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Il trionfo di Coletta, la sfida di Calandrini e il flop di Forte

coletta-calandrini«Qualcuno dice che dobbiamo voltare pagina, noi diciamo che questo è il momento di cambiare il libro». Così Damiano Coletta, il medico-outsider che a Latina ha sbancato le urne con una lista civica, aveva congedato a viale Italia i suoi sostenitori nell’ultimo discorso elettorale. E gli elettori l’hanno premiato spedendolo al ballottaggio, a davvero un soffio – 45 voti appena, un’inezia – dal “meloniano” Nicola Calandrini, che ha vinto il primo turno in una città che della destra storica è una capitale nazionale.

Un testa a testa vero, reso più teso nel pomeriggio da uno spoglio elettorale rallentato e difficile. In serata la spunta Calandrini con il 22,17%, ma Coletta è proprio lì, al secondo posto, con il 22,11%, contribuendo a deludere le ambizioni di Enrico Forte, il consigliere regionale Pd che puntava a mettere la bandierina democrat sul Municipio. Un’impresa che però non è riuscita: ha superato di un pelo i 21 punti, è arrivato terzo. Forte ha fatto sapere che al ballottaggio appoggerà il medico. Coletta però frena lasciando intendere che non ci saranno accordi, anche se deciderà l’assemblea di Latina Bene Comune.

Forte paga una campagna elettorale portata avanti con la certezza di arrivare primo. E le certezze, in politica, specialmente in questo momento di radicali trasformazioni, nascondo spesso brutte sorprese. Inoltre il candidato Pd non incarnava in alcun modo quell’esigenza di rinnovamento che unisce la quasi totalità degli elettori, sia di destra che di sinistra.

Per Coletta, invece, le condizioni per farcela, comunque, non erano impossibili: un centrodestra frammentatissimo – praticamente un candidato per ogni area – ma soprattutto l’assenza dalla scheda del M5s, il cui staff non aveva certificato nei mesi passati alcuna lista, poteva far sperare. Ma ai pontini è piaciuto lo slancio civico di Coletta, cardiologo del Santa Maria Goretti, appassionato di sport, ex calciatore di serie B e tra i rifondatori del Latina Calcio, ed è piaciuto evidentemente il suo programma di «chiarezza sul bilancio», assessori scelti per «competenza e profilo», tanta Europa e «sviluppo sostenibile» dopo anni di «città in ginocchio, paralizzata, frustrata dalla sensazione che nulla potesse cambiare». Coletta ha raccolto anche tanti voti di elettori storici della destra, stanchi degli insuccessi e dei cicloni giudiziari che hanno travolto Latina negli ultimi anni.

E’ piaciuta anche la proposta del “fratello d’Italia” Nicola Calandrini, vittorioso (di slancio, in questo caso) nella sfida tutta interna con il forzista Alessandro Calvi, bloccato al 14,25%, così come del resto nella Capitale Giorgia Meloni ha surclassato Alfio Marchini. A seguire Marilena Sovrani (vicina a Beatrice Lorenzin), Angelo Tripodi (con l’appoggio de La Destra di Francesco Storace), Gianni Chiarato (legato a Flavio Tosi), Marco Savastano di Casapound. C’è inoltre Davide Lemma (Civica La tua voce per Latina), e, sotto il punto percentuale, il “forcone” Danilo Calvani e il missino Salvatore De Monaco. Un arcipelago di destra che al secondo turno, certamente, peserà.

Coletta però, adesso sogna davvero il gol: «Abbiamo dalla nostra un calcio di rigore – diceva del resto qualche giorno fa – non dobbiamo avere paura di sbagliarlo». L’ultima partita si giocherà il 19 giugno.

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