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Confiscato il patrimonio a Giovanni De Pierro, il provvedimento coinvolge Latina

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elicottero-guardia-finanzaBeni mobili ed immobili, partecipazioni e decine di società, per un valore complessivo di oltre 340 milioni di euro, sono stati confiscati dai militari del Gico di Roma a Giovanni De Pierro, titolare di numerose imprese di pulizia e non solo, già al centro di una indagine che aveva portato alla luce, fra l’ altro, una evasione fiscale ventennale ai danni dello Stato. Il provvedimento ha colpito anche beni a Latina.

De Pierro, formalmente emigrato a Barcellona (Spagna) ma di fatto domiciliato nella Capitale, è indiziato di aver organizzato un sodalizio criminale, con interessenze in tutto il territorio nazionale e in alcuni Stati europei, dedito alla perpetrazione di reati tributari, all’appropriazione indebita, alla truffa in danno di enti pubblici, alla bancarotta fraudolenta, al riciclaggio di capitali illeciti, al trasferimento fraudolento di valori. La confisca, che fa seguito a un precedente sequestro, è in esecuzione in varie città italiane, tra cui Roma, Napoli e Milano, e in vari Stati esteri, tra cui la Svizzera e il Principato di Monaco.

La confisca, disposta dal Tribunale di Roma, giunge a distanza di oltre due anni da una serie di sequestri eseguiti nei confronti di De Pierro al termine di una serie di inchieste avviate alla fine del 2012 e coordinate dalla Procura di Roma.

Le indagini avevano portato alla luce un vero e proprio gruppo criminale a struttura piramidale che, utilizzando il paravento di numerose società formalmente amministrate da una vasta platea di «prestanome», era riuscito, nel corso degli anni, da un lato, ad assicurarsi un elevato numero di appalti pubblici (specie nel settore dei servizi di pulizia) e, dall’altro, a sottrarsi al pagamento di ingenti somme all’Erario, all’Inps, all’Inail e agli Enti locali, il tutto attraverso il ricorso a mezzi fraudolenti ed avvalendosi di società che, dopo brevi periodi di operatività (due o tre anni al massimo), venivano fatte cessare o poste in liquidazione, con contestuale nomina di «teste di legno» (talvolta cittadini stranieri) o, ancora, trasferite all’estero.

I finanzieri del Gico di Roma, coordinate dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, hanno poi esteso i controlli anche oltre confine, attraverso i competenti «AssetRecovery Office», ubicati in diversi Paesi europei – in particolare nei confronti di 112 persone fisiche e giuridiche, operanti in prevalenza nel settore immobiliare, del commercio di autoveicoli, delle pulizie industriali, della gestione di servizi alle imprese e dei cantieri della nautica da diporto.

La galassia societaria oggi sottoposta a confisca (oltre 80 società di pulizia, trasporto, consulenza e servizi in Italia e all’estero) è da tempo gestita da amministratori giudiziari nominati, nel gennaio 2014, dallo stesso Tribunale di Roma – Sezione Specializzata per le Misure di Prevenzione, circostanza che ha permesso non solo di mantenere i livelli occupazionali, ma, soprattutto di garantire – a differenza del passato – l’operatività sul mercato di ciascuna realtà aziendale in piena legalità e trasparenza.

Il provvedimento ha riguardato anche 117 unità immobiliari, 35 autoveicoli e 1 motoveicolo, uno yacht e varie partecipazioni e rapporti finanziari. È stato eseguito, in Italia, a Roma, Napoli, Latina, Frosinone, Rieti, Milano, Isernia, Nuoro e nelle province di Sassari, Livorno, Varese, Cosenza e Siena; all’estero, tramite rogatoria, in Svizzera, nel Principato di Monaco, in Lussemburgo, nel Regno Unito, nella Repubblica di Panama, nelle Isole Vergini Britanniche, in Costa Rica, in Spagna e in Irlanda.

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