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Mafia Capitale, chiesta l’archiviazione per Salvatore Forlenza e l’avvocato Giuseppe Berti di Latina

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Tra i 116 indagati per i quali la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione ci sono anche tre persone collegate a Latina e provincia. Il nome più importante è senz’altro quello di Salvatore Forlenza, il marito dell’assessore di Latina Patrizia Ciccarelli. Forlenza, dopo la notizia del suo coinvolgimento in Mafia Capitale, fu sospeso dalla Legacoop. Il suo coinvolgimento provocò aspre polemiche anche dopo la nomina di sua moglie nella Giunta di Damiano Coletta.

Ora, per lui, arriva la richiesta di archiviazione. I magistrati di Mafia Capitale scrivono: «Nei confronti di Salvatore Forlenza si è ipotizzato il suo concorso con Fiscon, Buzzi, Cancelli, Guarany, Bugitti, Garrone, Di Ninno e Carminati, nei cui confronti si procede separatamente, nel reato di turbativa d’asta in relazione alla gara AMA n. 30/2013. Le investigazioni espletate non hanno consentito di acquisire elementi utili a dimostrare che Forlenza sia stato partecipe delle collusioni tra Buzzi-Cancelli-Fiscon».

Stessa richiesta anche per l’avvocato di Latina Giuseppe Berti, la cui posizione era ancora più di rilievo. «Le indagini svolte – scrivono i magistrati riferendosi a Giuseppe Berti – hanno consentito di evidenziare che Giuseppe Berti è stata la persona che ha espresso gli interessi, all’interno del Cda di AMA a partire dalla sua nomina, del gruppo criminale riconducibile a Buzzi, Carminati e Testa, che s’interfacciava con tale plesso della pubblica amministrazione attraverso le società cooperative gestite da Buzzi. Gli elementi acquisiti tuttavia non consentono – concludono i magistrati – di poter sostenere proficuamente l’accusa in giudizio nei suoi confronti, massimamente con riguardo alla sussistenza dell’elemento soggettivo del reato».

Infine Gianmario Baruchello, professore universitario, consulente di Buzzi ma anche ex consigliere di Latina Ambiente. In questo caso i magistrati, chiedendo l’archiviazione, sottolineano che «la difesa di Baruchello, con una memoria depositata il 10 giugno 2015, ha contestato le accuse. L’analisi delle risultanze non consente di poter sostenere proficuamente l’accusa in giudizio». Ora sarà il Gip a decidere sulle richieste di archiviazione.

IL QUADRO GENERALE. Politici, imprenditori, professionisti. Un gruppo di 116 persone, tutte finite nel registro degli indagati della maxinchiesta su Mafia Capitale e per i quali la Procura chiede ora al gip l’archiviazione. Una decisione che arriva proprio mentre il processo, di scena nell’aula bunker di Rebibbia e che vede 46 persone imputate, si avvia nella fase più delicata in vista di una sentenza che, se i tempi verranno rispettati, potrebbe arrivare già prima dell’estate. Al momento sono circa una dozzina gli imputati che hanno scelto riti alternativi e sono giunti già ad una condanna. Molti per i quali oggi la Procura ha chiesto l’archiviazione hanno saputo solo in queste ore di essere finiti nell’inchiesta che ha sconvolto i palazzi della politica all’ombra del Campidoglio. I pm di piazzale Clodio non sono tenuti, infatti, ad informare gli indagati, neanche con la richiesta di archiviazione.

Oltre al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, finito nel registro degli indagati dopo alcune dichiarazioni rese da Salvatore Buzzi, il ras delle coop romane e tra i principali imputati nel processo, per l’accusa di corruzione e turbativa d’asta, sono molti i nomi «noti» per cui oggi i pm di piazzale Clodio sollecitano l’archiviazione alla luce del fatto che non sono stati trovati elementi per proseguire le indagini. Nell’atto è citata la richiesta di archiviazione per l’accusa di associazione mafiosa per l’ex sindaco, Gianni Alemanno, e si fa riferimento al fatto che l’ex primo cittadino è attualmente sotto processo per finanziamento illecito. In riferimento all’accusa di cui si chiede l’archiviazione i magistrati sottolineano la «presenza di contatti tra lui e gli apicali dell’organizzazione ed essendo certa la curvatura dell’attività nella direzione degli interessi dell’associazione».

La Procura ha chiesto di archiviare la posizione di Vincenzo Piso, parlamentare, ex PdL ora al gruppo Misto, a cui era contestato il reato di finanziamento illecito. Molti i politici locali: il presidente del Consiglio Regionale, Daniele Leodori (turbativa d’asta), l’ex consigliere comunale con delega per lo sport sotto la giunta Alemanno, Alessandro Cochi (turbativa d’asta), l’ex braccio destro e l’ex capo segreteria di Alemanno, Riccardo Mancini e Antonio Lucarelli (associazione mafiosa. Tra gli imprenditori Luca Parnasi (corruzione). Poi Gennaro Mokbel (riciclaggio), quest’ultimo condannato in primo grado per il caso Tis-Fastweb. Chiesta l’archiviazione anche per Ernesto Diotallevi (associazione mafiosa).

Infine i pm hanno chiesto l’archiviazione anche per Paolo Dell’Anno, Domenico Leto e Michelangelo Curti, indagati per associazione mafiosa. La maggior parte era stata indagata dopo le parole di Buzzi. Parole, scrivono i pm nella richiesta di archiviazione, «apparse sospette e ancorate a una precisa strategia difensiva, proiettata a dimostrare la propria estraneità all’associazione di tipo mafioso contestatagli». Per i magistrati di piazzale Clodio «le parole di Buzzi sono state spesso il frutto di notizie raccolte ‘de relatò oppure non sono risultate corroborate o suffragabili da idonei riscontri. La reticenza di Buzzi sui fatti da lui commessi e su alcuni soggetti – concludono i pm- incide negativamente sulla sua attendibilità intrinseca, per cui le sue dichiarazioni vanno vagliate con particolare attenzione e prudenza».

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