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Discarica di Borgo Montello, un eco-mostro da milioni di tonnellate. Ecco gli effetti sulla salute

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Non sono passati neanche venti giorni dal suo insediamento e Damiano Coletta si trova già a dover sbattere i pugni sul tavolo della Regione. In seguito all’incendio al sito di Roncigliano  che ha devastato  l’impianto TMB, gravando fortemente sul sistema di gestione dei rifiuti di 9 comuni dei Castelli Romani,  è concreto il rischio che i rifiuti provenienti da Albano Laziale e con tutta probabilità dirottati al Rida di Aprilia, arrivino come destinazione ultima di smaltimento nella discarica di Borgo Montello.

Un sito, che attualmente non può più ricevere alcun conferimento, che dal ’98 (anno che ha rappresentato il crocevia della nuova gestione) ad oggi ha accolto 5.422.923 tonnellate di rifiuti per incassi pari a circa 276 milioni di euro. Per gli invasi esistenti si parla dunque di gestione post mortem, in relazione alla quale sono stati versati negli anni degli accantonamenti. O almeno in teoria, al netto della denuncia sporta lo scorso 30 marzo alla Camera dal sostituto procuratore Luigi Spinelli: “Gli accantonamenti non esistono. Quanto alle fideiussioni, vorrei vedere cosa succederebbe se un giorno fossero effettivamente attivate queste polizze fideiussorie.

Il tema dell’emergenza rifiuti e del dissesto ambientale, insieme a quello dell’urbanistica, è stato il più gettonato durante la campagna elettorale di queste ultime amministrative. Una ghiotta possibilità per portare a casa voti da chi sulla questione sapeva ben poco,  tradotta in proclami di ogni genere. A qualcuno sarà venuto da ridere quando più di un candidato sindaco promise che se fosse stato eletto avrebbe chiuso la discarica di Borgo Montello. Non perché il sito – saturo, con importanti contaminazioni a livello della falda sottostante – non vada chiuso e bonificato. Ma perché la competenza in materia  è detenuta dalla Regione Lazio che, nel frattempo, aveva già pubblicato, con una delibera dello scorso 22 aprile, il nuovo Piano Rifiuti.

Oltre 600 mila tonnellate di rifiuti nei prossimi 10 anni.

Dunque la discarica di Borgo Montello non può essere chiusa. O almeno questo è nei progetti della Regione che ha in mente un’operazione di ampliamento . Già, perché entrambi i siti hanno terminato da tempo le volumi disponibili per il conferimento di rifiuti e il sito è praticamente bloccato. L’invaso S8, uno dei 6 bacini (S4, S5, S6, S8) del lotto gestito dal 1990 dalla Ind.Eco – facente capo alla GreenHolding, , società fondata dal defunto “re delle bonifiche” lombardo Giuseppe Grossi – è stato sottoposto a sequestro lo scorso gennaio dal sostituto procuratore Luigia Spinelli.  Il livello della discarica è nettamente più elevato rispetto a quello autorizzato, con punte di 4,5 metri;  120 mila metri cubi di rifiuti in più di quanto stabilito dall’autorizzazione integrata ambientale (AIA), ovvero quella certificazione rilasciata dalla Regione di cui necessitano le aziende per uniformarsi alla normativa di impatto ambientale stabilita dall’Unione Europea. Le ultime autorizzazioni rilasciate ad Ind.Eco e ad Ecoambiente – l’altra società che gestisce la discarica (gli invasi S1, S2 S3), una partecipata controllata dal Comune (tramite LatinaAmbiente, di cui è proprietario del 51% delle quote) ,dalla famiglia Colucci (leader nel settore in Italia) e da Manlio Cerroni, il ras delle discariche laziali – seppur arrivate con un concordato su una serie di adempimenti da effettuare, risalgono ad inizio 2015. Il Comune di Latina fece ricorso contro la richiesta della società della famiglia Grossi perdendo tuttavia la causa dal momento che il Tar diede ragione al gestore. Questo dopo che le precedenti erano scadute nel 2012 e che le due società hanno continuato ad abbancare  rifiuti per oltre due anni e mezzo senza alcun permesso.

