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Il Boschi-tour fa tappa a Latina: “Il No un ostacolo al cambiamento.” In sala la claque, fuori la protesta

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Mancano meno di cinquanta giorni alla data del referendum costituzionale e il tour del Ministro Maria Elena Boschi continua senza sosta. La fedelissima di Matteo Renzi, madrina del testo della riforma e instancabile divulgatrice del verbo del Si, ha fatto tappa quest’oggi anche a Latina, in una sala conferenze del Victoria Residence stracolma a rischio implosione (che “l’effetto-pienone” sia stato studiato a tavolino, visto i cambi di sede che ha interessato l’evento?), e con la stampa relegata nelle ultime file. Una conferenza iniziata con quasi un’ora di ritardo, preceduta da una protesta, fuori dai cancelli dell’hotel presidiati dalle forze dell’ordine, di USB e Comitato del No.

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Ad aprire le danze è stato il segretario provinciale del Pd Salvatore La Penna, autore di un intervento che dipinge come “apocalittico” lo scenario politico italiano nel caso la riforma venga bocciata. “ Chi oggi difende il parlamentarismo votando no, – la sentenza di La Penna –  io credo che ci spinga verso altri 10-15 anni di accordi trasversali e governi di coalizione che tolgono ai poteri ai cittadini.” A precedere il monologo della Boschi, gli endorsement alla riforma di Acli, Confcooperative ed Unindustria. Non hanno preso parola, invece, Claudio Moscardelli e Sesa Amici, probabilmente a causa del ritardo accumulato.

Da sinistra: Maria Elena Boschi, Rosa Giancola e Claudio Moscardelli

Da sinistra: Maria Elena Boschi, Sesa Amici e Claudio Moscardelli

Il ritornello del Sì: semplificazione, efficienza e cambiamento. Sono le parole più utilizzate dalla Boschi nel suo intervento di quasi mezz’ora.  Del resto gli slogan che compaiono nei cartelloni-spot della campagna referendario sono del tipo ”Insieme per un’ Italia più efficiente” oppure “Aiutaci a cambiare l’Italia”. Il Ministro per le Riforme Costituzionali e i Rapporti con il Parlamento rimarca il contrasto di scelta tra le parti politiche alla base del voto del 4 dicembre: “La scelta è tra questa riforma costituzionale e lasciare le cose così come sono oggi. La scelta è tra il cambiamento e la conservazione.” E come Della Penna enfatizza i presunti effetti disastrosi del No: “Dire no a questa riforma costituzionale, vuol dire perdere un’opportunità di cambiamento importante, senza avere nessuna certezza su quando avremo di nuovo l’occasione di un cambiamento così radicale.”

La sentenza del Tar. La notizia del giorno è il respingimento da parte del Tar del ricorso sul quesito referendario presentato da Sinistra Italiana  e M5s per “difetto di giurisdizione”, in altre parole il tribunale amministrativo non può giudicare su una materia che non è demandata a tale ambito giurisdizionale, e che su cui ha già deciso l’Ufficio Centrale per il Referendum istituito presso la Corte di Cassazione.  “La sentenza di oggi dimostra – ha commentato soddisfatta il Ministro –  come tante argomentazioni portate sul tavolo per distogliere l’attenzione sul contenuto siano superate.  Sinceramente fare polemica sul fatto che il quesito è troppo chiaro mi pare francamente ridicolo. Il cittadino deve avere la possibilità di capire cosa vota senza andare a fare ricerche di giurisprudenza.”

La contrapposizione politica. Lo schieramento contro la riforma Boschi-Verdini da mesi è sulle barricate, evidenziando una spaccatura netta all’interno del Paese sul voto. Ma la Boschi non ne fa certamente un dramma: “È normale che su una riforma così importante ci siano posizioni diverse.” E prova invece a soffermarsi dibattito che si alimentato gradualmente nella quotidianità degli italiani: “ È di per sé una cosa già straordinaria che il Paese si stia interrogando proprio sulle regole del nostro stare insieme, sul Dna del popolo italiano.”

La paralisi del bicameralismo paritario. Ovviamente i temi più caldi sono quelli dei due punti più importanti del testo referendario. Il superamento del bicameralismo paritario e la revisione del Titolo V. E sul primo punto il leitmotiv ripetuto come un mantra da chi sostiene questo cambio di assetto sono le tempistiche con cui vengono varate le leggi attualmente. Il Ministro ho provato dunque a spiegare le ragioni di questa scelta, facendone una questione di reattività alle istanze dei cittadini: “Con il tempo che ci vuole oggi per approvare una legge – la denuncia della Boschi –  non riusciamo a dare delle risposte ai quei cittadini che ne hanno bisogno per vedere tutelati i propri diritti. Tant’è che quando finalmente arriva una data legge, è già troppo tardi per permettergli di funzionare davvero. Dire che il Parlamento deve pronunciarsi in un massimo di 90 giorni, vuol dire che hai la garanzia di avere una risposta, non necessariamente positiva, magari la proposta viene modificata o respinta, ma almeno si ha una risposta.” E poi via con il cavallo di battaglia della riduzione del taglio delle poltrone a Palazzo Madama: “Non trovo secondario che ci sia stata una classe politica che ha avuto la serietà di ridurre il numero dei parlamentari”. Per il Ministro non si può più tergiversare sulla svolta da dare al Paese: “C’è chi dice che possiamo aspettare per superare il bicameralismo perfetto, ma perché non possiamo farlo oggi? Credo che avere un Parlamento che può decidere in tempi più rapidi, non vuol dire avere un Governo dittatoriale; e se lo si fa con un terzo dei parlamentari in meno, non significa ridurre la democrazia.”

