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L’INTERVISTA D’Achille: “Incendi, scritte e minacce. Abbiamo toccato punti nevralgici”

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L’episodio di cui è stato vittima Fabio D’Achille, il chiodo trovato nel suo microfono in consiglio comunale, è salito alla ribalta della cronaca locale e nazionale. E alla luce delle scritte apparse l’altro ieri contro il sindaco e la consigliera Laura Perazzotti assume una nuova valenza. Non tutti in città hanno creduto che quel chiodo nel microfono fosse da considerarsi un atto intimidatorio.  Si saprà ovviamente di più dall’esame dei filmati delle telecamere di sicurezza. Nel frattempo Latina24ore.it ha contattato D’Achille per un ulteriore commento sulla vicenda, ma anche per fare il punto, ad una settimana dall’approvazione in Consiglio della mozione sulla rete civica museale,  sullo stato in cui versano arte e cultura nel tessuto urbano latinense. Senza tralasciare le dinamiche dell’aula consiliare e quel rapporto con le opposizioni che si è incanalato sui binari dello scontro politico.

D’Achille, lei è stato vittima di un episodio inquietante. La prima cosa che ha pensato quando è arrivato nella sua postazione e ha visto quel chiodo?

In verità ho pensato subito che fosse stato messo anche nel microfono di qualche altro consigliere, e non solo a me. Tant’ è vero che ho chiesto al Presidente del Consiglio Comunale di far verificare agli altri membri dell’aula se quanto successo avesse riguardato anche i loro scranni. A caldo ho pensato al gesto di uno stupido.

Lei poi ha ipotizzato che sia stato qualcuno a cui dà fastidio il vostro lavoro, la cito testualmente, “tra gli scheletri dell’amministrazione”. Cosa intende?

Si tratta di collegare i vari tasselli. Questa estate, poco dopo l’insediamento del nuovo Consiglio, ci sono stati quei famosi incendi; che fossero dolosi non c’è dubbio, ma non li abbiamo bollati immediatamente come un qualcosa riconducibile alla nostra attività politica. Quello è stato il punto di partenza, il benvenuto al nuovo corso amministrativo. Poi c’è stato l’episodio delle scritte ingiuriose sulle vetrate della scuola di Via Tasso, plesso gestito dal consigliere Nino Leotta. Ad oggi, tirando le fila, penso che sia evidente che si è ricreato un certo clima di malcontento, generato dal fatto che siamo andati a toccare alcuni punti nevralgici all’interno della macchina amministrativa, e questo d fastidio. Latina Bene Comune sta cercando innanzitutto di ripristinare la legalità in questa città. Il primo esempio, in ordine cronologico, è stato quello riguardante gli impianti sportivi: qualcuno ne usufruiva, ma non aveva un contratto, c’era chi pagava e chi no, chi addirittura non pagava ma subaffittava ad altri. Noi abbiamo messo mano ad un regolamento del Comune e abbiamo intenzione di farlo rispettare. E questo è solo uno degli elementi .

Anche il riferimento del sindaco Coletta sul clima ostativo che state trovando all’interno della macchina amministrativa potrebbe ricollegarsi a questo?

Ci accusano di correre dietro alla minoranza, di non essere concreti. La verità è che noi stiamo lavorando, ma ogni volta che mettiamo mano ad un qualcosa ci accorgiamo che ce ne sono altre dieci intricate tra irregolarità e complicanze. Stiamo partendo da zero e in più abbiamo intorno soggetti che non ci aiutano, soprattutto all’interno dell’amministrazione. A questo bisogna aggiungere un’opposizione che continua ad arroccarsi su questioni di lana caprina, a spostare i concetti della discussione. Non hanno accettato la volontà popolare. Il problema reale è proprio questo: la democrazia è un optional. E oltretutto ora ci sbeffeggiano anche perché stiamo sottolineando questo clima  all’interno e all’esterno. La minoranza ha riempito i giornali con dichiarazioni di solidarietà per le scritte apparse a Via Gorgolicino contro il sindaco e la consigliera Perazzotti, mentre sull’episodio del chiodo nel mio microfono non ha detto niente nessuno (ndr. riferito all’opposizione), quasi a voler sminuire l’accaduto. Io voglio sperare che quanto successo sia stata una stupidaggine, una goliardata, un bambino che voleva passare del tempo (ndr. Pochi giorni prima si era svolto un matrimonio in aula consiliare), ma temo che non sia così… Nonostante il tentativo degli ambienti vicini alle forze di opposizione, l’episodio del microfono è stato un tentativo di comunicare “tiè, guarda quanto posso arrivarti vicino”.