Sta di fatto che il nuovo Piano Rifiuti prevede che nei due lotti di Borgo Montello debbano essere conferiti per lo smaltimento 381 mila tonnellate di rifiuti nel quinquennio 2016-2021. Un sistema di gestione che prevede di abbassare la quota delle 80 mila tonnellate a 48 mila a partire dal 2021, grazie ad un incremento della raccolta differenziata fino al 70% attuabile per mezzo di un’estensione del porta a porta. Un’operazione che, secondo i piani della Regione, dovrebbe portare a 240 mila le tonnellate previste per il successivo quinquennio 2022-2026. O in alternativa si può rallentare la riduzione del flusso di smaltimento nel primo quinquennio, per poi ottenere un bottino di circa 4 mila tonnellate in meno nel 2026, 44 mila rispetto ai 48 mila della prima ipotesi.

Per far fronte a tale fabbisogno, dettato da una produzione annua di rifiuti stimata attorno alle  200 mila tonnellate per tutta la provincia, la discarica necessita degli ampliamenti: 400 mila metri cubi per il sito Ecoambiente, 160 mila per quello Ind.Eco. E per procedere con i lavori è necessaria una nuova AIA.  Si deve, dunque, avviare una conferenza di servizi per la valutazione di impatto ambientale (VIA), certificazione imprescindibile per il rilascio dell’AIA. Le società hanno presentato l’ultima richiesta nel maggio del 2015, chiedendo un sopralzo, ovvero quell’aumento del conferimento dei volumi messo poi nero su bianco, tramite delibera, dal Consiglio Regionale. Tuttavia nella procedura di VIA bisogna considerare degli aspetti critici rimandanti ad una questione – tutt’altro che chiara e controllata – di impatto sulla salute della popolazione.

Un veleno “silenzioso”: a Borgo Montello ci si ammala a causa degli inquinanti. La conferma dal DEP

“Oggi lo Stato italiano ci dice che Borgo Montello torna ad essere parte, appunto, dello Stato Italiano, con tutta la sua sovranità, che appartiene ai cittadini”. Iniziò con queste parole Giorgio Libralato, consulente tecnico delle famiglie di Borgo Montello, la sua relazione di fronte alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti lo scorso 16 marzo. “Noi vogliamo sapere – dichiarò l’attivista di Pontinia Ecologia e Libertà, che insieme al comitato impugnò le AIA emanate lo scorso anno dalla Regione – , quali rischi corrono per la salute le persone che sono qui presenti, che abitano dall’altra parte della strada, quindi a 30 metri. Abbiamo una serie di casi, purtroppo importanti, di via-monfalcone-montello-discaricapersone che non ci sono più, che sono gravemente malate, tutte con malattie compatibili con gli inquinanti della discarica.”

Ebbene l’impatto ambientale relativo al sito è arrivata addirittura sull’International Journal of Epidemiology – una delle più importanti e prestigiose riviste al mondo in ambito della ricerca di natura epidemiologica, edita dall’Università di Oxford – grazie ad uno studio condotto dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale sulle discariche del Lazio.  Nell’area di Via Monfalcone strada adiacente alla discarica, si avvertono emissioni odorigene particolarmente moleste che invadono le proprietà limitrofe, entrando dentro le abitazione anche con le finestre chiuse. Si tratta di acido solfidrico (H2S), un veleno derivante dalla decomposizione di materiali biologici, che a medio-basse concentrazioni provoca irritazione, ma che a concentrazioni sopra i 100 ppm paralizza il nervo olfattivo (l’olfatto è l’unico strumento di percezione di tale gas incolore); oltre i 300 ppm può provocare edema polmonare, mentre se il livello supera la soglia dei 1000 si muore per soffocamento dopo un singolo atto respiratorio.

