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Intervista a Cristina Leggio: LBC ha vinto grazie al lavoro di squadra

leggioSiamo al debutto del nuovo Consiglio Comunale a maggioranza LBC. I riflettori dei media nazionali si sono posizionati sulla nostra città, raccontando una rivoluzione civica che non ha pari in Italia. Quello che si è delineato,  è un quadro che propone un contrasto netto nella forma, nella dialettica e nel  modus operandi con le compagini politiche che hanno governato il capoluogo negli anni passati. Ed è per questo che il  termine più gettonato, quasi inflazionato, è quello del cambiamento.

Uno degli elementi che forse incarna maggiormente ciò che fino a qualche mese fa era pure astrazione, è rappresentato dai consensi ottenuti da LBC Giovani, lista che porta ben quattro membri in Consiglio Comunale. E questo già basterebbe per essere bollato come “miracolo elettorale”. Ma l’aspetto forse  ancor più sensazionale è che il candidato più votato di tutto il movimento proviene proprio dalla sezione Giovani, di cui è stato capolista. Si tratta di Cristina Leggio, nuovo Assessore alle Politiche Giovanili che ci ha rilasciato un’intervista per parlare di Latina e, appunto, dei suoi giovani.

Cristina Leggio, nuovo Assessore alle Politiche Giovanili, nonché il candidato di LBC che ha ottenuto il maggior numero di preferenze tra le fila del movimento. Con i suoi 516 voti si va a posizionare al ridosso della top 20 tra coloro che hanno corso in quest’ultima tornata elettorale. Se lo aspettava qualche mese fa, quando avete fondato LBC?

1806867_leggioSinceramente, io non mi sono avvicinata a Latina Bene Comune con un’aspettativa di successo personale. Non ci ho mai pensato, neanche nelle ultime battute. Il motivo per cui sono entrata a far parte del progetto deriva semplicemente dal fatto che nella mia vita sono abituata a mettermi in gioco. Avevo il sentore, anzi la consapevolezza, che in questa città si sentisse il bisogno di promuovere un cambiamento forte quando sono venuta a conoscenza di questa attività che stava prendendo forma. Ho deciso di avvicinarmi, di conoscerla da dentro, per prendere parte, appunto, a questo cambiamento senza aspirazioni personali. Il risultato ottenuto mi dà una conferma della fiducia da parte delle persone che mi conoscono o che mi hanno conosciuto durante questa campagna elettorale. E tutto questo è molto bello.

LBC-giovani

Lei proviene dalla lista LBC Giovani (di cui era capolista) che, probabilmente, è stata la sorpresa più bella di queste elezioni, con i 2.700 voti ottenuti, tradotte nel 4% delle preferenze in Consiglio. Le sembra che questo sia un segnale che dovrebbe far riflettere sugli investimenti da attuare in termini di politiche giovanili?

LBC fin dai suoi primi passi ha voluto che ci fosse nel suo interno un gruppo composto unicamente da giovani, dal momento che questi ultimi rappresentano quasi il 30% della popolazione della nostra città. Abbiamo sempre ritenuto che fosse indispensabile e fondamentale garantire una rappresentanza, già in fase di programmazione, che potesse tener conto delle esigenze dei giovani vivendole da dentro. Un qualcosa che, con strumenti e modalità “giovani” potesse promuovere delle proposte.

Entrando nel merito dei contenuti, quali sono effettivamente gli interventi che Latina ha bisogno in termini di politiche giovanili? Quali sono le proposte di LBC?

Una sue tutte l’istituzione di un comitato permanente di raccordo tra l’università, le scuole e le imprese.  Il primo passo da fare è costruire “reti”. Latina presenta delle realtà che funzionano, ma che lavorano isolate senza interazione. Affinché i giovani sappiano orientarsi al meglio, l’università possa integrarsi nel territorio e le imprese possano ragionare in termini di risorse acquisibili a livello locale. Un altro aspetto molto importante per noi è la programmazione culturale, proprio perché sentiamo forte l’esigenza di una città viva, stimolante, che proponga ai giovani dei modi alternativi di vivere Latina. Si parla della realizzazione di una mappa tematica che abbia una programmazione stagionale e che vada ad integrare tutte le bellissime realtà che abbiamo nella nostra città. Un intervento integrativo che deve riguardare studenti di scuole elementari, medie e superiori, i quali devono essere guidati ed accompagnati alla scoperta delle bellezze, ed esempio quelle architettoniche, che Latina Ha da offrirci. In modo da formare una comunità “innamorata” del luogo in cui vive.

Latina è una delle poche città a non avere un Consiglio Comunale dei Giovani, sciolto nel 2012 dopo i continui temporeggiamenti dell’amministrazione Di Giorgi circa il rinnovo. Si può parlare di una sorta di desiderio di rivalsa, quasi di un contrasto generazionale, dietro i consensi ottenuti da LBC giovani?

La risposta che abbiamo avuto ha dato conferma di questa intuizione che nasconde anche una necessità di rinnovamento, in termini di generazione, di chi sta lì in Comune a ragionare su cosa sia importante per la città. Più che di rivalsa, parlerei di un desiderio di riaffermazione. Nel senso che i giovani ci sono sempre stati, non vengono fuori solo oggi le varie esigenze. La loro presenza è forte sul territorio, e bisogna prestargli l’attenzione che meritano. Detto questo sono sicura che non ci hanno votato solo i giovani: si tratta di un riconoscimento , da parte della città in toto, di una necessità di focalizzare l’attenzione anche – perché non si tratta solo di questo – su un concetto di politiche giovanili. Ci sono stati in passato degli organi predisposti a fare da raccordo – vedi appunto la Consulta dei giovani – ma non gli si è mai prestato ascolto. Questa è la differenza sostanziale: non c’era l’intenzione politica di dare seguito a questo confronto. Quello che noi cercheremo di garantire, con la forte rappresentanza di giovani che ci sarà in Consiglio, è un “ascolto” diretto e costante.

