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Intervista a Matteo Coluzzi: “Io e i partiti? Ognuno parla per sé. Forte è stato un collante tra diversi bacini politici”

matteo-coluzzi-question-timeA Latina si è parlato e si parlerà a lungo di rivoluzione civica, accostando tale termine al plebiscitario successo di Coletta e della sua Lbc. Si parla di un qualcosa – come per il M5S delle prime battute – di antitetico al concetto di partito, anche se forse, in fondo, così antitetico non è. Associazionismo e partitocrazia: elementi opposti o “interscambiabili”? La differenza risiede solamente nella forma o anche nei contenuti?

Aldilà delle barriere semantiche erette talvolta a seconda della convenienza politica, un esempio di cooperazione tra questi due mondi può essere ritrovato in alcuno aspetti nella figura di Matteo Coluzzi, consigliere di opposizione capogruppo della lista Forte Sindaco. Anche se poi Coluzzi non perde occasione di sottolineare che lui con il Pd (ma in generale con i partiti classici), inteso come cultura politica, non c’entra niente, o quantomeno non è quello il riferimento. E gli va dato atto che di Pd non ne ha mai parlato neanche in campagna elettorale, quando i voti di qualche deluso del democratico gli avrebbe fatto, in teoria, comunque comodo. Enrico Forte, dunque, come collante tra due aree di espressione politica. E il giovane architetto pontino si inserisce in quel fronte costituito dall’”attivismo dal basso”, che spesso si è scontrato negli ultimi anni con il fronte partitocratico . Ma forse è solamente un mero discorso di schieramenti, di pre-tattica politica, dal momento che quando si comincia a discutere di temi concreti, quella convergenza, che su un piano di confronto scandito da toni da campagna elettorale non troverebbe molti riscontri, può prendere forma negli schemi decisionali e nel gioco delle parti della prassi politica.

Insomma, al bando i populismi e il quadro astratto delle ideologie che vede la politica come puro esercizio simbolico: se c’è una condivisione dei contenuti si può virare su una linea comune. Sta di fatto che tra la nuova gioventù insediatosi in Consiglio – eretta a cavallo di battaglia da Lbc e forse per la prima volta a Latina vero vettore di consensi – risulta il più attivo. Alla sua prima esperienza politica, si è subito addentrato nel dibattito interno al civico n.1 di Piazza del Popolo, mostrando coerenza, in termini di istanze avanzate, con i progetti portati avanti nel suo percorso nel mondo dell’associazionismo. Da Imago Urbis a Progetto Latina Oltre; il percorso è legato ad un unico filo conduttore: cultura e giovani.

A oltre due mesi dal voto, abbiamo fatto il punto di questo sprint iniziale di consiliatura proprio con Coluzzi, provando a delineare uno spaccato di questa fase politica, vista dalla parte di chi in aula si trova a dover affrontare l’arduo compito di fare opposizione (ma non a tutti i costi) al monolite Lbc.

Cominciamo da una doverosa constatazione. Tu provieni da una lista civica – in appoggio ad un candidato “politico” ma pur sempre una lista civica – e per adesso stai svolgendo la tua attività politica in una opposizione composta da partiti. Un esempio – in un periodo di forte scollamento tra realtà partitiche e società civile – di come civismo e politica in senso stretto del termine possano unire gli sforzi per il “bene comune” (per restare negli schemi comunicativi di questi mesi)…