Lo studio, che ha preso in esame oltre 249 mila persone, ha evidenziato una correlazione tra esposizione ad acido solfidrico e tassi di mortalità ed ospedalizzazione riguardo i residenti nelle aree entro i 5 km dai siti Laziali, tra cui, appunto, anche Borgo Montello. Le patologie correlate sono vari disturbi respiratori e tumori al polmone. Se per i primi vi è un’associazione statisticamente certa, soprattutto nei bambini, per i secondi sono necessari ulteriori analisi per una conferma definitiva; è bene, tuttavia, tenere in considerazione che  i dati epidemiologici AIRTUM riguardo i tassi di questo tipo di neoplasia nella provincia di Latina sono allarmanti, con rilevanti eccessi rispetto alla media nazionale. Questo già basterebbe per sollevare dei dubbi su un molto nella valutazione d’impatto ambientale per il rilascio di nuove AIA. Ma non è tutto.

Inquinanti organici e metalli pesanti. La contaminazione è significativa anche nella piezometria esterna

La falda sottostante la discarica venne valutata come pesantemente inquinata già nel 2005 a seguito di una campagna di monitoraggio condotta da ARPA Lazio, e sulle quali si è aperto un processo.

L’ultimo monitoraggio idrochimico pubblicato dall’ARPA è stato effettuato a dicembre 2012 e ad aprile 2013. Nove i superamenti in relazione alle diverse sostanze. Ma i risultati vennero resi pubblici solamente a novembre di quell’anno. E quello che rilevarono è una contaminazione diffusa sia nel piezometria interna che quella esterna. È emersa dalle carte una lenta e progressiva  migrazione degli inquinanti dai piezometri interni a quelli esterni, confinanti con frutteti e campi coltivati. In tali aree esterne si sono osservati valori in eccesso (da 10 a 20 volte)  di sostanze tossiche di derivazione industriale come 1-2-dicloropropano (non  cancerogeno) e 1-4-dicolorobenzene (possibile cancerogeno, 2B), ma anche superamenti relativi a metalli pesanti naturali, come ferro, manganese (questi due sono metaboliti essenziali della nostra dieta, ma possono risultare pericolosi se assunti in dose maggiori a quelle fisiologiche), arsenico, e antropici, come il cadmio (cancerogeno). Per quanto riguarda la piezometria interna, preoccupante è l’entità dei superamenti riguardanti piombo (probabile cancerogeno,2A) e nichel (cancerogeno sottoforma dei suoi composti), entrambi di origine industriale. L’area esterna maggiormente interessata è proprio quella a destra dell’Astura, confinante con Valle d’Oro dove ci sono campi coltivati e frutteti. Proprio in relazione alla piezometria esterna il superamento più significativo riguarda l’arsenico – con tutta probabilità, a derivazione non naturale, ma antropica – con superamenti superiori a quasi 40 volte a quanto stabilito dall’UE. Urgerebbe un monitoraggio sulle acquead uso irriguo utilizzate nei terreni di coltivazione, visto che glialimenti di origine vegetale contribuiscono significativamente (seconda fonte dopo l’acqua) all’ingresso dell’arsenico nella catena alimentare.

 Concentrazioni di arsenico in microgrammi/litro rinvenute nella rete piezometrica interna ed esterna alla discarica di Borgo Montello durante il periodo di monitoraggio 2012-2013 (ARPA Lazio,2013). CSC: concentrazione soglia; C Max: concentrazione massima; C media: concentrazione media

Concentrazioni di arsenico in microgrammi/litro rinvenute nella rete piezometrica interna ed esterna alla discarica di Borgo Montello durante il periodo di monitoraggio 2012-2013 (ARPA Lazio,2013). CSC: concentrazione soglia; C Max: concentrazione massima; C media: concentrazione media

Schiavone e l’enigma dei rifiuti tossici interrati: dove sono i fusti?