La  mattina del 6 giungo, quando le notizie cominciavano a delineare una situazione più definita per il ballottaggio, Coletta si presentò alla stampa con lei al suo fianco.  Un’indicazione su quali siano le gerarchie all’interno del movimento…

Sono abbastanza sicura che sia stata una scelta più che altro rappresentativa e simbolica per andare a rimarcare quel desiderio, manifestato sin dall’inizio del progetto, di dare spazio ai giovani. Non esiste una gerarchia all’interno del movimento: ognuno ha un suo spazio ed un suo ambito di competenza, la nostra forza è il lavoro di squadra. Il mio ambito di competenza, essendo stata io capolista di LBC Giovani, è tangente, appunto, alla sfera delle politiche giovanili.  Non si tratta di gerarchie, ma un tentativo di sottolineare ancora una volta qual è lo spirito del movimento.

Da studiosa della psiche, proviamo a delineare un quadro sulla psicologia del voto dei latinensi. Uno degli argomenti centrali di questa tornata elettorale è stato il voto disgiunto al primo turno che, da un lato ha affossato Forte a vantaggio di Coletta, e dall’altro,  dando una sguardo alle preferenze in Consiglio secondo le quali LBC è risultata solamente terza, ha evidenziato che i cittadini, in fin dei conti, sono ancora affezionati ai vecchi partiti…

Una lettura psicologica di questo aspetto mi richiederebbe un po’ più di tempo per non fare delle affermazioni “scientificamente” poco attendibili. Le faccio una riflessione da cittadina e da osservatrice. Il voto sui consiglieri è la traduzione di una fiducia spesso data alla persona, con la quale si hanno contatti di vario genere – siano essi personali o indiretti – e questo risponde ancora ad una modalità, non so se vecchia, ma sicuramente “consueta” di voto. La scelta del disgiunto su Damiano è stata la spinta al cambiamento. Molti probabilmente hanno deciso ancora di assecondare il contatto diretto a livello di voto in Consiglio, ma hanno fatto una scelta, direi anche coraggiosa, sul candidato  sindaco.

Lei proviene dal mondo dell’associazionismo. Ha già cominciato a notare delle differenze con una realtà come quella di LBC che, seppur a stampo civico, presenta in seno delle regole quasi a carattere partitocratico?

leggio-assessore-presentazioneNoi prendiamo dalla nostra esperienza nell’associazionismo tutti quegli aspetti che caratterizzano tale sfera: la condivisone, le decisioni prese in maniera assembleare,  il fatto che non esistano all’interno del movimento delle forme di protagonismo. La differenza più significativa che ho potuto notare è la necessità della ricerca di un consenso, un aspetto che inevitabilmente va diversificare una realtà associativa da una realtà come quella di Lbc che, anche se su basi di stampo civico, con una matrice tendente al mondo dell’associazionismo,  si è andata ad affacciare nel mondo della politica.  Nell’ambito delle associazioni, tu hai un obiettivo, dai il massimo per perseguirlo, e quello che conta sono solamente i risultati del tuo lavoro. In questo caso il risultato del lavoro non si limita nell’aver fatto o meno un buon progetto, ma devi convincere la gente ancor prima di metterlo in atto.  Ed è quello che abbiamo fatto, ottenendo un consenso così ampio. Per me all’inizio è stato  anche difficile rapportarmi con questa differenza; io sono sempre stata abituata a lavorare a “testa bassa” , a raggiungere dei risultati in termini di azione, nel senso più pragmatico del termine.  Detto questo, altre differenze non le vedo,  dal momento che parliamo comunque di una struttura organizzativa i cui componenti cooperano, appunto, per il bene comune.

Conosciamo meglio Cristina Leggio. Lei è una psicoterapeuta e docente. Ci spieghi meglio di cosa si occupa. Quali sono le competenze che porterà in Consiglio?

Io mi occupo di psicoterapia individuale, di gruppo, ma anche rivolta alle famiglie e alle coppie. Direi che la mia formazione è abbastanza variegata. Parallelamente a questo, da subito, praticamente dal giorno in cui mi sono laureata, mi sono sempre impegnata nell’ambito dell’agricoltura sociale, in merito alla quale conduco dei corsi di formazione ed di inserimento protetto nel mondo del lavoro in ambito agricolo per quelle  persone che presentano uno “svantaggio sociale”. Negli anni ho lavorato nelle scuole, ho coordinato progetti di orientamento ed autonomia per soggetti con disabilità, mi sono occupata della formazione di insegnanti. Un’esperienza eterogenea e diversificata ma comunque sempre attinente all’ambito dell’integrazione sociale e della salute della persona.

Per concludere, Latina chiedeva un cambiamento che voi siete riuscito ad incarnare, e il plebiscito che ha eletto Damiano Coletta sindaco ne è la chiara dimostrazione. Aldilà dell’aspetto della legalità e della tra speranza – il che dovrebbe essere il minimo sindacale, ma evidentemente non a Latina – qual è l’aspetto fondamentale e basilare del vostro modo di fare politica che meglio rappresenta il tanto acclamato concetto di cambiamento?

Il “lavoro di squadra” e la volontà di partecipazione dei cittadini alla gestione della città. A tutti i livelli, quindi, proponiamo e portiamo avanti un modello di amministrazione che privilegia il confronto, il lavoro in rete e la collaborazione multidisciplinare. E’ stato questo il punto di partenza del nostro progetto e con questo stessa direzione porteremo avanti il lavoro all’interno del Comune.

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