatto di aver previsto il contributo regionale di 6 euro a km per vettura rispetto a una stima di passeggeri pari a 14 mila unità senza elementi solidi a sostegno di tali numeri, «al di fuori di qualsiasi previo studio e anzi contraddetti» da atti successivi scrive la Procura. Il risultato è semplice: fu previsto un contributo regionale che in realtà non esisteva.

Ma poi i soldi sono arrivati: 81 milioni. La convenzione fu firmata con Metrolatina, il consorzio a cui fu affidato il progetto di finanza dopo una gara andata deserta, e il Comune cominciò a pagare «il primo stato avanzamento lavori relativo alla costruzione di cinque vagoni» senza che il progetto esecutivo fosse stato approvato. La convenzione, secondo l’accusa, prevedeva «l’inizio della costruzione delle carrozze solo a partire dal dodicesimo mese dall’inizio dei lavori». Per questo l’importo di 3,6 milioni è considerato un ingiusto profitto. Tesi dell’accusa che dovrà ora essere confermata dal gip, dopo la valutazione della tesi difensiva.

GLI INDAGATI. Gli indagati sono: l’ex sindaco Vincenzo Zaccheo; il dirigente del Comune Lorenzo Le Donne; i legali rappresentanti di Metro Latina Pierluigi Alessandri e Aldo Bevilacqua; i legali rappresentanti della “Gemmo” Irene, Mauro e Susanna Gemmo; l’avvocato Giovanni Pascone, Cecilia Simonetti e Vincenzo Surace. Il sequestro complessivo riguarda conti correnti e immobili per un valore pari a 3,6 milioni di euro.

UNA STORIA CONTORTA. Sul caso della metro leggera (in realtà un tram su gomma modello Translohr, attivo anche in Cina, Colombia e Francia) si è battuto per anni il comitato Metro Bugia, che anche recentemente ha chiesto chiarezza sull’intenzione del sindaco Coletta. La vicenda inizia esattamente il 10 agosto 2004 quando Zaccheo presenta al Ministero dei Trasporti una domanda di finanziamento di 102.375.000 euro, il 60% del progetto per la realizzazione di due linee per il collegamento da Latina Scalo alle autolinee di Latina e poi dalle autolinee alla zona Q4-Q5. Il progetto viene anche inserito nel piano triennale delle opere pubbliche (2004-2006). Il progetto preliminare per la prima linea prevedeva un investimento di 92 milioni, per la seconda linea erano previsti investimenti per 47 milioni.  La società Metrolatina cominciò a incassare nonostante i lavori sulla linea non fossero mai stati avviati. Nell’autunno del 2014 ci furono delle riunioni per valutare il definanziamento dell’opera che, nel frattempo aveva ottenuto dal Cipe uno stanziamento di circa 80 milioni di euro. Ma la Guardia di Finanza stava già indagando sugli intrecci ancora da chiarire.

 

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