Alla base del discorso ci tengo a sottolineare una dovuta precisazione: a livello di rappresentanza io sono una cosa ed i partiti un’altra. In termini di coalizione, l’affiancamento – se così si può definire –  è stata dettata dal comune denominatore che è Enrico Forte. La candidatura di persone come me – con delle idee, con un percorso come il mio – è stata importante come elemento di piena contrapposizione a quella del partito democratico. Nel senso che Forte si è proposto come sintesi di diversi bacini politici, di diverse aree di confronto, tra cui appunto quella che io rappresento e che poteva essere vista come un fronte antitetico a quello del partito. E’ per questo che ci tengo a sottolineare che io, Matteo Coluzzi, ad oggi faccio riferimento ad un gruppo civico ed eterogeneo da un punto di vista ideologico, che però ha trovato un  “collante” per un percorso di convergenza su una politica condivisa riguardo diversi temi. E’ stato questo il  vero punto di forza: saper canalizzare differenti contesti ideologici verso un’unica direzione.  Tuttavia, il fatto che la scelta del candidato sindaco da appoggiare sia caduta su una persona vicina ai dem, non significa essere una compagine organica a quella fazione. Dietro questa decisione non c’è alcuno orientamento politico. In questo momento i partiti “parlano per sé stessi”, le azioni politiche che condurrò in Consiglio e nelle commissioni saranno autonome e scevre da logiche di partito. L’unico riferimento, come già detto, rimangono i punti condivisi con  Enrico Forte in quanto persona con un’apertura mentale tale da sposare determinate tematiche, per il resto ognuno farà il suo percorso politico.

Già da queste prime fasi di consiliatura stai portando all’interno dell’Assise e sul tavolo delle commissioni quelli che erano gli spunti da Imago Urbis e Progetto Latina Oltre: cultura, riqualificazione urbana e valorizzazione del patrimonio le parole d’ordine, oggi come allora. Credi che su queste tematiche si possa costruire un percorso comune con la maggioranza?

In primis penso che non sia più accettabile prendere un tema portato in Consiglio e trasferirlo in Commissione senza discuterne. Il Consiglio è l’organo sovrano, in cui le parti devono prendere una posizione chiara su ogni elemento di confronto; poi se ci sono da fare particolari riflessioni è bene spostare la discussione in Commissione, ma quantomeno bisogna rendere edotta l’Assise su quale sia la linea.  Per quanto riguarda invece gli spunti  presentati non solo alla maggioranza ma alla città tutta, sono quelli su cui con altri ragazzi abbiamo sempre ragionato anche quando l’ipotesi elettorale era ancora inesistente. Questo a conferma dell’attenzione che abbiamo sempre avuto nei confronti di alcune problematiche. E spero che tali istanze possano essere condivise anche dalla maggioranza.

La querelle di questa prima fase tra le parti politiche si è posizionata anche sulla questione dell’utilizzo dei fondi messi sul piatto dal bando Città di Fondazione, finanziamenti di cui tu sei stato il principale promotore con una mozione presentata e poi ritirata nella seconda seduta del Consiglio. Hai già espresso più volte, insieme ad Enrico Forte, il tuo parere contrario alla scelta della Biblioteca per il progetto, a causa di una riduzione degli spazi lettura. Problemi di interpretazione degli obiettivi del bando e delle esigenze degli utenti?