È recente la notizia della riapertura delle indagini preliminari per l’omicidio del sacerdote Don Cesare Boschin, decisa dal Procuratore Capo Andrea De Gasperis.  Una vicenda giudiziaria che rimanda inevitabilmente a quelle dichiarazioni dell’ex-boss dei Casalesi, Carmine Schiavone, che riferivano di diversi fusti contenenti materiale tossico interrati nella discarica di Borgo Montello.

Uno studio dell’ENEA del 1995 certifica la presenza di masse metalliche nell’invaso S0 che facevano pensare alla presenza, appunto, di fusti metallici. Qualche anno dopo, allora, la Regione stanzia un finanziamento da 700 mila euro per effettuare degli scavi; viene così affidato un appalto da 400 mila euro, ma questa operazione di ricerca sembrerebbe essere stata eseguita solo parzialmente. Infatti nel settembre del 2012, circa un mese dopo dall’inizio, uno dei direttori dei lavori – il direttore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – annuncia la sospensione di tali scavi. La motivazione? I dissotterramenti effettuati fino ad allora erano sufficienti per affermare che quella massa metallica rilevata dall’indagine ENEA non era altro che ferro presente nei copertoni oppure delle armature delle recinzioni dell’epoca.

Fin qui tutto bene, se non fosse che in seguito, sia l’assessore provinciale all’ambiente, Gerardo Stefanelli, che lo stesso Carmine Schiavone, diranno che i fusti si sarebbero  dovuti cercare in altri invasi. Una gestione della vicenda che, alla luce di tali dichiarazioni, risulta, oggettivamente,  quantomeno approssimativa.

La variante urbanistica e quelle garanzie che rischiano di essere “carta straccia”

Tuttavia il punto sembra essere un altro, come ribadito dallo stesso Libralato alla Camera: “Abbiamo molto timore dell’ordinario,  senza voler scomodare la malavita. È la quotidianità, l’ordinarietà che è impressionante. Le famiglie sono costrette a chiudersi dentro casa, a non poter aprire le finestre, a  non poter uscire, a non poter stare nei propri giardini” – ha spiegato  –  “ Il comune di Latina nel settembre 2012 dice che non ci sono le condizioni di salubrità per gli abitanti, tanto che in un avviso pubblico invita i cittadini a partecipare presentando delle proposte alla variante urbanistica, ma anche a chiedere come potrebbero essere risarciti. Ci sono stati diversi incontri, l’ultimo il 26 maggio 2015 alla regione. Regione, provincia e comune si erano tutti impegnati a delocalizzare i cittadini, perché lì assolutamente non possono vivere.” Ma l’operazione di delocalizzazione di cui parla Libralato, a quanto pare, non può essere attuata in quanto tale intervento urbanistico sarebbe “garantito” da polizze fideiussorie che il sostituto procuratore Luigia Spinelli ha definito “cartaccia”, “ammasso di carte” durante l’audizione presso la commissione di inchiesta sulle ecomafie dello scorso 30 marzo. Garanzie che varrebbero zero.

Monitoraggi truccati, bonifiche “all’acqua ossigenata”

L’invaso INd.Eco sequestrato lo scorso gennaio, secondo il sostituto procuratore Spinelli, avrebbe comportato “rischi per la falda acquifera conseguenti al percolato derivante da una massa di rifiuti che grava su area ad impermeabilizzazione sottostante non conforme”. La domanda è: le società che gestiscono la discarica erano al corrente della contaminazione e degli ulteriori pericoli derivanti da una saturazione degli invasi?

Probabilmente sì, quantomeno per il lotto gestito da Ecoambiente. “Inconclusive e insufficientemente informative risultano le indagini chimiche ed idrologiche condotte negli anni”, si legge nel relazione della perizia (legata al processo che vede i dirigenti di Ecoambiente su banco degli imputati) svolta da Tomaso Munari, vicepresidente del Consiglio Nazionale dei Chimici e docente di Gestione dei Rifiuti presso l’Università di Genova. Venivano analizzate solamente le acque superficiali; tuttavia un inquinante può avere un peso specifico maggiore dell’acqua, e depositarsi nella parte più profonda della falda, senza poter essere rilevati.  Secondo il perito del Comune, inoltre,  gli operatori di Ecoambiente andavano addirittura a  svuotare di proposito i pozzi dalle acque inquinate in modo da diluire il percolato per abbassare i valori delle analisi. Tutte accuse al vaglio della magistratura.