boschi3-fileminimizerLe competenze tra Stato e Regioni: la bilancia del potere. Molte critiche da costituzionalisti e parti politiche sono arrivate anche in merito alla proposta di revisione del Titolo V, che va a regolamentare su chi fa cosa e come nel rapporto Stato-Regione. Passaggio della Costituzione soggetto ad una serie di riforme partite negli anni’70 e convogliate nel referendum nel 2001 – proposto tra l’altro dal centro-sinistra – che trasferiva maggiori poteri agli enti regionali. Ma ora è la stessa sinistra ad ammettere l’errore e proporre una brusca retromarcia con la centralizzazione dei poteri nella macchina statale. La Boschi ne fa una questione di riequilibrio di poteri all’interno del calderone amministrativo: “Il Senato andrà a rappresentare il territorio, – spiega – perché quando si decide insieme il bene del Paese, è giusto che sia ascoltata la voce delle regioni e dei comuni. Ma è anche giusto a questo punto che le regioni accettino una riduzione dei poteri. La Corte Costituzionale passa il 50% del tempo a decidere su contenziosi Stato-Regioni. Riportare alcune competenze allo Stato non vuol dire solamente meno controversie, ma anche meno permessi ed autorizzazioni da chiedere. Davvero serve all’economia italiana che in ogni regione ci sia un’autorizzazione diversa da chiedere?”. Il concetto cardine è ancora una volta quello delle semplificazione in funzione di un’azione di governo, a suo dire, celere e più efficiente.”Semplificare, vuol dire avere norme meno chiare per tutti che sia ad Arezzo o Reggio Calabria. Riformare il Titolo V vuol dire semplificare la vita a cittadini, imprese e lavoratori. Significa che si cerca di abolire la burocrazia.”

La responsabilità di una scelta così pesante e la partecipazione attiva. “Non stiamo decidendo cosa accadrà nei prossimi sei mesi della politica italiana. Stiamo decidendo, insieme, cosa immaginiamo di poter offrire al nostro Paese nei prossimi 30 anni”, ed è per questo il Ministro invita a fare proprio il testo di legge, a discuterne e a divulgarlo in nome di una svolta democratica che forse in molti ancora devono percepire (o che non percepiranno mai). “Si deve sentire l’urgenza dell’oggi”, è il nuovo slogan politico coniato dalla Boschi che si inserisce in una narrazione, quella della conferenza di oggi, senza un confronto e un minimo di contraddittorio della stampa presente, che ha visto schizzare via il Ministro alla fine del suo “comizio”. Più che un’occasione per spiegare, entrare nel merito, confutare le critiche al testo della riforma, è sembrato quasi uno spot elettorale – con tanto di claque finale – applicato scaltramente al dibattito costituzionale. Qualcuno potrebbe obiettare che un incontro scandito solamente da i comandamenti  che i dem vanno ripetendo da mesi non sia proprio complementare al concetto di partecipazione e consapevolezza da lei stessa auspicato. “C’è un Paese intero che in queste settimane si sta interrogando sul proprio futuro. Non è una riforma scritta dentro i palazzi che riguarda esclusivamente i politici, ma tutto noi. Abbiamo una responsabilità enorme nelle nostre mani. Spero che il 4 dicembre una nuova pagina della nostra storia”, è stata la chiosa finale.

Una nuova pagina che vedrà il Paese seguire il Giglio Magico e la sua proposta o che delineerà lo scenario di quell’occasione persa paventata dalla stessa Boschi?

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9 commenti

  1. +5 Vote -1 Vote +1Rompiglio

    Cara Maria “Etruria” Boschi -come a volte ti chiama Dagospia- bella, sei bella, una volta si sarebbe detto “un pò contadinotta, poco signorile” comunque bella, ma io vorrei mandarti a casa lo stesso a te e al tuo capo.
    Vorrei vivere l’apocalisse che secondo voi ci aspetterebbe se vincessero i NO.

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  2. +4 Vote -1 Vote +1X

    Come si fa a sostenere una PERDITA della sovranità popolare? Tanto vale, per come è “scritta” questa fantomatica nuova costituzione, dichiarare il REGIME dittatoriale come è già per le Province, non più elette dal popolo sovrano, ma NOMINATE in pieno REGIME.
    Vogliamo davvero un Senato NOMINATO dal REGIME al quale si andrà a regalare anche l’immunità?
    Io dico NO!

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  3. +4 Vote -1 Vote +1Cinico

    secondo la Boschi la nostra crisi economica e finanziaria è dovuta alla Costituzione della repubblica!!!
    Sono loro del PD e partitocrazia la causa dei nostri mali non certo la Carta Costituzionale.

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  4. +5 Vote -1 Vote +1Cinico

    diamo un sonoro ceffone politico a sta gentaglia, VOTIAMO NO alla riforma della costituzione.

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      1. +1 Vote -1 Vote +1Cinico

        intanto il 4 dicembre diamo prova alla politica marcia della boschi verdini renzi napolitano ecc… d’essere un popolo unito e tutt’altro che cogl…. votando NO alla riforma costituzionale.

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  5. Vote -1 Vote +1AntonioP

    questo artico”o trasuda scetticismo ma sfiora il ridicolo, non riuscendo ad argomentare alcunchè di serio conto la riforma costituzionale. Per non parlare dei “commentatori” che mi precedono, il cui unico scopo è di “buttarla in caciara”… vabbè, di dementi è pieno il paese.

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