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Lido, allarme erosione: nuovo ripascimento in primavera. E spunta un nodo sulla convenzione con la Regione

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mare-latina-lido-spiaggia-erosione-2016-0Archiviata con un “arrivederci all’anno prossimo” la questione destagionalizzazione, per il lido di Latina si palesa una nuova nube: quella dell’erosione. Un problema che in realtà “nuovo” non è, ma che è tornato a destare preoccupazioni a seguito di alcune mareggiate a partire da inizio ottobre. La costa si sta assottigliando e urgono nuovi interventi per tamponare un processo che allarma non poco la comunità scientifica e le amministrazioni di gran parte d’Italia. In vista un nuovo ripascimento ed un ciclo programmatico di manutenzione.

Il caso arriva a Piazza del Popolo.  “Una situazione di pregiudizio per l’arenile, per gli abitati e per le infrastrutture giacenti lungo la costa”, l’allarme lanciato dalla forzista Giovanna Miele, cofirmataria insieme al collega di partito Giorgio Ialongo di un’interrogazione esposta questa mattina durante la seduta di Question Time. “Siamo qui a rappresentare l’urgenza dello stato di fatto per poter capire quale sarà la risoluzione di questo problema”. Quello che i due consiglieri chiedono, dunque, è come intende muoversi l’amministrazione per affrontare tale criticità. Una materia regionale, nel senso è che dalla Direzione Ambiente e Sistemi Naturali che deve arrivare l’apertura dei rubinetti per finanziare le opere di ripascimento. Ma è l’ente comunale a dover sollecitare l’intervento.

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Giovanna Miele (FI)

La costa “attaccata” sia da terra che da mare. Il problema è che a Latina sulla conservazione delle spiagge grava una seconda minaccia, oltre quelle dell’avanzamento del mare a discapito della costa. Si tratta di un tipo di erosione detta “eolica”, causata da vento di scirocco proveniente da sud-est, che causa una migrazione della sabbia verso nord, quindi nel tratto di Foce Verde dove l’arenile è molto più ampio. E proprio nel mese di ottobre si sono verificati forti raffiche che hanno reso necessario l’intervento degli operatori di LatinaAmbiente. Contrastare tale fenomeno è in teoria relativamente semplice. Basta impiantare dei cannuccetti per fare da barriera contro il forte vento. Tuttavia secondo Roberto Lessio, intervenuto in risposta all’istanza arrivata dai banchi di Forza Italia, non sarebbe una soluzione ottimale dal momento che “dopo una settimana sono tutti danneggiati”. Constatazione, quella del delegato all’Ambiente, figlia di quanto successo anche a Sabaudia, dove recentemente avevano optato per tale intervento.

Hotel Fogliano e Lido Nausicaa i punti più a rischio. L’assessore fa il punto sul quadro complessivo citando le situazione più critiche. Il tratto largamente più rischio è quello dove sorge il lido Nausicaa, presso il quale “sono stati realizzati interventi milionari”, spiega. Poi c’è la spinosa vicenda della “duna mobile” ; “è naturale che ci siano tali fenomeni quando vengono costruititi dei manufatti pesanti”, l’analisi di Lessio.

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L’assessore all’Ambiente Roberto Lessio

Un problema che nasce da lontano. Ma lo spettro-erosione sul lungomare latinense ha una matrice che deve essere ricercata a ritroso nel tempo. Più precisamente a circa 40 anni fa, quando venne costruito il pontile del canale della centrale nucleare di Borgo Sabotino, struttura che riduce l’apporto di sedimenti lungo il tratto costiero. Questo insieme al nodo – che riguarda l’intera costa laziale – dettato riduzione del “flusso” di sedimenti verso la foce del Tevere. Un processo – come spiegato dallo stesso Lessio – che negli anni ha acquisito un notevole spessore.

Sul lido grava una serie di interventi a “doppio taglio”. C’è chi li ha definiti interventi bluff, chi come Lessio preferisce chiamarli a “doppio taglio”. Tra il 2003-2005 venne condotto una sorta di ripascimento “misto” che prevedeva l’installazione di pannelli perpendicolari alla linea di costa senza interventi sottoflutto. Un’operazione che da un lato ha risolto il problema nei punti in cui si è intervenuti – dove “di sabbia ce ne è fin troppa”, ha commentato l’assessore – e dall’altro ha alimentato l’erosione nei punti adiacenti. Nel 2014 c’è stato poi un altro intervento, stavolta “morbido”.

Il potenziale pericolo del Porto di Anzio. L’ex esponente di Legambiente avverte anche sulle ripercussioni che possono avere degli interventi come l’ampliamento del porto di Anzio. Tempo fa era trapelato dal civico 1 di Piazza del Popolo la possibilità di imboccare la via una delibera di indirizzi per affrontare al tema, ma ad oggi niente di fatto e Lessio non ne fa cenno. C’è tuttavia chi afferma che Anzio e Latina si trovano su due differenti unità fisiografiche e pertanto sarebbe un rischio da scartare.

Urge un ripascimento “morbido”… ma in primavera. La situazione necessita di un intervento mirato. È stato firmato recentemente un protocollo d’intesa tra Comune e Regione, con il delegato regionale all’Ambiente Buschini e il responsabile della Direzione Risorse Idriche e Difesa del Suolo Mauro Lasagna che hanno dato il benestare per un intervento di ripascimento definito “morbido”. “Dare da mangiare alla spiaggia in modo da riassestare gli equilibri ecologici della costa”, ha spiegato Lessio. Un’operazione che consiste nel prelevare sabbia nei punti di accumulo e trasferirla nei tratti critici maggiormente attaccati dall’attività erosiva. E che non sarà via mare – cioè tramite captazione dalle cale marine – ma via terra. Una strada di intervento più economica e più facile da programmare, e che verrà intrapresa verso marzo-aprile. Perché non prima? Le mareggiate durante i mesi invernali potrebbero vanificare immediatamente i risultati che si otterrebbero dal ripascimento.

Fondamentale la manutenzione. Oltre ad un intervento mirato, è necessario un  programma di monitoraggio e manutenzione. Programma già definito dall’assessorato: sarà di natura quinquennale e interesserà circa 50 mila metri cubi si sabbia, con un costo stimato intorno a 300-500 mila euro a carico di Comune, Regione e concessionari.

No ad altri pennelli. Lessio scarta inoltre l’ipotesi di nuovi pennelli, in quanto li ritiene inutili a fronte del fatto che non si può procedere con l’installazione oltre Capo Portiere, dove si estende una zona a protezione speciale e per la quale l’ente Parco difficilmente rilascerà un’autorizzazione a procedere con i lavori.

Il nodo della convenzione con l’ente regionale. Per operazioni di contrasto dell’erosione, la legge regionale 58/1998 prevede che venga stipulata una convenzione tra Comune e Regione per il finanziamenti degli interventi concordati. Convenzione che è stata messa nero su bianco oltre dieci anni fa, ma che non è stata mai firmata. Un altro paradosso che si aggiunge clamorosamente come un tassello ad un puzzle – quello del nostro litorale – che rischia di rompersi ulteriormente. E intanto la spiaggia continua a scomparire.

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