discarica-montelloUn sistema di monitoraggio a dir poco “allegro”, che si aggiunge alla questione delle mancate bonifiche e messe in sicurezza.  Una tappa chiave dell’intera vicenda, visto che da quelle analisi partirono i rinvii a giudizio di tre esponenti dell’epoca di Ecoambiente: Bruno Landi, Vincenzo Rondoni e Nicola Colucci. Un processo che però non è mai iniziato perché sembrerebbe che per ben due volte non sia stato notificato a Colucci di comparire in giudizio. La prima udienza è fissata ad ottobre 2016. Si parla di una bonifica progettata e realizzata dal gruppo Cerroni, il socio privato in Ecoambiente, tra il il 1998 e il 2001, in cambio della quale la società ottenne dalla Regione diverse autorizzazioni per continuare ad abbancare rifiuti. Tale intervento, finalizzato a mettere in sicurezza la falda da contaminazioni, è stato svolto in maniera approssimativa, non bloccando la fuoriuscita di percolato. Dunque la contaminazione esiste ed è ammessa anche dalla Ecoambiente, per la quale è sotto processo. La società si è impegnata a procedere con una nuova bonifica che secondo i relativi protocolli sarebbe dovuta iniziare nel marzo del 2014. Ma dubbi sull’effettiva realizzazione sono stati manifestati anche dall’Ufficio Ambiente, tramite la dirigente Nicoletta Valle. Nell’Aprile 2015, ARPA annuncia che effettuerà dei controlli, ma della certificazione sulla bonifica non si ha ancora notizia. Una situazione paradossale, in cui il controllato (Ecoambinte) è lo stesso del controllore (o almeno uno di essi, ovvero il Comune, socio di maggioranza di LatinaAmbiente, appunto una delle società che gestisce Ecoambiente).

Ma neanche lnd.Eco sarebbe esente da responsabilità sulla questione bonifiche. La società controllata dalla GreenHolding è finita sotto inchiesta – denominata appunto Evergreen – per peculato: secondo la Procura di Latina, grazie ad un sistema di società anonime di Lussemburgo, avrebbero fatto sparire 30 milioni destinati come fondo per la bonifica dei siti attivi e per la gestione post mortem.

Il braccio di ferro con la Regione

roberto-lessioUn quadro anche difficile da decifrare, visto il sistema di “scatole cinesi” messo in piedi dalle due società sulla gestione della discarica, declassata a “terra di conquista”. Quella che si trova a gestire Damiano Coletta non è certo una situazione semplice. Ma il pugno duro mostrato in queste prima battute sulla questione Roncigliano lascia ben sperare sulla linea che potrebbe adottare la nuova amministrazione comunale.  Far sentire le proprie istanze in Regione è l’unico modo per tener sotto controllo la vicenda. Anche la nomina all’Ambiente di Roberto Lessio – giornalista molto attento alle dinamiche riguardanti Borgo Montello, nonché ex-presidente di Legambiente Latina – è un segnale forte, volto a mettere finalmente le carte in tavola con l’amministrazione regionale. Il tutto con la lente d’ingrandimento puntata sul sistema di holding e partecipate che gestiscono il sito. Si deve far chiarezza sull’entità delle contaminazioni e sui seri e reali rischi a cui vanno incontro non solo gli abitanti di Borgo Montello. La discarica ha oramai ha acquisito le sembianze di un “eco-mostro” in relazione al quale saranno fondamentali le future decisioni che arriveranno da Roma. La partita decisiva si comincia a giocare sin da ora,  e l’amministrazione pontina non può più sbagliare.

Comments

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  • rompiglio

    Dai Coletta! Dai Lessio!
    Speriamo che ce la fai!

MandarinoAdv Post.