Anche ricollegandoci all’episodio di Via Tasso, ci si sta trovando di fronte ad una difficoltà intrinseca di essere un rosso in una città a forti tinte tendenti al nero o oramai sono superati questi tempi?

Non so, io vorrei sminuire questo aspetto.  Ho smesso di fare politica con Rifondazione Comunista nel 2005, anno in cui mi diedero anche l’incarico di rimettere insieme il coordinamento provinciale. Dopodiché mi sono occupato di arte. Certo ho svolto un’attività politica insieme a Sergio Sciaudone, mettendo un su una lista civica di sinistra. E nel mio percorso politico non ho mai aggredito chi non la pensa come me. Dispiace tuttavia che all’interno di questa città rimanga questo clima di intolleranza.  Da una parte vorrei, appunto sminuire, ma dall’altra prendo atto di certi collegamenti. Anche Laura Perazzotti viene dal modo della sinistra,  e nel  caso specifico le circostanze rimandano alla vicenda dei rifugiati ospitati nella zona.

Altro argomento spigoloso quello degli immigrati sul nostro territorio…

Bisogna premettere che non è una scelta fatta da noi, ma stiamo solamente rispettando un impegno come il resto dei Comuni italiani interessati alle dinamiche della’accoglienza. Oltretutto mi sembra che questi immigrati a Latina non stiano creando alcun tipo di problema. Non sono immigrati economici, ma rifugiati politici, gente che scappa dal proprio paese perche rischia la vita. Non capisco, Latina è la città del Novecento, che racchiude in sé tutte le tematiche di questo secolo, tra cui anche l’immigrazione. Noi italiani in quegli anni siamo stati trattati come qualcuno vorrebbe trattare oggi queste persone, e purtroppo di questo non siamo riusciti a farne tesoro.

Cambiando completamente discorso, lei da anni si occupa di arte e cultura. In Consiglio è stato il primo sostenitore tra le anime della maggioranza della mozione sulla rete museale civica presentata da Matteo Coluzzi. Un giudizio sul quadro complessivo sullo stato degli spazi museali a Latina?

In Consiglio abbiamo votato all’unanimità perché quando l’opposizione porta in aula tematiche in linea con la nostra programmazione di mandato, non si può non appoggiarne le istanze. Siamo ben felici di avere anche qualcuno dalla nostra parte su temi condivisi. Venendo alla situazione dei musei a Latina, è tutto da ricostruire, siamo vent’anni indietro. Chi ha governato in questi anni non ha prodotto niente. Hanno lasciato tutto in una fase di stallo, non hanno aggiornato i piani di emergenza, non hanno adattato le guide. C’è una normativa che annualmente impongono di verificare tutte quelle condizioni che rientrano in un discorso di accoglienza del visitatore, partendo dall’allestimento. E su questo non hanno investito un centesimo, hanno fatto il minimo indispensabile.  Ora ci troviamo una rete museale da rifondare, da ricollegare. Abbiamo varato un nuovo progetto che si chiama “Latina Cultura” che propone appunto uno vero sviluppo di questa rete, in vista della partecipazione ad un bando di gara.  Il problema di questa città è che non esiste uno spazio museale libero; io vengo dall’esperienza del MAD, il Museo d’Arte Diffusa: ci siamo inventati un museo diffuso proprio perché da questo punto di vista non c’era assolutamente niente. Bisogna lavorare su questo, sugli spazi espositivi. Nel progetto sulla biblioteca con cui partecipiamo al bando di gara Città di Fondazione, abbiamo pensato ad una pensilina esterna dove potremo accogliere delle opere d’arte, una mostra estemporanea in pieno centro, proprio com’era una trentina di anni fa, quandone la struttura era presente la galleria Aldo Manuzio dove venivano  esposte le opere degli artisti del territorio.