Sulla questione del bando Città di Fondazione ci è stato chiesto di ritirare la mozione e di discuterne in Commissione. È  stato presentato un progetto, già in parte ultimato, sul quale io mi sono permesso di fare alcune osservazioni, neanche di carattere politico ma puramente tecnico, legate alla diminuzione degli spazi destinati alla sala studio della Biblioteca Comunale. Da qui ne è nata una polemica in cui io ed Enrico Forte siamo stati additati di non volere il bene comune. Se il bene comune significa utilizzare dei soldi pubblici tesi al miglioramento del contesto culturale e dei servizi su Latina per perseguire uno scopo contrario allo spirito del bando, ovvero apporre un’ulteriore criticità ad una struttura satura – per la quale c’è una continua richiesta di nuovi spazi dagli studenti – allora vuol dire che abbiamo due idee diverse, appunto, di “bene comune”. Nonostante questo episodio, nell’ultima commissione Politiche Giovanili e Sportello Europa, l’assessore di competenza ci ha informato che è stato rettificato quel passaggio (ndr. la riduzione di 25 mq per gli spazi lettura nell’emiciclo): l’attuale disposizione delle sale studio non verrà alterata, ma verrà cambiata la destinazione d’uso di una delle ali laterali della biblioteca che ospiterà l’area di accettazione per nuovi servizi introdotti, quali ad esempio testi in codice Braille per gli ipovedenti e un centro documentazione per dei fondi storici. Bisogna chiarire che non ci sarà un aumento di spazi destinati per quell’area che deve accogliere un’ingente richiesta di postazioni studio, vista anche l’assidua presenza di studenti di Latina che studiano fuori sede e che decidono di restare nella propria città al termine delle lezioni accademiche. E ci tengo a ribadire il mio parere totalmente discordante sull’interpretazione del bando, il quale chiede di destinare i fondi ad un progetto per uno stabile appartenete al nucleo originario della Città di Fondazione che attualmente non presenta una precisa funzione o un posto in una situazione di degrado diffuso, in modo da conferirgli una nuova vita, una nuova funzione; creare uno spazio dinamico ricco di fermento in contrasto con l’attuale stato. Questo è un discorso sia tecnico che di scelta politica,  mi auguro tuttavia che con la decisione presa dalla maggioranza si possa accedere affettivamente a questi fondi.  Nel caso il progetto sulla biblioteca non soddisfacesse i requisiti del bando, sarebbe un altro autogol per Latina e qualcuno dovrà prendersene le responsabilità.

Quali potrebbero essere, in linea generale, i progetti per una riqualificazione dell’ex-Garage Ruspi? Quali le papabili destinazioni d’uso per questo stabile?

Intanto io non ho mai proposto l’ex-garage Ruspi come struttura candidabile per il bando: è un qualcosa che mi hanno messo in bocca. Detto questo, il Ruspi è uno stabile che, seppur in attesa di finanziamenti – si è già parlato di fondi regionali, del progetto dell’architetto Cupelloni – ha una destinazione d’uso abbastanza chiara: quella di uno spazio espositivo. Il bando Città di Fondazione mira a sostenere progetti che diano un’identità a immobili che ora come ora non ce l’hanno più, cosa che non si può dire per il Ruspi, edificio che già in passato è stato adibito, appunto, a spazio museale. Si è parlato, dunque di questa struttura, ma a mio avviso si poteva pensare a tante altre realtà che ad oggi non presentano una precisa destinazione d’uso.

Satricum, sito archeologico presso il quale si è svolta l’ultima Commissione Cultura, è un esempio di struttura da rigenerare , vittima di un trasversale spreco del pubblico investimento. Qual è il tuo giudizio sul quadro complessivo in cui versa Latina?

Latina presenta diverse realtà che si trovano in uno stato di degrado, spazi che hanno perso completamente la propria funzione. E qui entra il gioco il concetto di mappatura: un’operazione che non deve essere portata avanti solamente in riferimento al patrimonio storico, ma anche a quella che viene definita “archeologia industriale”. In Europa, ma anche in Italia, ci sono molti esempi di strutture del genere concepite come spazi di rigenerazione e di riuso. Se penso a  Latina mi vengono in mente in primis i numerosi edifici industriali dismessi, ma ci sono altri esempi. Bisogna tuttavia stare attenti nell’utilizzare il termine riqualificazione. Riqualificare è l’opposto di abbattere e ricostruire – come è invece stato spesso concepito fino ad oggi – , vuol dire valorizzazione dell’esistente che può certamente essere affiancato da aspetti del contemporaneo. Procedere con un “abbattimento” del patrimonio architettonico – ritornando alla questione degli edifici storici in disuso – vorrebbe dire alimentare ulteriormente quella damnatio memoriae a cui è stata e continua ad essere soggetta la nostra città.

Con una delibera di giunta di un paio di settimane fa, l’amministrazione Coletta ha deciso di aderire al Programma Straordinario di Intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie per il quale bisogna presentare dei progetti entro il 30 agosto. Quali sono le aree su cui si potrebbe intervenire con un’operazione di rigenerazione?