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Il museo Cambellotti

Le principali criticità, anche a livello di fruizione del contenuto, che possono essere attribuiti ai musei di Latina?

I nostri musei sono delle realtà espositive monotematiche, il Cambellotti in particolare. Soffrono pertanto del fatto che una volta che li si è visitati, difficilmente poi il visitatore può tornarci. Ci sono dunque due possibilità: o li si inserisce in una rete regionale, ma anche nazionale, e li si pubblicizza all’interno delle scuole oppure si può differenziare l’offerta. Proprio in merito al secondo tipo di soluzione, è bene ricordare che oramai quasi tutti i musei nel mondo hanno degli spazi espositivi liberi, finalizzati al dialogo con il contemporaneo. I musei possono diventare luoghi di sperimentazione: si può mettere insieme la musica, si può mettere insieme la poesia, la letteratura. Possono trasformarsi in un’occasione per vivere le arti a tutto tondo. Bisogna portare sul territorio anche un altro tipo di cultura artistica da integrare a quella legata ai principi del Novecento e del Razionalismo.

L’arte e la cultura possono far paura a chi ha nei propri intenti quello di mantenere lo status quo? Quanto è difficile rilanciare questi due fattori a Latina?

Credo che ora sia maturata una volontà di ascoltare ed agire e che quindi non dovrebbe essere così difficile perseguire un discorso di questo tipo. L’arte può essere un piccolo motore di sviluppo anche grazie alla collaborazione con le associazioni che hanno resistito in questi anni, loro che sono stati gli unici baluardi per la cultura in questa città. Il problema è che gli spazi pubblici venivano concessi per una o due settimane massimo, subito dopo veniva revocata l’autorizzata e non si capisce perché. Ritorniamo al problema degli spazi.

A proposito di spazi espositivi, Latina “vanta” la presenza di diversi edifici categorizzati come archeologia industriale, strutture in stato di abbandono che hanno perso la propria funzione e a cui dare nuova vita. Quali di essi potrebbero acquisire la funzione di spazio adibito alla fruizione dell’arte?

L’ex Garage Ruspi, è una notizia di questi giorni, sarà destinato come spazio espositivo per la Biennale D’arte Contemporanea di Latina. Hanno preso a cuore questa iniziativa anche perché inaugurarono il contest nel 2010 proprio in questa struttura, che attualmente è inagibile ed inutilizzabile. È successo che un’associazione culturale con delle idee, con un progetto, ha deciso di intervenire per bonificare uno spazio dimenticato e di cui la città potrà a breve usufruire. Il contesto generale è quello di una decina di aziende che hanno sfruttato gli oneri della cassa del mezzogiorno e che ora hanno chiuso i battenti. . Si parla di decine di fabbriche alle porte della città, c’è l’ex-Svar, si può fare di tutto e non capisco nemmeno perché non si è pensato a procedere con un’operazione del genere.  La strada da percorrere è quella che ha visto la rigenerazione dell’edificio che ospitava il Consorzio Industriale dello Sviluppo Roma Latina dove ho realizzato il MADXI, un vero e proprio museo di arte contemporanea. Mi sono inventato uno spazio e mi hanno chiesto di rimanere, non potevano dirmi di no visto lo stato di abbandano in cui versava la struttura precedentemente.

Si è parlato di Art Bonus per la riqualificazione degli edifici storici. Lo ritiene un percorso valido e percorribile?

L’Art Bonus è una legge varata dal Ministero dei Beni Culturali per promuovere il recupero e il restauro di quelle opere per le quali non è possibile attuare tale operazione con i soldi dei Comuni. Abbiamo una situazione di dissesto economico di 34 milioni di debiti, può essere sicuramente un ottimo strumento. Si tratta di utilizzare come risorse le donazioni di privati, detraibili fiscalmente fino al 65%. Noi abbiamo orientato questo bonus per le statue di Palazzo Emme e di Piazza del Quadrato, aggredite dal cosiddetto “cancro del marmo”.  Statue che hanno bisogno di un ristoro immediato, e questo sarà possibile con questa  forma di finanziamento.  Ma lo abbiamo proposto anche per il murales realizzato da Sergio Ban di fronte l’ex-campo profughi e per la statua della ninfa che si trova all’interno dei giardini del Comune. Abbiamo tempo entro la fine dell’anno  per realizzare questi proposte avanzate in Commissione Cultura, dal momento che hanno delle scadenze fiscali. I cittadini sono chiamati a contribuire per offrire un apporto tangibile al territorio.

Quanto è realistica la possibilità di riprendere quei famosi progetti di Wilmotte?

Io sono anche membro anche della Commissione Urbanistica, e abbiamo trovato moltissimi progetti nei cassetti. E tra questi c’è anche quello di Wilmotte. Progetti mai realizzati e che stiamo mettendo a disposizione dei commissari, e lo stiamo facendo con il fondamentale contributo dell’assessore Buttarelli, un professionista che da questo punta di vista ci potrà aiutare molto.

Un giudizio sull’operato di Latina Bene Comune in questi prime tre mesi, così’ come quello della minoranza.

Noi come forza di maggioranza siamo concentrati su un lavoro immenso, e in più dobbiamo scontrarci quotidianamente su una serie di regolamenti anche complessi nell’interpretazione. Per quanto potevamo essere ottimisti, non pensavano di vincere. Ma ora bisogna studiare e pedalare. Ci serve un po’ di tempo ma anche tranquillità, cosa che le opposizioni hanno deciso di non concederci, vogliono farci lavorare male. È un po’ questo il ruolo di un’opposizione che non accetta la scelta che hanno i fatto i cittadini su chi li debbano rappresentare. Se noi siamo incompetenti, quelli che ci bollano come tali, e che si trovano dall’altra parte del Consiglio, lo sono più di noi. La questione della destagionalizzazione ne è l’esempio perfetto: abbiamo proceduto con una serie difficoltà dettate solamente da anni di immobilismo. Noi che siamo incompetenti, a detta loro, in tre mesi abbiamo messo nero su bianco gli indirizzi per la destagionalizzazione, ma è dal 2008 che si stava aspettando un atto del genere.

Per concludere, abbiamo letto tutti le linee programmatiche del sindaco e della maggioranza. Quali sono le sue “linee programmatiche personali”, da presidente della Commissione Cultura, Scuola e Sport, in questa consiliatura?

Sarà una sfida bella ma difficile, è innegabile che mettere insieme Scuola, Cultura e Sport presenterà un mole di lavoro non indifferente. Tra le iniziative che abbiamo inserito nel Documento Unico di Programmazione ce n’è una in particolare a cui tengo molto, e a cui ho fatto più volte riferimento in questa intervista: il recupero degli spazi abbandonati che potrebbero essere occupati da artisti, associazioni, artigiani e giovani, nel tentativo di riaprire queste realtà alla comunità. Prenderli in concessione gratuitamente o pagando un canone ridicolo per rimetterli a posto. E in questo processo le sponsorizzazioni saranno molto utili. Vorrei dare la possibilità alla cittadinanza di riscoprire posti nascosti, come è stato con la “provocazione” della Torre Comunale, che abbiamo trovato sottoforma di discarica. La crescita culturale passa anche attraverso il riuso e il decoro.

Comments

comments

  • Secondo me non avete toccato proprio niente, a parte i fiorellini a palazzo M

  • marta

    si Roby.non è facile cambiare la città ma sono abbastanza
    delusa da questo loro operato.spero di ricredermi

  • Sandro

    tutto quello organizzato anche il pluriautodecantato Mad…roba che potrebbe fare meglio chiunque

  • Luca

    tre mesi in confronto a DECENNI di malaffare?
    fatevi da parte, e lasciateli lavorare.

  • Rompiglio

    Ma quel famoso chiodo nel microfono… nella la foto a suo tempo riportata nell’articolo, il chiodo era appoggiato alla base del microfono, ma i chiedo: era realmente NEL microfono? Sarebbe molto indicativo.
    Qualcuno me lo può dire? Ringrazio in anticipo.

MandarinoAdv Post.