Quando si parla di riqualificazione delle periferie si intende una vera e propria ricucitura del tessuto urbano, un intervento volto a conferire un recupero prima funzionale e poi estetico anche nella percezione degli abitanti. Io sul macro-tema degli interventi nelle aree periferiche a Latina ho un’opinione del tutto soggettiva: a mio avviso la prima periferia di Latina – intesa come area degradata – è il Quartiere Nicolosi. Un quartiere che costituisce il cuore della città, anche da un punto di vista logistico: si pensi alla sua vicinanza al centro storico, alle autolinee, ad un’asse stradale come quello di via Piave che costituisce l’accesso primario al nucleo urbano venendo da Roma. Ritengo che debba essere una delle priorità dell’amministrazione. Poi bisogna capire bene come quest’ultima intenda interpretare il bando dal punti di vista dei vari layer urbani: edilizia, trasporti e servizi. Vedremo come si muoverà l’amministrazione, visto che la scadenza è vicina.

Un tuo pensiero riguardante il Piano degli interventi straordinari per lo sviluppo economico del litorale laziale per il triennio 2016-2018? In altre parole, nuovi fondi per potenziare la rete ciclabile e pedonale sul e verso il lungomare. Un obiettivo fatto proprio da LBC in campagna elettorale e sul quale si potrebbe trovare un punto di incontro…

Sul nostro lungomare resta il problema del senso unico e non parliamo di una  tesi astratta, bensì sulla base di quanto viene registrato quotidianamente. A mio avviso c’è stato un grosso errori di valutazione in termini di fluidità del traffico la quale crea numerosi disagi, come confermato anche dai commercianti, nel vivere il lungomare. Per quanto riguarda il tema della convergenza, da parte mia non c’è nessun ostruzionismo, ma voglia di confrontarsi e ragionare insieme.

Non solo cultura, ma anche ambiente, dal momento che sei membro della commissione di riferimento. Una tematica abbastanza accesa a causa della questione LatinaAmbiente e della sospensione del bando europeo per un nuovo affidamento del servizio di igiene urbana. Sei d’accordo con la linea della gestione in house portata avanti dalla maggioranza?

A differenza di altri non escludo questa possibilità.  Quello che mi interessa veramente è il raggiungimento degli obiettivi: 65% di raccolta differenziata e riassorbimento del personale di Latina Ambiente, secondo criteri meritocratici.

Sempre in riferimento al macro-settore ambientale, da prossimo urbanista, quali soluzioni si potrebbero mettere in campo per migliorare il verde pubblico?

Vi è  sicuramente l’urgenza di un Piano del Verde Urbano. Uno strumento che. Uno strumento di mappatura e pianificazione delle aree verdi sia da punto di vista urbanistico che delle caratteristiche delle specie stesse, che andrebbe affiancato al Piano Regolatore Generale e che garantirebbe in maniera prescrittiva il rispetto di determinate direttive. Anche il verde è architettura e come tale va determinato in base alla forma ed alla funzione.

Per concludere, un giudizio complessivo sull’operato della maggioranza, e anche un’autovalutazione sull’apporto offerto dall’opposizione in queste prime battute politiche.

Le linee programmatiche presentate, nonostante il temporeggiare della maggioranza, non lasciano fin’ora intendere particolari indirizzi legati al futuro della città o ad un’idea di sviluppo territoriale. Valuteremo a breve il Documento Unico di Programmazione (DUP).  Sicuramente alcuni atteggiamenti da parte dei membri di LBC sono apparsi tutto tranne che coerenti con la millantata volontà di collaborazione tra le parti per il bene della città. Per quanto riguarda l’opposizione ho avuto l’impressione che sia stata fin’ora in grado di incalzare sui temi prioritari e di monitorare l’operato svolto fin’ora dall’amministrazione. Per quanto mi riguarda, in continuità con il percorso avviato ormai da tempo, il mio unico interesse è fare il bene della città con impegno e dedizione affinchè ogni decisione discussa in quella sala consiliare venga  presa nel totale interesse della cittadinanza.

 

 

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